La Santa Sede e la nuova guerra a Gaza

Papa e Segreteria di Stato al lavoro per mediare il rilascio degli ostaggi

Il segretario di Stato Parolin: "Attacco di Hamas disumano, è giusto difendersi ma la legittima difesa sia proporzionata". La soluzione diplomatica migliore, per Piazza San Pietro, resta quella di due Stati

Papa e Segreteria di Stato al lavoro per mediare il rilascio degli ostaggi
ansa
ll segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, in visita all'Ambasciata d'Israele presso la Santa Sede

Come già sta accadendo da mesi sulla questione russo-ucraina, anche nella nuova polveriera mediorientale entra, col suo ruolo da mediatore per eccellenza, il Vaticano. O, meglio, prova a entrare, essendo il campo già molto affollato di pacieri e arbitri.

La Santa Sede si dice “pronta a mediare tra israeliani e palestinesi”. Lo ha chiarito stamane il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che si è recato in visita all’Ambasciata dello Stato di Israele presso la Santa Sede (“Ci ha espresso i suoi profondi sentimenti di dolore e di solidarietà”, ha riferito l'ambasciatore Rapahel Schutz). Sottolineando che per il Papa e l’intera Chiesa cattolica la questione più urgente resta quella umanitaria, il “ministro degli Esteri di Piazza San Pietro” ha aggiunto che “la liberazione degli ostaggi israeliani e la protezione della vita degli innocenti a Gaza sono il cuore del problema creatosi con l'attacco di Hamas e la risposta dell'esercito israeliano. Sono al centro delle preoccupazioni di tutti noi, del Papa e dell'intera comunità internazionale. La Santa Sede è pronta a qualsiasi mediazione necessaria, come sempre. Intanto cerca di parlare con le istanze i cui canali sono già aperti”, ha detto Parolin.

 

“L’attacco di Hamas è stato disumano, la legittima difesa sia proporzionata”

La Santa Sede non si sta muovendo solo adesso: fin dal primo giorno della nuova guerra, il Papa ha compiuto gesti concreti, di preghiera, vicinanza e solidarietà alle popolazioni ferite. Come la telefonata al parroco di Gaza, rimasto bloccato sotto i bombardamenti e senza elettricità e acqua.

Parolin, in una intervista ai media vaticani, ha definito l'attacco di Hamas a Israele “disumano” e ha ribadito “la totale e ferma condanna” da parte della Santa Sede. Allo stesso tempo, ha chiesto di “recuperare il senso della ragione, abbandonare la logica cieca dell'odio e rifiutare la violenza come soluzione. È diritto di chi è attaccato difendersi, ma anche la legittima difesa deve rispettare il parametro della proporzionalità”. Il cardinale auspica poi che le due parti possano aprire un tavolo: "Non so che margine di dialogo ci possa essere tra Israele e la milizia di Hamas, ma, se ci fosse e speriamo che ci sia, lo si dovrebbe percorrere subito e senza indugio. Questo per evitare altro spargimento di sangue, come sta avvenendo a Gaza, dove ci sono molte vittime civili innocenti a seguito degli attacchi dell'esercito israeliano”.

 

Riconsegnare gli ostaggi

Per il segretario di Stato vaticano “è giusto che gli ostaggi vengano riconsegnati subito, anche quelli che Hamas detiene dagli scorsi conflitti: in questo senso, rinnovo con forza il vibrante appello lanciato e ripetuto dal Santo Padre Francesco in questi giorni”, ha puntualizzato Parolin. Allo stesso tempo, “è giusto che, nella legittima difesa, Israele non metta in pericolo i civili palestinesi che vivono a Gaza. È giusto, indispensabile direi, che in questo conflitto, come in ogni altro, il diritto umanitario sia pienamente rispettato”.

 

La soluzione dei due Stati

Da un punto di vista degli scenari, la Santa Sede conferma che la possibile soluzione è quella dei “due Stati” che “permetterebbe a palestinesi e israeliani di vivere fianco a fianco, in pace e sicurezza, venendo incontro alle aspirazioni di gran parte di essi. Questa soluzione, che è prevista dalla comunità internazionale, ultimamente è sembrata ad alcuni, sia da una parte che dall'altra, non più realizzabile. Per altri non lo è mai stata. La Santa Sede è convinta del contrario e continua a sostenerla”. Nel colloquio con i media vaticani, il cardinale Parolin affronta la questione della minoranza cristiana: è “parte essenziale della terra in cui Gesù è nato, vissuto, morto e risorto. Nessuno può pensare né la Palestina né Israele senza la presenza cristiana, che è lì fin dagli inizi e sarà lì per sempre”.