Il personaggio

Javier Milei si insedia da presidente: "Voglio una svolta nella storia dell’Argentina"

Il leader di La Libertad Avanza conferma i suoi alleati storici; Usa, Israele e l’Occidente. Tra i ministri, 5 di origini italiane: “Toto” Caputo, Petrovello, Mondino, Ferraro e Posse. L'intervista all'editorialista Carlos Roberts

Javier Milei si insedia da presidente: "Voglio una svolta nella storia dell’Argentina"
Rainews
Javier Milei

"La mia intenzione è quella di essere il primo anello nella ricostruzione del paese. Poi vedremo se dovrò governare per quattro o otto anni. Voglio che il mio governo segni una svolta nella storia Argentina". È l’augurio del nuovo presidente argentino Milei che s’insedia oggi alla Casa Rosada. Il neo presidente argentino è stato molto impegnato prima del suo insediamento con incontri internazionali. Negli Stati Uniti ha avuto il suo primo contatto con esponenti di spicco della Casa Bianca, il Tesoro USA, e il Fondo Monetario Internazionale. A sorpresa ha anche pranzato con l’ex presidente democratico Bill Clinton e visitato la tomba di un noto rabbino ortodosso. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invitato il presidente eletto a visitare lo Stato Ebraico. L’Argentina avrà un presidente con un profondo mondo spirituale.

Al suo rientro nel paese ha già annunciato che decreterà a dicembre un periodo di sessioni straordinarie durante le quali presenterà “un enorme pacchetto di riforme dello Stato”. La dollarizzazione e la chiusura della Banca centrale promesse della campagna elettorale per ora è stata praticamente archiviata, nonostante in una recente intervista abbia ribadito l’intenzione di eliminare la Banca Centrale (BCRA) e privatizzare, per ragioni simboliche più che di bilancio, le imprese statali come la YPF (Yacimientos Petrolíferos Fiscales) e i mezzi di informazione come la Televisione e Radio Nazionale e l'agenzia di stampa Télam: “Riteniamo che la Tv pubblica è stata trasformata in un meccanismo di propaganda”.

A livello internazionale la posizione storica e strategica del presidente Milei è quella di essere ancora una volta allineati con gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente. “Abbiamo una posizione chiara e forte riguardo i BRICS, nel conflitto tra Israele e il gruppo terroristico Hamas, come anche tra Ucraina e Russia". La neo ministro degli Esteri Mondino ha chiarito che “non è mai stato approvato, non siamo mai entrati nei Brics” e di conseguenza, “non c’è mai stata una marcia indietro”. Il leader di Libertad Avanza ha dichiarato che avrebbe preso le distanze dai paesi populisti, socialisti, comunisti come la Cina, l’Unione Sovietica, Cuba, Venezuela, Nicaragua, Messico e Brasile. Ma gli affari con la Cina sono un’altra storia.

Milei ha incontrato grandi difficoltà e conflitti nella formazione del suo Gabinetto composto da soli otto ministeri, come aveva promesso in campagna elettorale con il controverso piano “motosega”. Su alcuni Ministri designati ci sono ancora molti dubbi. Tra i candidati spuntano 5 di origini italiane, l’ex presidente della Banca Centrale e Ministro dell’Economia Luis “Toto” Caputo, il capo Gabinetto Nicolas Posse, la super Ministra del Ministero del Capitale umano Sandra Pettovello; la Ministra degli esteri, Diana Mondino, e Guillermo Ferraro, Ministro delle Infrastrutture.

Il trionfo di Milei apre infinite domande, molte delle quali dibattute, che mettono in discussione alcuni accordi fondamentali della democrazia e i progressi in termini di diritti individuali. La nuova squadra economica, che dovrà elaborare una strategia non facile, dovrà lavorare per contenere l'inflazione che si avvicina al 140%, tra le più alte del mondo, fermare l'aumento del dollaro, il debito, la recessione e la spesa pubblica.

Gli argentini probabilmente non avranno molta pazienza, poiché con un’inflazione a tre cifre e la peggiore crisi economica degli ultimi 20 anni, saranno necessarie soluzioni rapide e enormi sacrifici da parte di una parte significativa della popolazione, abituata ai sussidi e al benessere.

Abbiamo incontrato Carlos Roberts, editorialista politico del giornale argentino La Nacion

Carlos Roberts Rainews
Carlos Roberts

Quale è stata la chiave della vittoria di Milei?
È stata quella di arrivare al secondo turno di fronte al candidato dell’attuale governo, il peggiore negli ultimi 40 anni di storia democratica, caratterizzata anche da una situazione istituzionale debole a causa delle divergenze tra il presidente uscente e la vicepresidente. Massa non è riuscito a risolvere il problema dell’inflazione che lo scorso mese è arrivata al 12%, con gravi problemi a causa della mancanza di esportazioni e di entrate per l’industria, per la sanità, e per tutto il resto. Milei ha rappresentato per così dire il malcontento della società, la protesta, l’impazienza, e la lotta contro la casta politica. Questo messaggio ha riscosso grande successo nel paese e questo lo ha portato a vincere con un importante scarto di voti, rispetto all’avversario, di ben 11 punti.
                                                          
Quali sfide dovrà affrontare il prossimo presidente dell’Argentina?
Le sfide sono essenzialmente due, strettamente collegate tra loro: si tratta di sfide di natura politica ed economica. La sfida economica secondo tutti gli economisti del paese, ma anche secondo tutti gli schieramenti politici, è la riduzione del deficit che provoca un’inflazione che sta arrivando al 200% annuale. Per questo è necessario ridurre il deficit, non emettere altra moneta e prevedere una manovra economica molto dura. Le riforme economiche hanno l’obiettivo di ridurre l’inflazione che produce povertà. Al momento l’Argentina ha un tasso di povertà prossimo al 45%. Questa è sicuramente una sfida dal punto di vista economico e sociale.

Sul piano politico Milei gode di un appoggio sufficiente al Congresso per approvare le leggi?
Per attuare i cambiamenti che desidera apportare, Milei ha bisogno di leggi e dell’appoggio del Congresso. Al momento è in una posizione di minoranza sia in termini di deputati e sia al Senato. Ha bisogno di guadagnarsi l’appoggio del Parlamento ai suoi progetti e non è affatto certo che riesca ad ottenerlo. Dovrà scendere a patti e costituire alleanze, e cedere su molti aspetti, perché per lui sarà molto difficile riuscire a governare senza la maggioranza. Allo stesso tempo, bisogna ammettere che Milei è una persona molto pragmatica. Le riforme economiche hanno l’obiettivo di ridurre l’inflazione che produce povertà. Dovrà negoziare una legge dopo l’altra. Non sarà facile arrivare ad avere la maggioranza necessaria per l’approvazione delle leggi fondamentali.

Quali sono le proposte di Milei affinché l’Argentina torni ad essere una “potenza mondiale”?
Lui è un liberale a oltranza. Vuole aprire i mercati, vuole che l’Argentina sia una società aperta, che negozi con il mondo, che si possa importare ed esportare liberamente. Desidera potenziare la produzione agricola e dell’allevamento, ridurre le tasse, mettere in pratica l’accordo con l’Europa. L’Argentina ha vissuto un drammatico periodo di decadenza. Forse ci vorranno altri 50 anni prima che l’Argentina riesca a tornare alla situazione economica degli inizi del secolo scorso. Il decadimento ha interessato molti ambiti: il tasso di iscrizione degli studenti alle scuole secondarie è drammatico: il 50% dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni che si iscrivono alla scuola secondaria poi non la frequentano o non portano a termine il corso di studi e questo crea ulteriori problemi al paese.

Il nuovo ministro dell’economia Luis Caputo, soprannominato dagli argentini “il Messi delle finanze”, potrà realizzare la dollarizzazione dell’economia?
La dollarizzazione, promessa fondamentale della campagna elettorale di Milei, è stata praticamente archiviata. Non sarà una priorità di questo governo. Non dico che Milei non continuerà a pensare di poterla attuare ad un certo punto, ma non è una priorità dell’attuale governo e del Ministro Caputo. Attenzione a chiamare Caputo “il Messi delle finanze”, perché durante il governo di Macri quando era presidente della Banca Centrale, non si è distinto per una grande gestione della Banca. Resta da vedere la sua abilità calcistica, ancora è lontano da paragonarlo calcisticamente come il Messi della finanza argentina. Dopo la vittoria elettorale ha detto anche che entro un anno avrebbe realizzato la dollarizzazione, ma ora, voci di governo e del ministro Caputo, per il momento stanno smentendo; ha detto che avrebbe chiuso la Banca Centrale, ma non esiste alcun progetto in merito.

Il presidente Milei ha confermato che il suo gabinetto partirà con otto ministeri. Quali intende eliminare?
In generale, quando in Argentina si insedia un nuovo presidente, cambia il numero di ministeri: possono aumentare o diminuire. Il Congresso appoggia generalmente questa decisione dei nuovi presidenti, è successo sia con i 21 ministeri attuali che con le decisioni prese da Macri quando è diventato presidente. È molto probabile che se presenterà una legge sulla riduzione del gabinetto ad 8 ministeri, riuscirà a farla approvare, perché in questo il Congresso appoggia il presidente.

Quali ministeri intende eliminare?
Vuole eliminare numerosi ministeri: il Ministero delle donne, dello sport, del turismo, della sanità, dell’istruzione che si concentreranno in un unico ministero chiamato ministero del capitale umano. Ci sarà il ministero dell’economia, degli esteri, degli interni, del capitale umano e alcuni altri ma la nuova legge sui ministeri sarà sicuramente approvata dal Congresso. Milei sta incontrando grandi difficoltà e conflitti nella formazione di questo Gabinetto. Detto questo, ci sono alcuni ministri designati su cui ci sono molti dubbi. Ad esempio Caputo, che è un esperto di finanza, non è un esperto di macroeconomia. Per questo ci sono dubbi sulla sua gestione.

Il nuovo governo argentino intende continuare l’alleanza storica con gli Stati Uniti, Israele e l’Occidente. Quali sono i progetti per la politica estera?
Milei ha detto che avrebbe preso le distanze dai paesi populisti, socialisti, comunisti come la Cina, l’Unione Sovietica, Cuba, Venezuela, Nicaragua, Messico e Brasile per avvicinarsi di più ai paesi capitalisti gli Stati Uniti. È possibile immaginare che intrattenga buoni rapporti con Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, di cui condivide l’ideologia. È un uomo pragmatico, taglierà i rapporti con Cina: ma la Cina è un partner commerciale importante. Sicuramente chiarirà che gli affari privati continueranno a fare il loro corso. È sicuramente un presidente filoamericano e filooccidentale.

Come è composto il nuovo gabinetto ministeriale di Milei?
Milei sta incontrando grandi difficoltà e conflitti nella formazione di questo gabinetto. Poi, la super Ministra del ministero del Capitale umano, Sandra Pettovello, che ha studiato come giornalista e ha fatto dei corsi, dovrà gestire diverse aree: sanità, istruzione, sviluppo sociale. È una perfetta sconosciuta senza alcun precedente in politica, giovane e inesperta. È un gabinetto che desta molti dubbi, lo stesso vale per il Ministro dell’Economia Luis Toto Caputo, e la ministra degli esteri, l’economista di prestigio Diana Mondino, che però non è mai stata cancelliera. Come Capo del Gabinetto del governo spunta la figura di Nicolas Posse.