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Le pagelle di Politico, Meloni tra i 28 più influenti d'Europa con Zelensky e Tusk

Come ogni anno la redazione ha individuato e messo in ordine i protagonisti europei, quelli che "daranno forma alla politica il prossimo anno"

Le pagelle di Politico, Meloni tra i 28 più influenti d'Europa con Zelensky e Tusk
Jonny Ruzzo for POLITICO
Donald Tusk - Giorgia Meloni - Volodymyr Zelenskyy

Donald Tusk, Giorgia Meloni, Volodymyr Zelensky. Sono alcuni dei 28 nomi delle persone più influenti d'Europa che compaiono nella classifica redatta da POLITICO per l'anno 2024. 

Tre le categorie: The doers (coloro che detengono il potere esecutivo e che agiscono), The disrupters (ossia coloro che si trovano nella posizione migliore per ribaltare il gioco in modo inaspettato) e The dreamers, i sognatori (cioè coloro che rappresentano un'idea che guida il dibattito). Categoria a sé quella dedicata alla persona più potente del continente, che in questa edizione è stata individuata in Donald Tusk.

 

 

Donald Tusk Jonny Ruzzo for POLITICO
Donald Tusk

The most powerful person in Europe - La persona più potente in Europa

Donald Tusk, “The wind of change”, Il vento del cambiamento

Per due decenni due uomini - si legge nella scheda di POLITICO - hanno combattuto per l'anima della Polonia. Nell’angolo blu, in lotta per una visione democratica, moderna ed europea del futuro: Donald Tusk, ex primo ministro che è stato presidente del Consiglio europeo prima di tornare come leader dell’opposizione centrista; nell’angolo rosso, a contendere i tradizionalisti, i conservatori cattolici, i nazionalisti: Jarosław Kaczyński, leader del partito di governo Diritto e Giustizia (PiS). Ciascun uomo ha avuto la possibilità di plasmare la Polonia a sua immagine. Ora, dopo otto anni di Kaczyński, il paese è sull’orlo di una nuova era di Tusk, e il vento del cambiamento soffia ancora una volta.

Giorgia Meloni Jonny Ruzzo for POLITICO
Giorgia Meloni

Doers - Coloro che agiscono

Giorgia Meloni, “The chameleon”, La camaleonte

Giorgia Meloni, premier italiana, figura al primo posto nella categoria “Doers” (Coloro che fanno, che agiscono). 

L’ascesa di Giorgia Meloni alla presidenza italiana lo scorso anno - scrive POLITICO - ha fatto venire un brivido lungo la schiena dei centristi in tutto il continente e oltre. Ma un anno dopo essere diventata il leader della terza economia più grande dell’UE, Meloni ha sfidato le aspettative – e ha costruito un suo significativo (sebbene cauto) club di estimatori. La premier italiana si è mossa per attuare riforme costituzionali che aumenterebbero significativamente i poteri del primo ministro. Le sorprese più grandi sono arrivate dalla politica estera. Mentre in precedenza chiedeva all’Italia di abbandonare l'euro e prendeva di mira ripetutamente “i burocrati di Bruxelles”, la Meloni di oggi sembra essere in buoni rapporti con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. 

Il prossimo anno elettorale sarà cruciale per Meloni, che è anche presidente dei Conservatori e Riformisti europei a livello europeo, famiglia politica che comprende i nazionalisti polacchi di Diritto e Giustizia e i Democratici svedesi di estrema destra. Con gli elettori di tutta l'UE alle urne a giugno e Fratelli d'Italia di Meloni che appaiono più forti che mai, non è un segreto che anche il Partito Popolare europeo di centrodestra abbia corteggiato la leader italiana, forse con un occhio a un possibile pareggio post-elettorale che potrebbe ridisegnare il panorama politico europeo.

Ursula von der Leyen Jonny Ruzzo for POLITICO
Ursula von der Leyen

Ursula Von der Leyen, “La Regina”

Al secondo posto della classifica dei “Doers”, la presidente della Commissione Europea. Difficile fare il nome di un presidente della Commissione europea più potente di Ursula Von der Leyen, dice POLITICO nel tratteggiarne il profilo. La 65enne, la prima tedesca a ricoprire l’incarico da quando Walter Hallstein lasciò l’incarico nel 1967, ha accumulato un potere senza precedenti mentre guidava l'Unione attraverso una serie di cambiamenti epocali. Con il rimpasto delle cariche più importanti dell'UE previsto per il prossimo anno, Von der Leyen sembra trovarsi di fronte all'invidiabile scelta di servire un altro mandato di cinque anni a palazzo Berlaymont, sede della Commissione - o forse cedere alle aperture del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e diventare il prossimo leader della Nato.

Emmanuel Macron Jonny Ruzzo for POLITICO
Emmanuel Macron

Emmanuel Macron, “Manu Unchained”, Manu senza catene

Al terzo posto dei “Doers”, il presidente francese Emmanuel Macron. Libero dall'obbligo di dover vincere un'altra elezione entro il limite di due mandati consecutivi, Macron - rileva POLITICO - si è scatenato a livello legislativo. Nel tentativo di modernizzare la Francia e potenziare la sua economia, il Presidente si è scontrato con la Germania sull'energia nucleare e sulla spesa pubblica, ha proposto riforme impopolari sul lavoro e sulle pensioni - e ha resistito a mesi di proteste insieme alla minaccia di un ritorno del movimento dei ‘Gilet gialli’. La sua prossima priorità: far passare una controversa legge sull'immigrazione in un Parlamento in stallo. 

Chiudono la classifica dei "Doers": Andriy Yermak, capo dell'ufficio del Presidente ucraino, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Maroš Šefčovič, vice presidente della Commissione europea, Marine Le Pen, deputata dell'Assemblea nazionale di Francia, la presidente della Bce, Christine Lagarde e infine Keir Starmer, politico britannico, capo del partito laburista e leader dell'opposizione parlamentare.

Disrupters - Coloro che “disturbano”

Elvira Nabiullina Jonny Ruzzo for POLITICO
Elvira Nabiullina

Elvira Nabiullina, “Putin's banker”, La banchiera di Putin

Elvira Nabiullina apre la classifica dei “Disrupters”. E' la massima tecnocrate che mantiene in funzione la macchina da guerra del presidente russo Vladimir Putin. Durante il decennio in cui è stata alla guida della Banca centrale russa - sottolinea POLITICO - le politiche monetarie da falco di Nabiullina hanno ripetutamente salvato il rublo e tenuto a galla l’economia del Paese. Nel corso di questo processo, la banchiera di Putin, una volta considerata un’influenza moderatrice e ora la sua silenziosa facilitatrice, è riuscita a scongiurare gli effetti delle sanzioni occidentali senza precedenti progettate per prosciugare le casse del Cremlino, prolungando così la guerra contro l’Ucraina.

 

 


 

Carles Puigdemont Jonny Ruzzo for POLITICO
Carles Puigdemont

Carles Puigdemont, “ The revolutionary”, Il rivoluzionario

Al secondo posto dei "Disrupters”, Puidgemont. Sei anni dopo aver tenuto un referendum illegale sulla secessione, Carles Puigdemont si è affermato come un kingmaker e un terremoto della politica spagnola. Dopo che le inconcludenti elezioni nazionali dello scorso luglio hanno lasciato il primo ministro socialista Pedro Sánchez alla disperata ricerca del sostegno di un miscuglio di partiti minori, il catalano in esilio - dice POLITICO - si è ritrovato a detenere i voti chiave di cui il primo ministro aveva bisogno per mantenere il potere. La scelta di Puigdemont: garantire che Sánchez rimanga in carica, o forzare una ripetizione delle elezioni, dando alla destra un’altra possibilità di rovesciare il socialista.

Il 60enne ex presidente catalano, che ha trascorso gli ultimi anni  vivendo in esilio nella città belga di Waterloo e facendo il pendolare per il suo lavoro quotidiano come membro del Parlamento europeo, è un uomo in fuga. I pubblici ministeri spagnoli hanno chiesto il suo arresto dopo il fallito tentativo di referendum sull’indipendenza del 2017 e quest’estate un alto tribunale dell’UE lo ha privato dell’immunità concessa ai deputati europei. Date queste circostanze, non sorprende che Puigdemont abbia condizionato il suo sostegno a Sánchez a una amnistia totale per sé e per tutti gli altri perseguiti per il loro coinvolgimento nel movimento separatista catalano negli ultimi dieci anni

Viktor Orbán Jonny Ruzzo for POLITICO
Viktor Orbán

Viktor Orban, “The spoiler”, Colui che anticipa 

Terzo nella classifica "Disrupters”, Orban. Dall’inizio del suo secondo mandato come leader ungherese nel 2010, Viktor Orbán ha annullato lo stato di diritto e la libertà dei media in patria - scrive POLITICO - si è scontrato con le istituzioni dell’UE, ha tenuto in ostaggio Bruxelles ponendo il veto alle politiche. Con le elezioni parlamentari europee dietro l’angolo, la minaccia dell’estrema destra in ascesa nel blocco e la guerra alle porte di Bruxelles, l’uomo forte ungherese è sulla buona strada per continuare a fungere da spoiler dell’UE.

Orbán potrebbe dare il massimo nella seconda metà del 2024, quando l’Ungheria assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Questa posizione potente significa che Budapest fisserà l’ordine del giorno e presiederà le riunioni ministeriali. Gli oppositori temono che l’Ungheria possa utilizzare il mandato di sei mesi per promuovere politiche contrarie ai valori europei in un momento delicato, subito dopo le elezioni e quando i posti chiave vengono spartiti nelle istituzioni dell’UE.

Chiudono la classifica dei “Sognatori”: Annalena Baerbock, Presidente del Partito ambientalista tedesco Alleanza 90/I Verdi; Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo; Tom van Grieke, membro e Presidente Vlaams Belang; Jovita Neliupsiene, 'ambasciatrice entrante dell'UE negli Stati Uniti; Bidzina Ivanishvili, ex Primo ministro georgiano e Bjorn Hocke, Presidente del Partito Alternative Fur Deutschland.

Dreamers - I Sognatori

Volodymyr Zelenskyy Jonny Ruzzo for POLITICO
Volodymyr Zelenskyy

Volodymyr Zelenskyy, “The marathon runner”, Il maratoneta

Guida la classifica dei “Sognatori”, Zelensky. 

Winston Churchill. Martin Luther King Jr. Nelson Mandela. Di tanto in tanto, arriva un leader e da solo cambia il corso della storia, non attraverso la potenza del suo esercito o la forza della sua economia, ma attraverso il potere delle sue parole. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy è uno di questi leader. 

Dal video provocatorio “Siamo qui” girato nei primi giorni di guerra fuori dal suo ufficio presidenziale in Bankova Street e dalla sua iconica battuta Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio” pronunciata in risposta all’offerta americana di evacuare. Dopo aver pronunciato diversi discorsi nei parlamenti di tutta Europa e del mondo, Zelenskyj ha ispirato gli ucraini a continuare a resistere al tentativo di invasione su vasta scala della Russia, e ha persuaso, svergognato e implorato le nazioni di aiutarli a farlo.

Alexei Navalny Jonny Ruzzo for POLITICO
Alexei Navalny

Alexei Navalny, “Russia's Mandel”, Il Mandela della Russia 

Alexei Navalny ha mantenuto vivo il sogno del dissidente, anche se lui stesso è appassito in una remota prigione russa. Nonostante i migliori sforzi del presidente Vladimir Putin - evidenzia POLITICO - per minacciare, avvelenare e isolare l’avvocato 47enne e attivista anti-corruzione, Navalny continua a fornire ispirazione e provocare dissenso, puntando i riflettori sul brutale trattamento riservato dal dittatore ai suoi nemici.

Descritto da alcuni come il Nelson Mandela della Russia, Navalny è effettivamente l’unico leader dell’opposizione. Mentre le sue origini nella politica nazionalista – e la sua posizione passata sull’annessione della Crimea da parte di Putin nel 2014 – lo rendono un eroe problematico per i russi progressisti, l’evoluzione delle sue posizioni politiche ha visto molti importanti ex critici allinearsi dietro di lui. Prima dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, i video investigativi di Navalny esponevano milioni di russi alla corruzione e all’ipocrisia del loro presidente, contribuendo ad attirare decine di migliaia di persone nelle strade per protestare contro il governo di Putin.

Gerald Darmanin Jonny Ruzzo for POLITICO
Gerald Darmanin

Gerald Darmanin, “The understudy”, Il Sostituto

Terzo in classifica “Sognatori”, Gérald Darmanin è giovane, ambizioso, talentuoso, sostenuto dall'uomo più ricco del mondo – e probabilmente il prossimo primo ministro francese. Il 41enne intransigente è visto negli ambienti politici come una stella nascente nel debole partito Renaissance del presidente Emmanuel Macron, capace di promuovere riforme impopolari e a cui il presidente ha affidato il compito di negoziare alcuni dei pezzi più difficili della legislazione, compreso un disegno di legge sull'immigrazione bloccato. Ma le sue ambizioni - ricorda POLITICO - per la carica più importante in Francia rischiano di essere frenate da uno scandalo di stupro e da una storia di accuse di molestie sessuali.

Darmanin, che ha scalato le file del gruppo di destra Les Républicains durante l'era Nicolas Sarkozy e rimane vicino all'ex presidente, è stato l'uomo di Macron in prima linea per tutta l'estate scorsa mentre il governo affrontava le rivolte seguite all'uccisione di un 17enne da parte della polizia. Il ministro degli Interni ha consolidato la sua reputazione di “miglior poliziotto francese” sostenendo (ancora una volta) con forza la polizia e guadagnandosi la reputazione di campione della classe operaia.

 

Chiudono la classifica dei “Sognatori”: il Presidente della Commissione europea, Roberta Metsola: il Presidente dello Sinn Fein, Mary Lou McDonad; Thomas Bach, Presidente del Comitato Olimpico; Nigel Farage, ex membro del Parlamento europeo; la calciatrice spagnola Jenni Hermoso e Petr Pavel, Presidente della Repubblica Ceca. 

Il potere in Europa, come si evince da questa classifica, non è equilibrato dal punto di vista del genere (ci sono 10 donne nella lista) e non è eterogeneo dal punto di vista razziale: tutti i 28 membri della lista sono bianchi. Solo due di loro hanno meno di 40 anni: Jenni Hermoso, stella del calcio spagnolo diventata un'icona femminista, e Tom Van Grieken, leader del partito belga Vlaams Belang.