Strage del bus: le condizioni del cavalcavia erano note, carte sul tavolo del Pm da oltre un anno

Le condizioni vetuste e le ormai anacronistiche misure di sicurezza avevano già interessato l'autorità lagunare. Dimesso il padre della bimba di un anno morta nell'incidente, la madre ancora in intensiva. A Mestre la commozione dei cittadini

Strage del bus: le condizioni del cavalcavia erano note, carte sul tavolo del Pm da oltre un anno
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L'omaggio dei cittadini a Mestre

Una cinquantina di cittadini di Marghera ha partecipato questa mattina a un breve corteo finito nel punto esatto in cui martedì sera un autobus è precipitato da un cavalcavia, uccidendo 21 persone. Sul luogo è stata deposta una ghirlanda. 

"Stiamo parlando della più grande tragedia accaduta nel nostro territorio. Potevamo esserci noi a bordo di quell'autobus. Siamo sconvolti", ha detto Alvise Ferialdi, presidente del Comitato Buongiorno Marghera, che ha promosso la manifestazione. "C'era una ristrutturazione in corso ma purtroppo non era ancora arrivata fino a quel punto", ha aggiunto

"È un momento di tristezza per la nostra comunità, ciascuno di noi è pervaso dal senso di impotenza davanti a ciò che è accaduto. Oggi, insieme a tanti cittadini che hanno voluto essere presenti, vogliamo rivolgere il nostro pensiero a chi non c'è più e alle persone rimaste ferite", ha commentato il presidente della Municipalità di Marghera, Teodoro Marolo, intervenuto in rappresentanza dell'amministrazione comunale.

Le persone ferite

Oggi intanto è stato dimesso dall'ospedale di Mestre il primo dei feriti nell'incidente del bus, le cui condizioni erano migliorate negli ultimi giorni. È un cittadino tedesco di 28 anni, padre di Charlotte Nima Frommherz, la bimba tedesca di un anno e 5 mesi che è la vittima più piccola della tragedia avvenuta martedì sul cavalcavia di Marghera.  La madre, 27 anni, è ancora in terapia intensiva: "Il quadro clinico rimane critico: ustioni e non soltanto", spiega ai microfoni di Tgr Veneto il dottor Alvise Tosoni.

Nello stesso ospedale sono ricoverate tre donne ucraine, meno gravi. Sono complessivamente 14 le persone ferite attualmente curate in Veneto. Nove sono in terapia intensiva, quattro in chirurgia, uno in pediatria. Tre donne ricoverate a Padove, due spagnole e una ucraina, sono in condizioni critiche. Dall'ospedale di Treviso arriva la notizia del miglioramento di due dei ricoverati più gravi, un 33enne tedesco e una donna ucraina della stessa età. Non destano preoccupazione altri tre pazienti, di nazionalità tedesca e spagnola.  A Dolo (Venezia) un paziente francese è in decorso regolare. Stessa condizione per un uomo croato ricoverato a Mirano.

Da domani i rimpatri delle salme

 "Io penso che man mano che le procedure di rimpatrio si perfezioneranno saranno rimpatriate tutte le salme, non c'è motivo per trattenerle qui". Lo ha detto il prefetto di Venezia Michele Di Bari dopo una breve visita all'obitorio dell'ospedale dell'Angelo di Mestre. "Domani arriveranno i familiari di due vittime e quindi si procederà a tutto ciò che segue per perfezionare anche questa procedura", ha proseguito. Slitta quindi di qualche ora l'inizio dei rimpatri che, secondo quanto emerso ieri, dovevano iniziare già stasera: "Le prime salme inizieranno ad essere rimpatriate se saranno perfezionate le procedure di legge previste, molto dipende dalla documentazione che presenteranno.

Aggiunge Di Bari: “Nelle famiglie non ho visto rabbia ma un atteggiamento di comprensione, hanno trovato istituzioni capaci di comprendere il loro dolore, capaci di essere vicine e solidali. Siamo davanti ad un dolore immane, stiamo facendo tutto ciò che è necessario perché l'accoglienza dei familiari avvenga nel miglior modo possibile. Il Comune di Venezia e l'Ulss si resi disponibili anche a sostenerne le spese”. 

Carte sul ponte in Procura già dal 2021

Gran parte della documentazione sul pessimo stato del cavalcavia si trovava già in Procura a Venezia da due anni o quasi, secondo quanto ricostruiscono la Nuova Venezia e il Gazzettino oggi in edicola. Non un'inchiesta vera e propria, ma un atto esplorativo. C'erano le carte relative alla situazione statica del cavalcavia, e ai progetti per il consolidamento e ristrutturazione, compresi quelli sul rifacimento delle protezioni laterali. Era stata acquisita dagli uffici giudiziari dopo articoli di stampa che riportavano il grave stato del manufatto, e le dichiarazioni dell'assessore ai lavori pubblici, Renato Boraso, che richiedeva un intervento urgente sulla struttura stradale. 

 “Non sono a conoscenza se dal 2021 vi sia un fascicolo in Procura”, commenta oggi Boraso, "ma confermo che le preoccupazioni sullo stato di salute di quel cavalcavia hanno portato gli uffici della Viabilità a lavorare intensamente, finché oggi è palese un cantiere aperto per la messa in sicurezza, dal 4 settembre. La messa in sicurezza e la posa di un guardrail nuovo è un lavoro complesso: devo avere una banchina a norma, quella esistente va allargata e rinforzata, ed è quello che già si stava facendo, nella prima parte del cavalcavia. Purtroppo, in Italia i passaggi formali sono così tanti che solo con il commissariamento si accelerano le opere pubbliche. Sui temi della sicurezza di ponti, strade, ma anche di edifici pubblici, dobbiamo trovare formule procedurali tali che in un anno si possa appaltare un'opera". Sulla partenza dei lavori - che erano stati approvati in Giunta nel 2018 - per Boraso "abbiamo avuto anche la sfortuna del Covid, che per mesi ha rallentato tutto. Si faranno tutte le valutazioni tecniche su un'opera di messa a norma della banchina e della massicciata di un cavalcavia che, ricordo, è del 1968. Oggi rispondo io del lavoro dei miei uffici, che governano 1.200 chilometri di strade comunali, ma so anche che qualcun altro non ha fatto nulla per anni".