In Egitto è record di turisti stranieri. Boom di viaggiatori italiani

Presenze da record negli alberghi e resort delle principali località del Mar Rosso come Sharm El Sheikh, Hurgada, Marsa Alam, El Quseir. In crescita anche El Alamein e Alessandria

In Egitto è record di turisti stranieri. Boom di viaggiatori italiani
(Pixabay)
Egitto, la sfinge e le piramidi

Da anni in Egitto non si assisteva a una simile invasione di turisti. In questa settimana della Pasqua Cristiana, a cui seguirà tra sette giorni la Pasqua Copta ortodossa, si registrano presenze da record negli alberghi e resort delle principali località del Mar Rosso come Sharm El Sheikh, Hurgada, Marsa Alam, El Quseir. In crescita anche El Alamein e Alessandria, sul Mediterraneo, insieme alle più tradizionali mete che custodiscono i più importanti tesori della civiltà egizia, come Il Cairo, Luxor, Aswan.

Affollatissime anche le crociere sul Nilo, che collegano Luxor ad Aswan facendo tappa nei siti archeologici: sia sulle grandi motonavi da crociera, sia sulle piccole dahabeyha, le tradizionali barche a vela dove l’esperienza della navigazione è più intima e vicina alla natura.

L’enorme capacità ricettiva egiziana genera un’offerta per tutte le tasche, che ovviamente varia a seconda del livello dei servizi che si acquistano. Ma per gli stranieri i prezzi sono in questo momento più abbordabili a causa della fortissima svalutazione subita dalla valuta locale, la sterlina egiziana, che in un anno ha perso quasi il 100% rispetto a euro e dollaro americano. E’ un vantaggio che esiste nonostante i listini di alberghi, ristoranti, trasporti e altri servizi per il turismo siano molto cresciuti insieme all’inflazione: ormai viaggia intorno al 32% nelle statistiche ufficiali e in realtà si colloca oltre il 60% per i generi di prima necessità.

 

Secondo le stime del ministro del turismo, Ahmed Eissa, quest’anno l’Egitto sarà visitato da 15 milioni di persone, che vuol dire quasi un terzo in più a confronto del 2022 e ben al di sopra del record storico di 13,1 milioni, registrato nel 2019. Nei primi due mesi del 2023, c’è stato un aumento del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

A fare la parte del leone, sono i turisti italiani, cresciuti del 250%, seguiti dai tedeschi, i quali ultimi sono praticamente raddoppiati.

I tour operator di tutto il mondo spingono sui pacchetti con destinazione Egitto, si moltiplicano i voli di linea e i charter, mentre nuove compagnie low cost operano tra l’Europa e le principali destinazioni egiziane.

Il paese sta investendo in maniera massiccia su questo importante segmento dell’economia nazionale, aprendo nuovi musei, valorizzando i siti archeologici, costruendo infrastrutture e varando riforme normative per valorizzare le migliori aziende e professionisti, per migliorare la qualità dei servizi, avvicinandola sempre più agli standard internazionali,.

L’obiettivo – spiega il Ministro Eissa – è di arrivare a 30 milioni di visitatori entro il 2028, con una crescita annua stimata tra il 25 e il 30 per cento.

In questi giorni è stato riformato il meccanismo dei visti d’ingresso turistici, con l’introduzione di un nuovo visto per ingressi multipli: costa 700 dollari Usa, ha una durata di cinque anni durante i quali gli appassionati frequentatori delle barriere coralline del Mar Rosso o delle antiche vestigia faraoniche potranno entrare e uscire dal paese tutte le volte che lo desiderano. Il visto singolo, valido per 30 giorni, costa invece 25$ e si acquista direttamente nei porti e negli aeroporti di ingresso. Se si superano i trenta giorni, niente paura: basterà pagare un supplemento proporzionale ai giorni in più di permanenza.

 

Per l’economia egiziana il turismo è un settore strategico, diventato ora cruciale per fronteggiare una crisi iniziata con i lock down decisi durante la pandemia, che hanno totalmente paralizzato il turismo straniero, e poi ulteriormente aggravata dalla crisi alimentare e dall’inflazione provocate dalla guerra in Ucraina.

Il turismo vale il 15% del Pil e occupa circa il 10% della forza lavoro del paese, che ormai conta 105 milioni di abitanti (numero in continua crescita), un terzo dei quali considerati sotto la soglia di povertà, ovvero famiglie che vivono con meno di 4mila sterline egiziane al mese (al cambio attuale, circa 118 euro).

Settore strategico non solo per i numeri che esprime in assoluto. Infatti, l’Egitto da mesi ha bisogno di valuta pregiata – proprio quella che arriva dal turismo – per pagare materie prime e generi di prima necessità che deve importare dall’estero e a cui non può rinunciare, benché i prezzi siano oggi pesantemente più alti del passato.

Container e cargo spesso restano bloccati nei porti perché mancano i dollari per saldare le fatture. Negli scaffali dei supermercati molti prodotti sono ormai introvabili. Carne, pollame, olio, riso, costano il doppio rispetto a dodici mesi fa. Il pane per i poveri gode ancora di un prezzo regolato dai sussidi statali fermo agli anni ‘80, ma gli approvvigionamenti di cereali risentono della carenza di scorte dovuta alla guerra e questo si ripercuote sull’intero carrello della spesa.

L’Egitto è il primo importatore al mondo di grano, in larga parte proveniente proprio da Russia e Ucraina e pagato in dollari.

 

E’ in questo scenario che Mar Rosso e antichità diventano il bene pregiato su cui il paese nordafricano punta, in questa fase di grave emergenza, per aumentare le scorte di valuta pregiata, fondamentali per sfamare la popolazione. Contemporaneamente, il governo ha stretto intese con il Fondo Monetario Internazionale e fondi sovrani di molti paesi esteri per ottenere finanziamenti con cui fare fronte alle difficoltà.

Le altre strategie messe in cantiere dal governo di Al Sisi per risollevare l’economia, prevedono invece progetti a lungo e medio termine che avranno bisogno di tempo e aiuti esteri per decollare. La più importante, tra le altre, è quella che entro il 2030 intende potenziare e modernizzare la filiera agro alimentare, aumentando di un terzo la superficie coltivata (in particolare a grano e cereali) e dotando l’industria della trasformazione di tecnologie e conoscenze all’avanguardia.

Su questo piano per l’agricoltura, Il Cairo a marzo ha avviato un vasto confronto con l’Italia, a cui chiede collaborazione per applicare nella terra dei faraoni il know-how, l’esperienza, la capacità industriale che il comparto agro-alimentare italiano vanta nel mondo. E’ un progetto a cui le industrie italiane sono interessate, ma che richiede da parte egiziana una serie di riforme di sistema cruciali per dare sicurezza e agilità agli investimenti stranieri.