Governo

Vertice di maggioranza: avanti su fisco, giustizia, autonomia e riforma della Costituzione

Si preannuncia un anno complesso da affrontare con determinazione e serietà, a partire dalla legge di Bilancio sulla quale i partiti della maggioranza sono tutti concordi nel concentrare le risorse su salari, sanità, famiglie e pensioni

Vertice di maggioranza: avanti su fisco, giustizia, autonomia e riforma della Costituzione
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Palazzo Chigi generica

"Si continua a lavorare sulle riforme attese da questa Nazione come la delega fiscale, l'autonomia differenziata, la riforma della Giustizia, e la riforma Costituzionale che nelle prossime settimane arriverà a definizione". Lo riferiscono fonti di governo al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e i capigruppo della coalizione di centrodestra.

Nel corso della riunione è stato sottolineato che si preannuncia un anno complesso che la maggioranza è pronta ad affrontare con determinazione e serietà, a partire dalla legge di Bilancio sulla quale i partiti della maggioranza sono tutti concordi nel concentrare le risorse su salari, sanità, famiglie e pensioni, a partire da quelle dei giovani. Non si è sceso nel dettaglio della legge di bilancio. Si è sottolineato che i margini sono stretti ma si condividerà il percorso, viene riferito da fonti parlamentari. A quanto si apprende, è stata ribadita la compattezza della coalizione che ha affrontato brillantemente l’ultimo anno “nonostante i tentativi di divisione e sabotaggio”.

Il vertice è durato circa due ore. Alla riunione hanno partecipato, oltre alla premier Giorgia Meloni, i due vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, e i capogruppo di maggioranza: Tommaso Foti e Lucio Malan di FdI, Paolo Barelli e Licia Ronzulli di Forza Italia, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari della Lega e Maurizio Lupi di Noi Moderati. Non ha partecipato alla riunione in sala Verde, invece, il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti. 

Piazza Colonna e Palazzo Chigi viste da Palazzo Wedekind, Roma (Ansa)
Piazza Colonna e Palazzo Chigi viste da Palazzo Wedekind, Roma

Giorgia Meloni chiama dunque la sua maggioranza a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione soprattutto quella economica. I conti peggiorano, anche se la crescita tiene, e il deficit aumenta: un primo balzo verso il 5%, mezzo punto in più del previsto, già viene dato per probabile. E potrebbe salire a causa del Superbonus. 

A dare il senso dell'incontro filtrano alcuni concetti, "condivisi". La capacità, appunto, di resistere a tentativi di sabotaggio non meglio specificati. E le risorse da concentrare su "salari, sanità, famiglie e pensioni". A partire, una novità rispetto ai temi indicati in questi giorni, da "quelle dei giovani". Su cui "tutti i partiti sono concordi". Senza pensare di tirare troppo la corda con Bruxelles, con cui già si dovrà trattare per mantenere margine di manovra. Anche perché il destino dei conti rimane legato alla decisione di Eurostat, sul conteggio dei fondi per il Superbonus. Che, uno dei ragionamenti dell'incontro, "potevano andare al lavoro". 

Bisognerà aspettare la Nadef, a fine settembre, per avere un quadro definito. Tra un paio di settimane ci si rivedrà per fare il punto, dati alla mano, anche con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Che oggi non c'era, mentre erano presenti i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Ma intanto era importante "darsi un metodo", spiega più di un partecipante, "condividere la linea". Poi ci saranno anche tavoli ristretti, sui punti specifici della manovra.

Il quadro non è dei più semplici, anche perché non ci sarà solo la manovra da affrontare. Presto, accanto all'autonomia che ha mosso i primi passi in Senato, arriverà anche il ddl di riforma costituzionale (nelle prossime settimane, dicono da Palazzo Chigi) per introdurre il premierato. 

Ci sarà da superare anche lo scoglio del Mes, da gestire i flussi migratori, da portare a casa il primo passo della riforma della giustizia. Evitando incidenti in Parlamento come quello sfiorato in mattinata in commissione Lavoro alla Camera. La maggioranza non aveva i numeri, si rischiava di andare sotto (e secondo le opposizioni è anche successo ma nessuno ha chiesto il riconteggio dei voti in tempo), e il presidente Walter Rizzetto si è visto costretto a sospendere la seduta per richiamare almeno un paio di deputati della maggioranza. Non si vuole ripetere quanto successo ad aprile quando sul Def sono mancate le presenze necessarie, tanto che in Fdi c'è chi pensa di inviare un messaggio a ministri e sottosegretari per ridurre al minimo le missioni nel giorno in cui servirà la maggioranza qualificata per la Nota di aggiornamento al Def.