Blitz della Digos

Terrorismo. Due arresti a Milano: "Proselitismo e soldi a Isis". Tajani: "Non c'è rischio imminente"

Fermati un cittadino egiziano ed un naturalizzato italiano di origine egiziane: accusati di associazione con finalità di terrorismo. Procuratore: "Estremamente attivi nella propaganda". In chat anche "minacce" alla presidente del Consiglio Meloni

Operazione antiterrorismo della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano - Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo - con 2 arresti operati nei confronti di un cittadino egiziano e un naturalizzato italiano di origine egiziane, accusati di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo e istigazione a delinquere. Secondo la procura erano "estremamente attivi nella propaganda e nel proselitismo digitali per conto dell'Isis, mettendosi a disposizione dell'organizzazione terroristica e finanziando "cause di sostegno"' del sedicente Stato islamico, al quale "avrebbero prestato giuramento di appartenenza e di fedeltà". Lo scrive il procuratore di Milano Marcello Viola, che ha convocato una conferenza stampa in mattinata per dare ulteriori dettagli sull'operazione: "Data la gravità dei fatti e l'elevato allarme sociale" .

In chat anche "minacce" a Meloni 

Sarebbero state riscontrate - scrive la Procura - anche "minacce" alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rintracciate nelle chat in cui scrivevano i due arrestati. In particolare, mettevano i loro commenti di appoggio all'Isis e contro l'Occidente sul web. Avrebbero anche inviato soldi come finanziamenti, in particolare a donne rimaste vedove in Palestina, ad alcune persone nello Yemen, oltre ad un uomo che farebbe parte dell'Isis in Siria. 
 

 

Il blitz è stato condotto dalla Digos di Milano, dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Perugia, dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e dal Servizio Centrale Polizia Postale e delle Comunicazioni. 
 

Intercettazioni polizia, immagine d'archvio ansa
Intercettazioni polizia, immagine d'archvio

Fonti Polizia: “Nessun collegamento con Bruxelles”

L'operazione - da quanto appreso - non ha alcun collegamento con l'attentato di ieri sera a Bruxelles né con il recente arresto dello scorso sabato di un 33enne egiziano responsabile di un'aggressione a mani nude a tre passanti nel capoluogo lombardo impugnando una copia del Corano mentre proferiva frasi come “Allah è grande”. Avvenuto lo scorso Sabato sempre a Milano.

Tajani alla Camera in una foto di archivio Ansa
Tajani alla Camera in una foto di archivio

Terrorismo: Tajani, "Alzato livello di guardia" 


In Italia "il livello di guardia è già stato alzato da qualche giorno, stiamo tenendo tutto sotto controllo. Carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia penitenziaria, servizi di intelligence lavorano con attività di prevenzione, tant'è che stamane sono state arrestate due persone accusate di terrorismo".Così il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Radio anch'io.

"Al momento nessuna minaccia diretta verso l'Italia"


"Al momento non ci sono minacce dirette verso l'Italia, però può esserci sempre qualche fondamentalista esagitato, qualche cane sciolto, quindi la prevenzione è massima. Non abbiamo pericoli segnalati imminenti. Si fa di tutto perchè gli italiani possano vivere in sicurezza, anche controlli sugli immigrati che arrivano perchè non ci siano infiltrati terroristi". Così Tajani. 

Il rafforzamento delle misure di sicurezza in Italia

Il precedente un anno fa, nel 2022: 29 persone indagate per proselitismo e propaganda nel Dark Web

Era il 29 Maggio di un anno fa, quando la polizia dichiarò di avere "individuato 2000 indirizzi IP riconducibili a visitatori di un sito nascosto – associati a provider italiani - dove scaricare materiale propagandistico per l'Isis".
 

 

Il ritratto dei presunti terroristi


I due arrestati risiedevano in due città diverse dell'hinterland milanese, tra i 40 e 50 anni e con lavori nel settore delle pulizie. Uno, dipendente di un'impresa, l'altro invece titolare ma con una società ora chiusa. Erano in contatto tra loro ed uno avrebbe indottrinato l'altro, stando alle indagini.  A carico del secondo, in particolare - così l'Ansa - è stato rintracciato on line il suo "giuramento scritto e rinnovato di fedeltà e sottomissione all'Isis"
Ed entrambi, stando alle indagini partite nel 2021 da analisi della Polizia postale di Perugia e dell'Osint (Open source intelligence), avrebbero inviato i loro messaggi, soprattutto commenti anche a video di massacri e attentati dell'Isis, su gruppi Telegram, WhatsApp e Facebook per fare proselitismo e propaganda, dichiarandosi "terroristi" dell'Isis.  

Avrebbero inviato soldi in Medio Oriente per il “'sostentamento delle vedove dei combattenti e i loro bambini”, ha detto il Procuratore della Repubblica Marcello Viola. È quanto emerge durante la conferenza stampa in corso in Procura a Milano. Gli investigatori hanno trovato traccia di alcune migliaia di euro inviati dagli indagati in Yemen, Palestina, Siria, Libano ed Egitto.

L'inchiesta sulle piattaforme Web
L'inchiesta, dunque, in cui già erano state svolte perquisizioni, si è concentrata soprattutto sull'analisi di questi messaggi contro l'Occidente, tra cui appunto anche le minacce ad "organi istituzionali", e a favore dello Stato islamico e sul supporto attraverso finanziamenti inviati dai due per sostenere l'estremismo islamico. L'indagine condotta è iniziata nel 2021 dall'analisi su fonti aperte (Osint) su alcuni gruppi whatsapp di matrice jihadista. 

"Non sono emersi nell'indagine, da quanto si è appreso, specifici di preparazione di attentati", hanno detto nella conferenza stampa dalla procura, come aveva già detto anche Tajani.