A quasi una settimana dal dirompente documento

Benedizione alle coppie gay, la levata di scudi contro il Papa. Zuppi chiarisce: "Non è all'unione"

In prima fila contro la dichiarazione "Fiducia supplicans", l'ex prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Müller: "Una blasfemia". L'ex nunzio negli Stati Uniti Viganò si spinge a definire Bergoglio "servo di Satana"

Benedizione alle coppie gay, la levata di scudi contro il Papa. Zuppi chiarisce: "Non è all'unione"
AP
Papa Francesco in Aula Paolo VI il 13 dicembre scorso

Non è passata neanche una settimana dalla pubblicazione della dirompente Fiducia supplicans, la dichiarazione con cui il Dicastero per la Dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio, per intendersi) – l’organo della Chiesa che si pronuncia in tema di dottrina cristiana – ha deciso che le coppie omosessuali si possono benedire. Con una “benedizione semplice”, viene specificato. Una pronuncia, si è subito precisato, che non apre in alcun modo al matrimonio, che resta quello celebrato tra un uomo e una donna.

Le reazioni di tutto il mondo (nell’ambito di una realtà, quella della Chiesa cattolica, che conta oltre un miliardo e 200 milioni di fedeli) sono state le più diverse: da un lato, nella vecchia Europa – un tempo cuore cristiano dell’Occidente e fucina di vocazioni e ordinazioni sacerdotali, oggi sempre più in crisi e alle prese con le chiese vuote – sono arrivate le risposte più favorevoli e di maggior approvazione: dalla Francia al Belgio, dalla Svizzera alla Germania, le diocesi e i vescovi europei l’hanno accolta con sollievo e positività. Per non parlare di alcune realtà, come il Sudafrica o il Canada e parte della Chiesa statunitense, da dove arrivano – e non da oggi – forti richieste per “osare di più” in termini di morale e dottrina.

Il caso della Germania, in particolare, è quello più interessante: nel marzo 2021, neanche tre anni fa, in una precedente pronuncia del Dicastero per la Dottrina della Fede, la Santa Sede aveva vietato la benedizione delle coppie omosessuali. All’epoca, all’ex Sant’Uffizio (che è stato retto da Joseph Ratzinger per 24 anni, dal 1981 al 2005) sedeva il cardinale gesuita Francisco Ladaria Ferrer, nominato da Papa Francesco e comunque in linea con la sua visione. Reagendo a quella pronuncia, in Germania e in altri Paesi dell’Europa del nord c’era stata una vera e propria sollevazione. Ci si aspettava, già all’epoca, che dal Vaticano arrivassero segnali nuovi e di maggiore “apertura” verso un tema così controverso.

Segnali che, appunto, sono giunti con la Fiducia supplicans, la quale reca la firma dell’attuale prefetto del Dicastero, il cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, detto Tucho. Fedelissimo di Bergoglio, conosciuto anche come “il teologo del Papa” per la sua totale aderenza al Pontificato di Francesco, il 61enne ex vescovo de La Plata è stato autore negli ultimi anni di molte pubblicazioni, stretto alleato del Pontefice anche nelle difficili discussioni dei recenti Sinodi, da quello sulla famiglia a quello sull'Amazzonia.

Il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede gettyimages
Il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede

Il predecessore di Fernandez al Sant’Uffizio: “Benedire una coppia gay è una blasfemia”

E fin qui le reazioni favorevoli. C’è poi tutta una parte di mondo cattolico, a dire il vero nutrita e rumorosa, che si oppone con fermezza a quelle che vengono viste come innovazioni dottrinarie, chieste e promosse da Bergoglio (ma che, a ben guardare, non lo sono). In testa a questa compagine, diversi esponenti di Curia – più silenti – e alcuni cardinali, che non perdono occasione per esternare le proprie perplessità, se non un esplicito “livore” contro il Papa argentino.

Tra questi, in prima fila c’è il predecessore di Tucho al Sant’Uffizio, Gerhard Ludwig Müller, che ha bollato come “blasfemia” l’innovazione della Fiducia supplicans. Lo dice in un’intervista al quotidiano La Repubblica, precisando di non parlare “sulla base della mia autorità ufficiale o personale” ma su quella “dell'autorità della Rivelazione Divina”. In particolare, argomenta il porporato tedesco per dimostrare il perché dell’errore, “nella Sacra Scrittura, l'apostolo Paolo afferma che il comportamento immorale, compresi i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, è oggettivamente l'espressione di culto della creatura anziché del Creatore. Noi corrispondiamo alla verità di Dio, in obbedienza ai comandamenti del Decalogo. Agire volontariamente contro di esso è un peccato grave che distrugge la vita della grazia in noi, ‘e coloro che sono d'accordo con questo commettono anche un peccato mortale’”.

A nulla vale, per Müller, la precisazione che con questo documento “non cambia la dottrina del matrimonio” e “la benedizione non significa approvazione dell'unione”, fatta e intesa “al di fuori di qualsiasi ritualizzazione e imitazione delle nozze”. Tuttavia, l’ex prefetto del Sant’Uffizio riconosce che “come cristiani non dobbiamo dimenticare che Dio con la sua bontà e misericordia perdona sempre e ci dona un nuovo inizio se ci rifugiamo nella grazia di Cristo, che ci viene trasmessa attraverso la Chiesa”. Ma, sui vescovi suoi connazionali o di altri Paesi europei che hanno approvato l’apertura, Müller è netto: “Non si capiscono questi vescovi che tradiscono la verità cattolica e relativizzano gravemente gli insegnamenti rivelati della Chiesa”.

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller LaPresse
Il cardinale Gerhard Ludwig Müller

Zuppi: “Non è una benedizione alla relazione”

A stemperare la polemica, e a chiarire una volta di più quale fosse il senso del documento della Santa Sede, è intervenuto un altro cardinale, portatore di una visione diametralmente opposta all’ex prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede: Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che intervenendo a ReStart su Rai3 ha spiegato: “Bisogna evitare che ci sia un fraintendimento al riguardo”, precisando che la benedizione alle coppie gay “non sarebbe alla relazione”. Il porporato romano ha premesso anche che “al Papa le categorie ‘conservatori’ e ‘progressisti’ proprio non vanno giù. La Chiesa è comunione”, per ricordare una volta di più che si dovrebbe uscire dalle gabbie dialettiche per cui Oltretevere c’è un Parlamento con una sinistra e una destra, l’una contro l’altra armate.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi Ansa
Il cardinale Matteo Maria Zuppi

Viganò: “Bergoglio servo di Satana”

A fare il paio con le dichiarazioni di Müller, ma decisamente con più acrimonia e violenza – che poco si addirebbero a uomini di Chiesa – interviene anche l’ex nunzio negli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò, non nuovo a strali contro Papa Francesco. In un video in cui attacca duramente la dichiarazione, Viganò si scaglia contro “i falsi pastori, i servi di Satana, ad iniziare dall'usurpatore che siede sul Soglio di Pietro”. Quella di Bergoglio, a detta di Viganò, “è una falsa sollecitudine pastorale nei confronti di adulteri e sodomiti”, mentre a farne le spese sono proprio i destinatari della benedizione, “la loro anima immortale viene giustificata all'idolo woke, la colpa non riguarderà solo i peccati commessi ma l'aver voluto credere a una frode di falsi pastori, a cominciare da Bergoglio e da Tucho”. Secondo il monsignore varesotto, uno dei più fieri oppositori di Francesco, il Papa è “desideroso di rendere la Chiesa ‘Concubina del Nuovo Ordine Mondiale’”. E si chiede che “cosa impedirà in futuro di benedire poliamori, pedofilia, o la bestialità dell'amore animale, sarebbe sempre in nome dell'accoglienza”.

Viganò, in passato, si è distinto per altre prese di posizione eclatanti, anche su temi che esulano dalla dottrina cattolica, come quella contro la “falsa pandemia” (o “psico-pandemia”) di coronavirus e la parallela ostilità ai vaccini per il Sars Covid-19. Teorico del “Grande Reset”, il complotto delle élite mondiali che servirebbe a preparare l’arrivo dell’Anticristo, Carlo Maria Viganò conferma quindi, con queste ennesime parole-choc che definiscono il Papa “servo di Satana”, il suo totale rifiuto della Chiesa bergogliana, più accogliente e inclusiva di quella che, forse, lui stesso propugna.

Carlo Maria Viganò, già Nunzio negli Stati Uniti Getty
Carlo Maria Viganò, già Nunzio negli Stati Uniti

Una Chiesa accogliente e inclusiva: la decisione assunta il 18 dicembre scorso rientra tra i famosi “cambi di rotta”, le “svolte” che Papa Francesco aveva chiesto al suo fedele teologo Victor Manuel Fernandez, prima messo a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede e poi fatto cardinale (lo scorso 30 settembre). Con una lettera, irrituale e comunque senza precedenti per una nomina, il Papa aveva indicato al suo fidato teologo le “linee guida” che il Dicastero avrebbe dovuto seguire. Senza risparmiare critiche alle gestioni precedenti: “Il dipartimento che presiederai – aveva scritto a Tucho - in altri tempi è arrivato ad usare metodi immorali. Erano tempi in cui, più che promuovere la conoscenza teologica, si perseguitavano eventuali errori dottrinali”. Quindi, aveva chiosato il Papa, “quello che mi aspetto da te è senza dubbio qualcosa di molto diverso”. Quel qualcosa comincia ad arrivare.