Il naufragio di Cutro

Strage di migranti, 67 morti. Le urla di dolore dei parenti alla camera ardente

Sale ancora il numero delle vittime: ritrovato il corpo di una bambina. La Guardia Costiera: troppo tardi la richiesta di aiuto

La camera ardente al PalaMilone, il palazzetto dello sport di Crotone, che accoglie le bare delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro, è stata aperta in un'atmosfera di grande commozione e cordoglio dalla preghiera interreligiosa guidata dall'iman della moschea di Cutro, Mustafa Achik, e dal vescovo di Crotone, Angelo Raffaele Panzetta. 

C'è tanta gente che è arrivata da tutta la Calabria per rendere omaggio alle, per ora, 66 bare poste sul parquet della struttura. Presenti tutti i 27 sindaci del Crotonese e gli amministratori locali.  Due signore crotonesi sono state le prime ad entrare per rendere omaggio alle vittime. "Speriamo sia l'ultima - ha detto una  di loro tra le lacrime - dal governo devono vedere cosa fare". "Siamo qui - ha aggiunto l'altra - perché è una tragedia immane che non può non colpirci. Siamo stati fortunati a nascere qui". Tanta è la commozione tra quelle bare, molte delle quali bianche.

C'è chi arriva dalla Germania, chi dal Nord Italia. Sono accompagnati dai volontari delle associazioni alle  bare che contengono i resti dei propri cari. Qualcuno si accascia a  terra e inizia a urlare dal dolore, a piangere disperatamente. Sono  scene strazianti quelle che si vedono alla camera ardente di Crotone,  dove ci sono le 67 vittime del naufragio di domenica.

Il procuratore di Crotone Giuseppe  Capoccia  arrivato alla camera ardente si è fermato a pregare davanti alle salme.

E sono stati interrogati dal gip di  Crotone due dei tre presunti scafisti fermati due giorni fa con  l'accusa di avere guidato l'imbarcazione naufragata domenica mattina  davanti alle coste di Crotone. Si tratta dei due maggiorenni fermati. Il minore che si trova nel carcere di Catanzaro, verrà sentito dal gip  del tribunale dei minori. I due scafisti hanno risposto alle domande  del giudice per le indagini preliminari respingendo tutte le accuse. Il gip del Tribunale di Crotone Michele  Ciociola ha convalidato il fermo dei due scafisti: un turco di 50 anni e di un pakistano di 25  anni. Il gip ha disposto la misura cautelare  in carcere per i due che sono accusati di favoreggiamento  all'immigrazione clandestina, naufragio colposo e lesioni. La decisione  motivata al concreto pericolo di reiterazione del reato e della possibilità di inquinamento delle prove.

E a proposito di Mediterraneo e migrazioni giunge la notizia che Il 15 marzo il personale che opera all'interno dell'hotspot di Contrada Imbriacola a Lampedusa incrocerà le braccia. La proclamazione dello sciopero è stata già notificata, con una lettera, alla società Badia Grande che gestisce la struttura e, per conoscenza, al prefetto di Agrigento, alla commissione di garanzia e al questore di Agrigento. La UilTucs ha informato che "il personale non può continuare a operare in situazioni di gravi inadempienze poste dalla società", scrivono in una nota . "Le condizioni lavorative dei professionisti e degli operatori- aggiungono - non sono accettabili viste le condizioni igienico sanitarie in cui sono costretti a sottostare per la massiccia presenza di immigrati. Gli stessi professionisti e operatori non dispongono, nemmeno, di idonee attrezzature"

 

Le dichiarazioni del Ministro Piantedosi , del Comandante della Capitaneria di Porto e del Procuratore Capo

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in audizione in commissione Affari costituzionali della Camera ha detto: ""L'assetto aereo di Frontex che per primo aveva individuato l'imbarcazione non aveva segnalato una situazione di pericolo o 'distress' a bordo, indicando la presenza di una persona sopra coperta, di altre sotto coperta e una buona galleggiabilità dell'imbarcazione. Poi le condizioni meteo sono peggiorate diventando particolarmente avverse" e ha aggiunto: "Dal 22 ottobre al 27 febbraio le nostre strutture di Stato hanno gestito 453 eventi Sar, salvando 27.457 persone".

Intanto in mattinata arriva anche la dichiarazione del Comandante della Capitaneria di porto di Crotone Vittorio Aloi che, fermandosi con i cronisti mentre questa mattina faceva ingresso alla camera ardente per le vittime del naufragio, ha dichiarato: "Quel giorno c'era mare forza quattro, non sei o sette. Le nostre motovedette avrebbero potuto navigare anche con mare forza otto". Con queste parole l'ufficiale ha fatto intendere che l'invio di mezzi di soccorso al barcone che si trovava a 40 miglia dalla costa crotonese sarebbe stato possibile anche con quelle condizioni meteo marine. Sul motivo per il quale le motovedette della Guardia costiera non siano uscite in mare per soccorrere i migranti il comandante Aloi spiega: ""Perché non siamo usciti? Non è così il discorso. Dovreste conoscere i piani, gli accordi che ci sono a livello ministeriale. Le nostre regole di ingaggio sono una ricostruzione molto complessa non da fare per articoli di stampa. Ci sarebbe bisogno di specificare molte cose su come funziona il dispositivo per il plottaggio dei migranti, da che arrivano nelle acque territoriali a che poi debbano essere scortati o accolti: le operazioni le conduce la Gdf finchè non diventano Sar. In questo caso la dinamica è da verificare".

L'ufficiale ha quindi confermato la circostanza, riportata in una nota ufficiale della Capitaneria di Porto italiana, secondo cui la prima segnalazione di allarme per la barca di migranti è giunta alla Guardia costiera alle 4.30 del mattino di domenica scorsa, a naufragio già avvenuto. Inoltre ha aggiunto: “'Puoi salvare 100mila persone, poi essere accusato di mancato soccorso. C'è una richiesta della procura che non riguarda noi, se verremo chiamati dal pm daremo nostra versione”. 

Sulla tragedia è intervenuto anche Giuseppe Capoccia, procuratore capo a Crotone, in un'intervista rilasciata a Repubblica: "Sì, è vero, nessuno ha mai dichiarato un evento Sar per questo barcone e quindi non è mai partita un'operazione di ricerca e soccorso. Ricostruiremo tutto ma mi fa rabbia, come padre di famiglia, come cittadino, pensare che forse qualcosa si poteva fare per salvare quelle persone".  Per ora non vede emergere un'ipotesi di reato di omissione di soccorso, "però mi sento di dire che il ruolo di Frontex andrebbe proprio ripensato", aggiunge.

Per Capoccia "sta venendo fuori un sistema smagliato, probabilmente in perfetta buona fede, dove ciascuno fa il suo, ma che alla fine si traduce in un 'vado io, vai tu' che può portare a situazioni tragiche come questa. Ricostruiremo punto per punto ogni momento, perché è nostro dovere dare risposte alle famiglie delle vittime, al Paese". Al momento "siamo travolti dalle informazioni, ora dopo ora stiamo acquisendo documenti e testimonianze. Non so bene quale sia il mandato di Frontex, chi siano o chi dovrebbero essere i destinatari delle loro informazioni, non so neanche se i mezzi della Guardia di finanza che sono usciti in mare alla ricerca del barcone lo abbiano visto, agganciato con un radar, o non lo abbiano proprio trovato. Tutte risposte che attendo nelle prossime ore". Capoccia può dire "con certezza solo che da Frontex sabato sera è arrivata la comunicazione che quell' imbarcazione avvistata a 40 miglia dalle coste calabresi navigava a sei nodi senza problemi, e che da Roma è arrivata la decisione di far uscire i mezzi della Guardia di finanza per un'attività di repressione reati e non di soccorso". E' ancora da accertare tuttavia chi abbia preso la decisione. Tra le persone a bordo "purtroppo nessuno ha chiesto aiuto. La prima telefonata è arrivata alle 4 del mattino al 112 e l'operatore si è attaccato subito al terminale, ha localizzato la richiesta all'altezza di Steccato di Cutro e ha subito fatto partire un'auto - sottolinea -. Poi è stata avvisata la Guardia costiera, ma era troppo tardi. La barca era già a cento metri dalla costa, esattamente dove gli scafisti intendevano arrivare nel tentativo di sbarcare i migranti e allontanarsi. Quella secca è stata fatale". 

 

Aumenta il numero delle vittime

Ancora un corpo, si tratta di una bambina. Con il tragico bilancio del naufragio che sale a 67 vittime. Aperta intanto , al Palamilone di Crotone, la camera ardente dei migranti morti Domenica sul litorale di Steccato di Cutro. In tanti sono già sul posto, in attesa di rendere omaggio alle vittime. Le urla di dolori dei parenti venuti a salutare i congiunti deceduti in mare, molti piangono e si disperano per la perdita dei propri cari. Ci sono molti parenti arrivati dalla Germania, dove c'è una grossa comunità di  afghani.

Proseguono intanto senza sosta le attività di perlustrazione via mare, via aerea e via terra alla ricerca dei corpi che ancora mancano all'appello, il numero rimane ancora imprecisato. Al momento sono 67 le vittime accertate, tra cui una ventina di bambini. Ieri il mare aveva restituito altri due corpi senza vita: uno dei due era il cadavere di un bambino di pochi anni, poco prima era stato trovato quello di un uomo adulto. 

Tra le vittime c'è anche Shahida Raza, giovane calciatrice e capitano della nazionale femminile di Hockey del Pakistan, che viaggiava sul barcone insieme agli altri profughi. Shahida Raza era anche una calciatrice e rappresentava il Balochistan United nel calcio femminile. Era madre di una bambina, ma a quanto pare la figlia non era con lei sull'imbarcazione. La morte della giocatrice e' stata confermata dalla Pakistan Hockey Federation. Shahida aveva deciso di affrontare i rischi della traversata dalla Turchia pur di scappare via dalle persecuzioni del suo paese. Ha affrontato il viaggio stipata nella stiva assieme ad oltre 150 compagni di viaggio, in condizioni disumane ma con la speranza che il sacrificio fosse ripagato dall'approdo verso una nuova vita.

La task force congiunta di squadra mobile della Polizia di stato, Carabinieri di Crotone e sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone, coordinata dalla Procura cittadina, ha confermato la notizia dell'individuazione di tre presunti trafficanti di uomini che avrebbero condotto il barcone dalla Turchia in Italia in condizioni meteo-marine di pericolo: sarebbero partiti il 22 di febbraio da Smirne. Si tratterebbe di un cittadino turco e due pakistani che avrebbero chiesto 8mila euro a testa per il viaggio. Il riconoscimento dei sospetti scafisti sarebbe avvenuto grazie alla visione di foto da parte dei sopravvissuti.

La barca capovolta sulla spiaggia AP Photo/Luigi Navarra
La barca capovolta sulla spiaggia

Le testimonianze: la barca si è spezzata e l'acqua è iniziata a entrare

"Circa quattro ore prima dell'urto della barca, è sceso nella stiva uno dei due pakistani e ci ha detto che dopo tre ore saremmo arrivati a destinazione. Si è ripresentato un'ora prima dello schianto dicendoci di prendere i bagagli e prepararci a scendere, visto che eravamo quasi arrivati. Poi, all'improvviso il motore ha iniziato a fare fumo, c'era tanto fumo e puzza di olio bruciato". 

Inizia così il drammatico racconto di uno dei superstiti del naufragio. "La gente nella stiva iniziava a soffocare e a salire su - racconta ancora - Ho fatto in tempo ad afferrare mio nipote e a salire in coperta, dopo di che la barca si è spezzata e l'acqua ha iniziato a entrare. Quando sono salito senza più riscendere, sotto c'erano circa 120 persone, tra donne e bambini. Ho visto che il siriano e due turchi hanno gonfiato un gommone e sono scappati".

I telefoni dei migranti, secondo le testimonianze, sarebbero stati sequestrati dagli scafisti. 

 

Guardia Costiera impegnata nei soccorsi in una foto d'archivio Ansa
Guardia Costiera impegnata nei soccorsi in una foto d'archivio

Zone d'ombra nella macchina dei soccorsi?

Sul naufragio non si placano le polemiche per sospetti ritardi nei soccorsi. Le opposizioni chiedono al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi di fare chiarezza su cosa sia successo nelle sei ore (dalle 22.30 alle 4.30) durante le quali si è consumata la tragedia a largo delle coste crotonesi. Ma a parlare di “zone d'ombra nella macchina dei soccorsi” ci sono anche gli organi di stampa. Un aereo di Frontex avrebbe avvistato l'imbarcazione sabato notte, ma la chiamata alla Guardia Costiera sarebbe arrivata domenica alle 4.30, troppo tardi per salvare i circa 180 migranti a bordo del barcone che si era già schiantato contro una secca a un centinaio di metri dalla riva. Si cerca ora di ricostruire che cosa non ha funzionato.

Mentre le indagini cercano di ricostruire le fasi che hanno portato alla strage, la Guardia Costiera ha diffuso una nota in cui precisa: "nessuna segnalazione telefonica è mai pervenuta dai migranti presenti a bordo dell'imbarcazione o da altri soggetti come avviene in simili situazioni".

“La sera di sabato 25 febbraio un velivolo Frontex avvistava un'unità in navigazione nel Mar Ionio - si legge ancora nella nota - L'unità risultava navigare regolarmente, a 6 nodi e in buone condizioni di galleggiabilità, con solo una persona visibile sulla coperta della nave. Il velivolo Frontex inviava la segnalazione al punto di contatto nazionale preposto per l'attività di law enforcement, informando, tra gli altri, per conoscenza, anche la Centrale operativa della Guardia costiera di Roma".

"A seguito di tale segnalazione, la Guardia di Finanza comunicava l'avvenuta attivazione del proprio dispositivo, già operante in mare, per intercettare l'imbarcazione - conclude la nota. Alle 4.30 circa, giungevano alla Guardia Costiera alcune segnalazioni telefoniche, da parte di soggetti presenti a terra, relative a un'imbarcazione in pericolo a pochi metri dalla costa. I carabinieri, precedentemente allertati dalla Guardia di Finanza, giunti in zona riportavano alla Guardia costiera l'avvenuto naufragio". 

L'inchiesta della magistratura sull'ennesima tragedia dei migranti potrebbe comunque voler approfondire il ruolo dei soccorsi e la catena di comando. Se necessario
"non mi sottrarrò" alle indagini, ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, relazionando in Senato. "Non ho alcun motivo per credere a errori o sottovalutazioni perché so come operano i nostri soccorritori". 

 

Naufragio barcone migranti a Cutro nel crotonese con morti e dispersi lapresse
Naufragio barcone migranti a Cutro nel crotonese con morti e dispersi

Le dichiarazioni: il cardinale Zuppi “Dobbiamo capire le cause per cui le risposte non sono sufficienti”

“Sono 30 anni che lo diciamo. Dobbiamo capire le cause per cui le risposte non sono sufficienti. Questo credo che sia il modo per ricordare le vittime”. Lo ha detto il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, a Tv2000 ospite del programma 'Di buon mattino', “Il Mediterraneo – ha aggiunto – ha sempre rappresentato un grande spazio d’incontro. Dovremmo dire, l’Italia in particolare, che questa è la vocazione per governare il fenomeno migratorio. Tutto questo per affrontarlo e non far finta che non ci sia. Ci sono state molte polemiche sulle Ong. Dobbiamo sempre ricordarci per quale motivo le Ong sono andate o vanno verso queste rotte: lo fanno per evitare tutto questo e cercare di soccorrere. Purtroppo queste tragedie accadono se non c’è sicurezza e se si è schiavi degli scafisti”.

Il Comitato 3 ottobre, organizzazione impegnata da anni nell'identificazione delle vittime dei naufragi nel  Mediterraneo, chiede al Capo Dipartimento per le Libertà Civili e immigrazione, Valerio Valenti, al Commissario Straordinario per le  persone scomparse, Antonino Bella, e alla Prefetta di Crotone, Maria  Carolina Ippolito, di procedere all'identificazione delle vittime del  naufragio avvenuto a Steccato di Cutro prima della loro inumazione.  "Così come è avvenuto in altri tragici naufragi, in virtù del  Protocollo di Lampedusa e grazie al fattivo e instancabile lavoro  dell'Istituto Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano) diretto dalla Prof.ssa  Cristina Cattaneo si è reso evidente come l'identificazione dei cadaveri dei naufragi sia possibile. Un lavoro sicuramente complesso,  ma possibile - scrive Tareke Brhane, presidente del Comitato 3  ottobre.''Questo ennesimo naufragio ci fa tornare con la memoria ai naufragi  del 3 e 11 ottobre 2013. Naufragi - continua Brhane - che scossero le coscienze del nostro continente, mettendo a nudo le conseguenze  dell'assenza di una reale politica migratoria. Purtroppo a distanza di dieci anni si continua a morire nel Mediterraneo perché, ancora una  volta, si preferisce proteggere i confini e non le persone''.

Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha ricevuto "stamani" la lettera inviatagli dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in cui chiede di  concretizzare quanto deciso nel summit straordinario del 9 febbraio.  Lo dice all'Adnkronos il portavoce del presidente, Barend Leyts. Il  tema delle migrazioni sarà all'ordine del giorno anche nel prossimo  Consiglio Europeo del 23 e 24 marzo, malgrado non sia incluso  nell'agenda provvisoria diffusa ieri: "L'accordo era di rivedere i progressi fatti sulle migrazioni - spiega - in particolare sulla base  di un aggiornamento da parte della Commissione e della presidenza a rotazione" del Consiglio Ue, in questo semestre assegnata alla Svezia. E "questo sarà nell'agenda del prossimo Consiglio Europeo", conclude  il portavoce. 

La testimonianza di un pescatore: “Stavano segnalando un SOS con le luci del telefono presumibilmente”

“Ho notato a poche centinaia di metri dalla riva del mare un imbarcazione in legno di medie dimensioni con a bordo tante persone. Queste persone stavano segnalando un SOS con le luci del telefono presumibilmente. Ad un tratto notavo che l'imbarcazione, per via del mare agitato e delle forti onde, si è ribaltata e contemporaneamente distrutta in diverse parti''. A dirlo è un pescatore di Steccato di Cutro, sentito dai carabinieri. L'uomo si trovava nella zona del naufragio già da prima dell'incidente ed ha assistito alle fasi dello sfasciamento dell'imbarcazione. Lui ed altri due pescatori hanno riferito che intorno alle 4 hanno notato l'imbarcazione nei pressi di una secca e udito voci provenienti dalle acque antistanti la spiaggia di Steccato di Cutro.