Nuovo corso in Argentina

Milei giura da presidente e annuncia misure shock: "Non ci sono soldi"

Da oggi sarà alla prova dei mercati e del sostegno popolare. Con un'inflazione impazzita e recessione parte il programma di privatizzazioni

Il giorno della verità per l’Argentina è arrivato. Con la fascia presidenziale biancoceleste e il bastone del comando Javier Milei giura come presidente sulla Costituzione della Repubblica di fronte alle Camere riunite. Ma raggiunte le scale del Congresso promette “una terapia shock” per evitare il tracollo del Paese. “Non c’è alternativa all’aggiustamento perché non ci sono soldi” tuona di fronte a migliaia di persone che lo attendevano già dal mattino.

Folla pro Milei il giorno del giuramento Getty images
Folla pro Milei il giorno del giuramento

Ha smesso il giubbetto di pelle, ha seppellito la motosega, le basette le ha sfoltite, ma il protocollo è stato infranto. Mai prima d’ora un discorso di piazza. Milei parla al popolo che lo ha votato e dice parole amare che all’orecchio più esperto suonano come una lunga “stagflazione”. I prezzi sono già impazziti da una settimana, nei supermercati lunghe file alle casse, la carne che fino all’altro giorno costava tre euro al chilo ora ne costa già sei. Persino la benzina è aumentata del 30%. Cosa farà il dollaro? Si scoprirà di preciso solo oggi.
 

Javier Milai parla dalla Casa Rosada GeyttyImages
Javier Milai parla dalla Casa Rosada

Ma il neopresidente Milei è sorridente quando, sottobraccio alla sorella Karina lascia alle 11.00 l’Hotel Libertador dove ha alloggiato fino a ieri. Ora lo attende la residenza presidenziale, la Quinta de Olivos, dove già si sta provvedendo per ospitare i suoi quattro molossi inglesi, nati da un clone del suo adorato Conan.

Quando vi farà ingresso, Alberto Fernandez, che con un ultimo decreto ha regolato i dettagli sulla scorta che gli sarà assegnato a vita all’estero, forse starà già salendo sull’aereo che lo porterà in Brasile dall’amico Lula che ha declinato l’invito della Casa Rosada. Al suo posto c’era l’ex presidente Jair Bolsonaro, il primo ministro ungherese Viktor Orbán e il leader del gruppo spagnolo di estrema destra Vox, Santiago Abascal.

Volodymyr Zelensky e Javier Milei AP Photo/Gustavo Garello
Volodymyr Zelensky e Javier Milei

"L'Argentina è storicamente una Nazione amica dell'Italia, dove vive la più grande comunità di nostri connazionali all'estero, con la quale intendiamo consolidare le nostre relazioni bilaterali" ha fatto sapere l’italiana Giorgia Meloni augurandogli buon lavoro. Tra gli altri capi di stato e di governo presenti c’erano il re di Spagna Felipe VI e i vicini dell’Argentina: l’uruguaiano Pou, il cileno Boric e il paraguaiano Peña. Con il presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky, venuto fin qui ad omaggiarlo e ad assicurarsi l’appoggio contro la Russia, si è scambiato un caloroso abbraccio. Peccato che non ci fosse Trump così come annunciato. Di sicuro Mosca e Pechino la loro vicinanza l’hanno fatta sentire in passato ed è una stretta dalla quale non è facile liberarsi.

Più nervosa è apparsa l’ampia opposizione in Parlamento. Talmente ampia che non basterà l’appoggio della destra moderata dell’ex Presidente Macri, e della sua candidata Patricia Bullrich, nel malaugurato caso in cui venisse richiesto l’impeachment. Ma al momento la leader dei peronisti Cristina Kirchner, nonché presidente del Senato che ha dovuto officiare il passaggio di consegne tra vecchia e nuova era, si è limitata ad alzare il dito medio all’indirizzo di chi la contestava. Una uscita di scena forse non di buon gusto ma sicuramente plateale.

Cristina Kirchner replica ai contestatori prima di entrare al Congresso X
Cristina Kirchner replica ai contestatori prima di entrare al Congresso

Del resto nel suo discorso Milei ha accusato il governo uscente di aver “rovinato” la vita degli argentini trascinandoli sull’orlo della “crisi più profonda della nostra storia”, e ha promesso di intraprendere “la strada della ricostruzione”. Milei ha dichiarato che convocherà una sessione straordinaria del parlamento nei prossimi giorni per presentare un primo pacchetto di leggi. Il primo decreto che ha firmato è quello che ha portato a 9 i ministeri rispetto ai 19 precedenti. Del resto il taglio dei costi della politica era stato uno dei suoi cavalli di battaglia assieme alla riduzione della spesa pubblica e quindi sociale, alle privatizzazioni e alla dollarizzazione. E’ stato il primo atto dopo l’ingresso alla Casa Rosada, una volta seduto sulla poltrona di Rivadavia.

Erano circa le 13 e il suo buon umore era ancora evidente. Quando è uscito in corteo lungo l’avenida de Mayo a bordo della decapottabile che aveva ordinato appositamente per l’occasione. La cadillac di Peron purtroppo è ferma in un museo restaurata qualche anno fa in occasione della mostra sul bicentenario dall’Indipendenza. Accanto a lui in abito bianco anche la neo vicepresidente Vctoria Villaruel. Nessuna tesi negazionista in questo giorno, lo stesso in cui ricorrono i quaranta anni dal ritorno della democrazia.

Impressionanti le immagini della folla che ha accolto il primo affaccio dal balcone del presidente “insediato” Milei che a 53 anni è riuscito, dopo appena due anni dalla fondazione del suo partito “La libertad avanza”, ad arrivare fin qui. La sua “furia anti establishment”  lo ha portato in serata in quello che una volta era il tempio delle classi dominanti oltre che della musica colta. Alle 22.00 un brindisi al Colon dopo una cerimonia religiosa. E oggi per l’Argentina è un altro giorno.