La decisione

Maternità surrogata, la Corte di Strasburgo boccia il ricorso di alcune coppie gay contro l'Italia

Respinto anche il ricorso di una coppia etero. Ma la Corte, nella stessa sentenza di rigetto, chiede di "riconoscere i diritti superiori dei bambini, sempre prevalenti". La ministra Roccella: "Utile una sanatoria per i bimbi nati finora"

Maternità surrogata, la Corte di Strasburgo boccia il ricorso di alcune coppie gay contro l'Italia
Ansa

La Corte europea dei diritti umani, con sede a Strasburgo, ha dichiarato inammissibili una serie di ricorsi contro l'Italia di coppie dello stesso sesso, che chiedevano di condannare il Paese perché non permette di trascrivere all'anagrafe gli atti di nascita, legalmente riconosciuti all'estero, per bambini nati tramite la maternità surrogata. La stessa decisione è stata presa anche per il ricorso di una coppia eterosessuale.

La Corte in una nota ha spiegato le ragioni della sua decisione: “Il desiderio delle coppie di veder riconosciuto un legame tra i bambini e i loro genitori intenzionali - osservano i giudici di Strasburgo – non si è scontrato con un'impossibilità generale e assoluta, dal momento che avevano a disposizione l'opzione dell'adozione e non l'avevano utilizzata”.

 

Riconoscere i diritti dei minori nati con maternità surrogata

“Per tutelare i diritti dei minori nati attraverso la maternità surrogata, gli Stati sono tenuti a riconoscere legalmente, per esempio attraverso l'adozione, la relazione tra il bambino e il genitore ‘intenzionale’, che non ha con lui legami biologici”. Lo specifica la Corte europea dei diritti umani nelle sentenze di rigetto dei ricorsi italiani. “Il rispetto per la vita privata del bambino - si legge nelle sentenze - richiede che il diritto nazionale offra il riconoscimento legale di una relazione genitore-figlio tra il bambino stesso e il genitore ‘intenzionale’ anche se non legato a lui geneticamente”.

La Corte ha già condannato diversi Stati per non aver rispettato questo principio. L'ultimo caso riguarda la Danimarca che aveva impedito a una madre di adottare i figli gemelli del compagno (che ne era il padre biologico) nati in Ucraina con una maternità surrogata a pagamento. Per sostenere la sua posizione, che è rimasta invariata sin dal 2014, la Corte indica che in questi casi quello che deve prevalere è “l'interesse superiore del bambino che comprende, tra l'altro, l'identificazione nella legge delle persone responsabili di crescerlo, di provvedere ai suoi bisogni e di assicurare il suo benessere, così come la possibilità di vivere e svilupparsi in un ambiente stabile”. I giudici di Strasburgo ritengono infine che “l'interesse del bambino non può dipendere esclusivamente dall'orientamento sessuale dei genitori”.

Una manifestazione delle famiglie arcobaleno GettyImages
Una manifestazione delle famiglie arcobaleno

Roccella: “Utile una sanatoria per i bimbi nati finora”

"Dovremo pensare a una soluzione legale per i bambini nati fin qui” interviene intanto la ministra alla Famiglia e alle Pari Opportunità, Eugenia Roccella, riferendosi alla maternità surrogata e alla sentenza di stamane della Corte di Strasburgo. Lo ha detto durante la registrazione de La Confessione di Peter Gomez, in onda sul Nove venerdì 23 giugno. “Dovremo pensare a una sorta di sanatoria - ha spiegato l’esponente di origine radicale – una volta che ci sarà la nuova legge per la perseguibilità dell'utero in affitto, anche per chi lo fa all'estero, visto che in Italia è già vietato, per  fortuna. Io penso che sia utile introdurre una soluzione legale che non sia un modo di aggirare le leggi per i bambini nati fin qui”.

L'aborto non è un diritto: c'è una legge che garantisce la libertà alla donna di scegliere anche fino in fondo” ha poi ribadito la ministra alla Famiglia, Natalità e Pari Opportunità. “L'aborto è una questione di grandissime contraddizioni per le donne e lo è ancora oggi” ha detto poi. “Le femministe storiche, le femministe della differenza, perché nel femminismo ci sono tantissime correnti, diverse espressioni, hanno sempre detto che esula dal territorio del diritto”.

Per Roccella “c'è una legge che garantisce l'accesso all'aborto, ma è una cosa diversa dal diritto in sé. Il diritto, casomai, se vogliamo proprio riconoscere un diritto - ha puntualizzato la ministra - è il diritto di scegliere, cioè il diritto alla maternità come libera scelta”.