Il disastro alla stazione di Brandizzo (Torino)

Sotto shock il caposquadra degli operai. Gli psicologi: "Supporto ai sopravvissuti e ai parenti"

L'uomo è a casa, "continua a ripetere i nomi dei suoi compagni", afferma la cognata. L'allarme del Consiglio dell'Ordine degli psicologi: "Le ferite della psiche possono fare molti danni, avere un impatto sulla salute, condizionare la vita"

Sotto shock il caposquadra degli operai. Gli psicologi: "Supporto ai sopravvissuti e ai parenti"
Ansa
Tragedia ferroviaria a Brandizzo, i parenti delle vittime

"Andrea è in stato di choc: da anni andava a lavorare insieme ai suoi compagni e continua a ripetere i loro nomi. Forse l'istinto gli ha permesso di salvarsi, dato che appena ha visto la luce del treno si è buttato dall'altra parte". Andrea Girardin Gibin è il caposquadra di 53 anni sopravvissuto alla strage di Brandizzo, nel Torinese, avvenuta nella notte tra mercoledì. Lavorava da circa otto anni alla Sigifer, la ditta che ha sede proprio a Borgo Vercelli, di cui erano dipendenti anche i cinque colleghi morti nell'incidente estavano lavorando per sostituire dei binari. A parlare delle sue condizioni è la cognata Deborah.  

Ora l'uomo si trova nella sua casa di Borgo Vercelli, e sia lui che la moglie non parlano coi giornalisti né escono di casa."Continua a ripetere i nomi dei suoi compagni" ribadisce la donna - spiega lacognata del caposquadra- Ci hanno detto di non fagli vedere nessun telegiornale e assolutamente niente social. In questo momento non ha bisogno di ricordare nulla di quanto avvenuto". Gibin, continua la cognata, "dovrà essere seguito da psichiatri e psicologi per un po' di tempo: ieri è stato tutto il giorno sotto osservazione all'ospedale di Chivasso, anche con farmaci".   

E proprio su quanto i traumi come quello vissuto dal caposquadra sopravvissuto al disastro ferroviario è intervenuto David Lazzari, presidente del Cnop, il Consiglio dell'Ordine degli psicologi, sottolineando l'importanza del diritto al supporto psicologico per chi resta: i sopravvissuti alla tragedia e i familiari delle vittime.

"Oltre alle ferite del corpo ci sono le ferite della psiche e vanno curate molto attentamente,  perché sono ferite che possono fare molti danni, avere un impatto sulla salute, sul lavoro, sulla vita in generale, condizionandone la ripresa e il futuro".

“E' necessario un sostegno psicologico per aiutarli a non morire dentro'”, afferma Lazzari. "Ci sono i familiari delle vittime, le persone direttamente coinvolte, sopravvissute, ferite o incolumi, ma traumatizzate - precisa -situazioni che creano drammi, producono lutti e traumi, che spezzano o cambiano vite, un mare di dolore e sofferenza psicologica che spesso diventa malattia". 

"È incredibile, ma la maggior parte di queste situazioni non ha avuto sinora alcun aiuto psicologico - aggiunge Lazzari -Sono anni che ci battiamo come Cnop perché sia garantito il diritto a curare le ferite della psiche oltre a quelle del corpo. Perché sono ferite che possono fare molti danni, avere un impatto sulla salute, sul lavoro, sulla vita in generale e condizionarne la ripresa e il futuro". 

Grazie alla collaborazione con Anmil e a un protocollo in via di approvazione con Inail, evidenzia ancora il presidente del Cnop, "finalmente qualcosa si sta muovendo, ma dobbiamo fare presto e bene. In queste ore possiamo solo immaginare la scia di traumi e dolore innescata dalla tragedia di Brandizzo, la necessità di un aiuto anche psicologico tempestivo, rispettoso, efficace. La pietà per i caduti e l'aiuto per i vivi a non morire dentro", conclude il presidente del Cnop.