Fuga dalla guerra

Rientrati in Italia i connazionali evacuati dal Sudan. Ancora scontri, Erdogan offre mediazione

"Felice e orgoglioso di accoglierli" ha detto Tajani. Fuga in massa degli stranieri dal Paese, il segretario di Stato Usa Blinken annuncia che i generali in guerra hanno concordato un cessate il fuoco di tre giorni dalla mezzanotte di oggi

Rientrati in Italia i connazionali evacuati dal Sudan. Ancora scontri, Erdogan offre mediazione
Ap Photo
L'arrivo del primo gruppo di italiani questa sera a Ciampino. Ad accoglierli il ministro Tajani

Sono atterrati questa sera all'aeroporto di Ciampino gli italiani rimpatriati dal Sudan in guerra. 96 in tutto le persone arrivate all'aeroporto militare, tra cui 83 italiani e 13 stranieri (svizzeri e greci) che erano rimasti intrappolati a Khartoum.

Ad accoglierli, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Ieri mattina avevo contattato l'uno e l'altro dei leader sudanesi e avevo chiesto loro di garantire il passaggio del corteo italiano. Entrambi, per rispetto del nostro paese, hanno garantito che il convoglio italiano passasse senza attacchi. Entrambi hanno rispettato l'impegno preso e li ho ringraziati" ha detto, aggiungendo che "tutti i nostri connazionali e gli altri stranieri sono riusciti a imbarcarsi senza attacchi o minacce, e questo è frutto del lavoro diplomatico. Ringrazio chi ha lavorato a Khartoum per questo lavoro straordinario cosi come i nostri militari della 46ma brigata aerea". L'operazione ha avuto il plauso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che l'ha definita "efficiente, brillante e rapida".

Sono diversi i Paesi che stanno rimpatriando i loro cittadini dal Sudan, dove la guerra civile tra esercito e paramilitari infuria da oltre 10 giorni. A nulla è servito l'appello della comunità internazionale a che le milizie cessassero il fuoco e si aprissero a un dialogo o a un accordo che conduca il Paese africano verso un governo civile, dopo il colpo di Stato del 2021.

Secondo alcuni operatori umanitari e i diplomatici sul posto, le operazioni sono definite ”molto complesse", parole condivise anche dall'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue Joseph Borrell che ha aggiunto "dobbiamo spingere per una tregua, non possiamo permettere che il Sudan imploda perché creerebbe scosse telluriche in tutta l'Africa".

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha annunciato questa sera che i generali in guerra hanno concordato un cessate il fuoco di tre giorni a partire dalla mezzanotte di oggi: "A seguito di intensi negoziati nelle ultime 48 ore, le forze armate sudanesi (Saf) e le forze di supporto rapido (Rsf) hanno concordato di attuare un cessate il fuoco a livello nazionale a partire dalla mezzanotte del 24 aprile per una durata di 72ore", ha affermato Blinken in un dichiarazione.

“Per ora la nostra ambasciata a Khartoum rimane chiusa, resterà aperta presso l’ambasciata di Addis Abeba” ha spiegato ancora Tajani. “Voglio ringraziare anche il nostro ambasciatore in Sudan che si è reso protagonista dell’azione di sostegno, e quello ad Addis Abeba, che è responsabile anche per Gibuti, che ha accolto i nostri connazionali. Alcuni non hanno voluto lasciare il Sudan, si tratta di volontari di Emergency e credo qualche missionario. E' stata una loro libera scelta".  

 

 

"Siamo contenti, l'operazione è stata pianificata in tempi velocissimo, c'è stato un coordinamento perfetto  tra le varie articolazioni istituzionali coinvolte sotto la guida  della Farnesina. Operazione che si è conclusa senza alcun problema" ha detto Michele Tommasi, l'ambasciatore d'Italia a Khartoum, dall'aeroporto di Ciampino, specificando che ci sono stati anche momenti delicati come quello "del transito dalla residenza verso l'aeroporto, il passaggio da una zona sotto occupazione dei paramilitari a quella sotto il  controllo delle forze regolari. E' stato un momento delicato ma coordinato perfettamente in tempo reale da Roma".

I generali rivali e il negoziato di pace

Non c'è verso di portare a un tavolo per un negoziato di pace i generali rivali: da una parte c'è Abdel Fattah al-Burhan dell'esercito regolare vicino all'ex presidente Omar Al-Bashir, dall'altra il comandante delle forze paramilitari di supporto rapido, Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti. I due eserciti sono responsabili di un conflitto sanguinoso e c'è chi teme che dopo la partenza delle rappresentanze straniere la situazione peggiori. A oggi sarebbero circa 600 le vittime, secondo l'Onu.

A farsi avanti in mezzo agli appelli, tra cui quello di Papa Francesco, c'è il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha offerto ai vertici militari sudanesi di tenere ad Ankara negoziati di pace. Lo riferisce il Sudan Tribune. Il presidente turco avrebbe parlato al telefono con i due generali esprimendo loro "il desiderio della Turchia di mediare per porre fine alla guerra". Circa 600 cittadini turchi hanno cominciato a lasciare il Sudan domenica. 

Intanto, da fonti di polizia sudanesi si apprende che l'ex presidente sudanese Omar al Bashir e alcuni alti esponenti del suo regime sono stati trasferiti "in un luogo sicuro" dopo l'attacco lanciato ieri al carcere di Kober, a Khartoum. Una "mossa che mira a impedire loro di fuggire dal carcere", ha detto la fonte. Il funzionario di polizia ha attribuito alle forze paramilitari di supporto rapido di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, l'attacco al carcere, sostenendo che avrebbero liberato tutti i detenuti ad eccezione degli esponenti politici. 

E sul Mar Rosso, asset strategico attenzionato anche dai russi, gli Stati Uniti stanno posizionando alcuni asset navali per assistere gli americani che lasciano il Sudan, anche se non è in corso alcuna operazione di evacuazione coordinata dal governo, fa sapere la Casa Bianca.

Le operazioni di evacuazione paese per paese

A lasciare per primi il Paese nel cuore del Corno d'Africa gli Stati Uniti, 100 truppe speciali statunitensi hanno aiutato ad evacuare "poco meno di 100" persone, tra cui diversi diplomatici stranieri, con un'operazione in elicottero. L'evacuazione degli altri cittadini statunitensi, che sarebbero ancora migliaia, non è prevista "per il momento". Il presidente Biden ha confermato la partenza degli americani già sabato.

Per quanto riguarda l'Unione Europea che sul suolo sudanese tra Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Grecia e Repubblica Ceca conta 1.500 cittadini, ogni singolo Paese si è organizzato per l'evacuazione dei propri connazionali. Due aerei francesi sono atterrati a Gibuti ieri con un totale di 200 evacuati francesi e stranieri, nessuna conferma sul convoglio che sarebbe stato attaccato ieri, provocando il ferimento di un cittadino francese.

Una "manciata" di cittadini olandesi è stata evacuata con un aereo francese, mentre altri hanno lasciato Khartoum su strada.  L'esercito tedesco ha dichiarato di aver evacuato 101 persone con tre aerei militari. Un aereo militare spagnolo con "circa 100 passeggeri" a bordo è partito per Gibuti domenica. La Grecia ha annunciato di aver evacuato un primo gruppo di suoi cittadini, tra cui due feriti, "con l'assistenza della Francia". La Svezia ha inviato circa 150 soldati per evacuare i suoi connazionali, mentre la Norvegia ha annunciato l'evacuazione dei suoi diplomatici a Khartoum. Anche l'Irlanda ha dichiarato di aver avviato il "processo di evacuazione".

Anche il Regno Unito ha annunciato l'evacuazione del personale diplomatico e delle loro famiglie. "Le forze armate britanniche hanno effettuato una complessa e rapida evacuazione in un contesto di escalation di violenza e minacce al personale dell'ambasciata", ha twittato Sunak. 

L'Arabia Saudita ha evacuato sabato 91 sauditi e circa 60 cittadini di altri 12 Paesi. Così come Giordania e Iraq "in un sito sicuro a Port Sudan". Il Libano ha dichiarato che 60 suoi cittadini hanno lasciato Khartum su strada e sono "al sicuro". L'ambasciata tunisina a Khartum ha annunciato ieri che l'operazione di evacuazione dei membri della comunità tunisina in Sudan inizierà oggi. La vicina Libia ha annunciato, attraverso la sua ambasciata a Khartum, l'evacuazione di 83 libici dalla capitale a Port Sudan. 

Altri Paesi si stanno preparando a evacuare i propri cittadini, tra cui la Corea del Sud, il Giappone, l'Indonesia, la Cina e la Russia.

Sudan, I giordani evacuati dal Sudan arrivano in un aeroporto militare ad Amman, in Giordania, ap photo
Sudan, I giordani evacuati dal Sudan arrivano in un aeroporto militare ad Amman, in Giordania,