La mediazione

Hamas, ok ad un accordo di massima per 50 ostaggi in cambio di 3 giorni di tregua

Qatar e Usa al centro della trattativa che prevede anche la liberazione di prigionieri palestinesi. Meloni sente Erdogan, Italia chiede rilascio ostaggi e pause umanitarie. Teheran ad Hamas: "non entreremo in guerra per vostro conto"

Hamas avrebbe detto "sì" a un accordo di massima per la liberazione di 50 ostaggi in cambio di 3 giorni di tregua nella Striscia di Gaza. Lo riporta Reuters.

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz dietro la trattativa ci sono il Qatar, l'Egitto e gli Stati Uniti. L'accordo vedrebbe anche il rilascio di alcune donne e minori palestinesi detenuti in Israele e un aumento degli aiuti umanitari per la Striscia. la notizia era cominciata a trapelare da ieri, quando il capo dello Shin Bet israeliano Ronen Bar è andato al Cairo, per incontrare alti esponenti egiziani. E anche il presidente Joe Biden si era detto ottimista.
 

Intanto una lunga marcia di familiari e sostenitori della liberazione (nel video in alto) degli ostaggi è in corso sulle strade di Tel Aviv diretta a Gerusalemme entro sabato 18 novembre: destinazione l'ufficio del primo ministro Netanyahu che invece ribadisce: prima “distruggere Hamas" e poi ”restituire i nostri ostaggi alle loro famiglie", secondo quanto egli stesso aveva dichiarato pochi giorni fa anche ai media statunitensi.

Raggiungeremo i terroristi di Hamas ovunque a Gaza e riporteremo a casa gli ostaggi, dice Netanyahu mentre è in visita al campo di addestramento militare di Zikim, vicino Gaza. Lo riferisce Times of Israel. "Non c'è luogo a Gaza che non raggiungeremo. Non c'è nascondiglio o rifugio per gli assassini di Hamas. Andremo lì e riporteremo a casa gli ostaggi. Queste sono le due nostre sacre missioni, raggiungeremo una vittoria completa", ha ribadito aggiungendo che la scorsa notte ne ha parlato anche con il presidente americano Joe Biden.

Stamane  il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha discusso a lungo con Brett McGurk, coordinatore per il Medio Oriente della Casa Bianca, e gli ha ribadito la linea del governo di unità nazionale, ovvero che Israele non finirà la sua operazione di terra a Gaza finché Hamas non sarà spazzato via e che gli ostaggi tenuti nella Striscia di Gaza non saranno tornati a casa.  McGurk è in Israele per mediare sul rilascio di alcuni dei circa 240 persone detenute a Gaza. Anche se nessuno è in grado di dire il numero di quelli rimasti vivi. Dopo la visita in Israele dovrebbe fare tappa in Giordania, Arabia Saudita, Qatar e Bahrein. 

Per quanto riguarda il lavoro diplomatico intorno al conflitto israelo-palestinese e alla liberazione degli ostaggi, palazzo Chigi fa sapere che oggi la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una articolata conversazione telefonica con il Presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdoga. I due hanno parlato di rapida de-escalation del conflitto e sulla necessità di un immediato rilascio degli ostaggi da parte di Hamas e il sostegno a pause umanitarie a favore della popolazione civile a Gaza.

La Presidente del Consiglio italiana ha informato il suo interlocutore sugli aiuti umanitari italiani giunti via Egitto e i possibili ulteriori assetti da dispiegare a favore della popolazione civile di Gaza. I due leader hanno sottolineato l'importanza di mantenere uno stretto coordinamento sull'evolversi della crisi ed è stato espresso l'auspicio di poter presto avere una nuova occasione di incontro. 

Le priorità dell'Italia sono chiare, in linea con quelle degli alleati" e puntano a scongiurare un'escalation, "liberare gli ostaggi senza condizioni" ed "evitare una crisi umanitaria", ha detto il ministro degli esteri Antonio Tajani al Question time alla Camera.  "I corridoi umanitari non bastano, ora serve il cessate il fuoco. L'Italia si è pilatescamente astenuta all'Onu. Basta con l'invio di armi a Israele. Stop alla vigliaccheria dell'Italia", ha replicato in aula alla Camera il leader M5s, Giuseppe Conte.

Oggi Reuters riferisce anche di un importante dettaglio riguardante l'ultimo colloquio avvenuto a Teheran ai primi di novembre tra la Guida suprema iraniana Ali Khamenei e Ismail Haniyeh: 'non ci avete dato alcun avvertimento del vostro attacco del 7 ottobre contro Israele e noi non entreremo in guerra per vostro conto". Il grande ayatollah ha assicurato il solito sostegno ad Hamas “ma non interverrà direttamente nel conflitto”, fanno sapere da Teheran.