Diplomazia e minacce

Blinken in Egitto, Al-Sisi: "Reazione di Israele va oltre l'autodifesa: è punizione collettiva"

La missione del segretario di Stato americano in MO per una de-escalation tra Israele e Hamas e il rilascio degli ostaggi rapiti. Prima a Riad che chiede lo stop ai bombardamenti, poi al Cairo. Pechino a Teheran: "Sosteniamo i paesi islamici"

Blinken in Egitto, Al-Sisi: "Reazione di Israele va oltre l'autodifesa: è punizione collettiva"
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Il Segretario di Stato americano Antony Blinken, a sinistra, incontra il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi al Palazzo Al-Ittihadiya al Cairo

Mentre Israele si prepara alla fase 2 ovvero iniziare un'invasione di terra a Gaza, continua infaticabile la missione del segretario di Stato Antony Blinken in Medio Oriente. 

Il capo della diplomazia americana è arrivato in Israele giovedì scorso dove a Tel Aviv ha incontrato Benjamin Netanyahu. Non c'è tempo da perdere, il segretario di Stato si muove velocemente per scongiurare un'escalation del conflitto in Medio Oriente iniziato il 7 ottobre. Premono le richieste di Joe Biden: non solo de-escalation tra Israele e Hamas e il rilascio degli ostaggi israeliani, ma anche lavorare per proteggere i civili, creare aree sicure e fornire aiuti a Gaza. Mancano acqua, cibo, energia elettrica e medicinali: cose che preannunciano l'inizio di una catastrofe umanitaria.

Dopo 24 ore in Qatar, Bahrain e Arabia Saudita, Blinken è arrivato in Egitto, paese in prima linea sul fronte dei corridoi umanitari che aprirebbero le porte di Rafah ai rifugiati in fuga dalla Striscia. Appena arrivato al Cairo, arriva la notizia di un primo segno di distensione dopo una settimana di bombardamenti: Israele ha ripreso la fornitura di acqua nella zona meridionale della Striscia di Gaza. Lo riportano i media israeliani, facendo riferimento alle forti pressioni Usa degli ultimi due giorni. La missione del diplomatico americano segna un punto a suo favore.

Prima di arrivare al Cairo e chiudere il giro in Medio Oriente col rientro domani a Tel Aviv "per ulteriori consultazioni con i leader israeliani", Blinken all'alba era a Riad per un colloquio con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken stringe la mano a un funzionario saudita prima di salire su un aereo in partenza da Riyadh, Arabia Saudita ApPhoto
Il segretario di Stato americano Antony Blinken stringe la mano a un funzionario saudita prima di salire su un aereo in partenza da Riyadh, Arabia Saudita

In poco meno di un'ora l'erede al trono ha espresso all'emissario della Casa Bianca la necessità di "fermare l'attuale escalation" israelo-palestinese, "rispettare il diritto internazionale e togliere l'assedio a Gaza" preparando il terreno per un orizzonte politico che garantisca al popolo palestinese “i propri diritti legittimi e il raggiungimento di una pace giusta e sostenibile” negli "interessi vitali che riguardano la loro vita quotidiana". Il suo regno - ha sottolineato - "si oppone" a qualsiasi tipo di danno ai civili e alle loro infrastrutture". Le sue parole sono state pubblicate sul sito del ministero degli Esteri di Riad. 

Secondo il portavoce del dipartimento di Stato Matthew Miller, l'incontro di Riad è stato considerato "molto produttivo". I "due leader hanno affermato il loro comune impegno a proteggere i civili e a promuovere la stabilità in Medio Oriente e oltre".

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken, a sinistra, incontra il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi al Palazzo Al-Ittihadiya al Cairo ApPhoto
Il Segretario di Stato americano Antony Blinken, a sinistra, incontra il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi al Palazzo Al-Ittihadiya al Cairo

Attenzione ai civili palestinesi è emersa anche dal Cairo dove il presidente egiziano Al-Sisi ha detto a Blinken che “la reazione di Israele all'attacco di Hamas è andata oltre l'autodifesa e si è tradotta in una punizione collettiva”. Il presidente egiziano vorrebbe convocare subito un vertice transnazionale per aprire un confronto su una soluzione del conflitto israelo-palestinese che per gli arabi, ha ribadito, è quella dei due Stati.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ritorna nel suo hotel a Riad, Arabia Saudita, dopo l'incontro con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, 15 ottobre 2023 ApPhoto
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ritorna nel suo hotel a Riad, Arabia Saudita, dopo l'incontro con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, 15 ottobre 2023

A Riad, Mohammed bin Salman ha chiarito di fare la sua parte nell'impegno diplomatico "per calmare la situazione". Il principe ereditario ha chiamato il presidente iraniano Ebrahim Raisi considerato attore "dietro le quinte” del conflitto con l'appoggio dei miliziani sciiti Hezbollah. "Israele si fermi prima che sia troppo tardi" aveva ammonito ieri dal Libano dove era in visita, il ministro degli Esteri dell'Iran, Hossein Amir-Abdollahian.

A sua volta il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan, dopo la decisione del regno di sospendere i colloqui per la normalizzazione dei rapporti con Israele, ha telefonato all'omologo cinese, Wang Yi, per sollecitare la Cina a fare pressioni sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di cui è membro permanente, per una risoluzione sull'"assedio" di Gaza.

La risposta cinese arriva dopo poche ore. La Cina "sostiene i paesi islamici nel rafforzare l'unità e il coordinamento sulla questione palestinese". È quanto ha detto il diplomatico di Pechino, Wang Yi, nel corso di una telefonata avuta oggi con l'omologo iraniano Hossein Amir -Abdollahian.  "Il diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato è stato messo da parte per molto tempo", una "storica ingiustizia che dovrebbe finire il prima possibile", ha concluso.

La "normalizzazione dei rapporti" tra Israele e Arabia Saudita, considerata svolta epocale, seguiva gli accordi di Abramo del 2020 (tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti), patto con cui si intendeva arrivare a una soluzione definitiva della questione palestinese, e che, invece, secondo molti analisti, sarebbe stato la causa principale dell'attacco del 7 ottobre scorso ponendo così fine al difficile lavoro diplomatico internazionale per portare pace in tutta la regione.