Oslo

Sedia vuota per Mohammadi a cerimonia Nobel. La figlia: "Il regime iraniano è tirannico e misogino"

I figli esuli a Parigi, con accanto il padre, leggono il messaggio della madre inviato a Oslo per la cerimonia ufficiale della consegna del Premio Nobel della Pace

C'è una sedia vuota sul palco del municipio a Oslo dove si svolge la cerimonia per la consegna del Nobel per la pace. L'attivista iraniana premiata Narges Mohammadi è in carcere in Iran. I figli gemelli, Kiana e Ali di 17 anni, esuli a Parigi col padre, ritirano il premio per lei. A loro il compito di leggere il discorso di ringraziamento scritto dalla madre per l'occasione.

“Mia madre si è sempre battuta per i diritti delle donne e del popolo iraniano, ha messo sempre l'accento sulla resistenza civile”, ha detto la figlia durante la cerimonia. “Il mondo ha visto cosa succede in Iran, la Repubblica islamica limita le azioni democratiche e nemmeno le elezioni sono oramai uno strumento di libertà”, ha aggiunto. Poi la lettura del messaggio della Nobel: il "regime religioso iraniano è tirannico e misogino" e questa "tirannia trasforma ogni cosa in morte".

"In questo contesto il popolo iraniano, in particolare le donne, confrontandosi direttamente con il regime religioso autoritario, ha acquisito la capacità di mettere in discussione i modelli culturali e istituzionali, diventando una forza potente nella "lotta e nella resistenza, delineando una visione della futura governance e della democrazia in Iran", prosegue la Nobel per la Pace. E ancora: “Le donne hanno acquisito questa posizione influente grazie all'esperienza di 45 anni di discriminazioni e ingiustizie in tutte le sfere private e pubbliche, nonché di ”segregazione sessuale e sessista". Questo movimento è visto come una “estensione della politica conflittuale", nella tradizione delle lotte civili, dei movimenti sociali e degli instancabili sforzi delle persone per realizzare una "società civile”. Anche se attualmente sta subendo una forte repressione da parte del governo, rimane vivo e vegeto". 

Il movimento è quello di Donna Vita Libertà, un vecchio slogan curdo, a cui fece riferimento la presidente del Comitato per il Nobel, Berit Reiss-Andersen durante l'annuncio del premio a ottobre scorso.

La cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo Afp
La cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo

Nel giorno in cui si commemora il 75° anno dalla nascita della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dal carcere di Evin dove è detenuta, Mohammadi è riuscita a informare il mondo di voler ricominciare, da oggi, un nuovo sciopero della fame "in solidarietà con la minoranza religiosa bahai", fortemente discriminata in Iran come le altre minoranze etniche.

Le autorità iraniane le hanno negato il premesso di ritirare il premio più prestigioso. In platea c'è anche Shirin Ebadi avvocatessa iraniana premio Nobel anche lei per la pace nel 2003.
 

Cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo Afp
Cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo

Mohammadi, 51 anni, sta scontando diversi anni di detenzione per svariate condanne nel famigerato carcere Evin con l'accusa di diffondere propaganda antigovernativa, e per le sue annose campagne contro la pena di morte, la tortura e l'uso del velo islamico obbligatorio in vigore nella Repubblica islamica dell'Iran a guida sciita.

Quando ha vinto il premio, il 6 ottobre scorso, in molti hanno visto un rimprovero agli ayatollah di Teheran, soprattutto dopo la repressione sulla massiccia protesta antigovernativa dopo il caso Mahsa Amini, la studentessa curda morta nel settembre 2022 per un velo messo male mentre era in custodia della cosìdetta polizia morale. La repressione è costata quasi 600 morti, 8 impiccagioni e migliaia di arresti.

Un momento della cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo Afp
Un momento della cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo

Teheran non arretra di un centimetro. Ieri ha ritirato i passaporti alla famiglia Amini che voleva recarsi a Strasburgo per ricevere il premio Sakharov per la libertà di pensiero riconosciuto alla giovane lo scorso ottobre. L'appello della presidente del parlamento Roberta Metsola di lasciarli liberi di partire è per ora caduto nel vuoto.

Il giornalista iraniano Taghi Rahmani marito della Premio Nobel con i loro figli Afp
Il giornalista iraniano Taghi Rahmani marito della Premio Nobel con i loro figli

I gemelli davanti alle telecamere nella sede del prestigioso comitato norvegese hanno lasciato dichiarazioni toccanti e confessato di temere di non potere incontrare mai più la loro madre, anche se, hanno sottolineato di essere orgogliosi della sua lotta a favore dei diritti umani. 

In una lettera fatta uscire di prigione e pubblicata questa settimana dall'emittente svedese SVT, Mohammadi ha affermato che continuerà a lottare per i diritti umani anche se ciò la porterà alla morte. E ha detto che le mancavano molto i suoi figli. Dopo anni di prigione le sue condizioni di salute non sono buone.

La figlia Kiana Afp
La figlia Kiana

"Penso a rivederla un giorno, ma personalmente, sono molto pessimista -dice Kiana -  perché, strategicamente, quando le verrà assegnato il Premio Nobel per la Pace, beh, il governo iraniano la imprigionerà ancora di più e le toglierà più libertà. Quindi personalmente sono piuttosto pessimista. Credo che l'ultima volta che ho visto mia madre sia stato quando avevo nove anni. Adesso ha già una condanna a dieci anni e, mandando lettere, discorsi così oltre al carcere, questo aggiunge alla sua condanna. Quindi per il momento ha dieci anni, e due fascicoli che non sono nemmeno ancora aperti. Quindi forse la rivedrò tra 30 o 40 anni, ma penso che non la rivedrò più. Ma questo non importa perché mia madre vivrà sempre nel mio cuore e con la mia famiglia."

I figli di Narges Mohammadi alla Cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo Ansa
I figli di Narges Mohammadi alla Cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo

Ali è più ottimista: "Per me è esattamente il contrario. Fin dall'età di quattro anni, ho accettato che la mia famiglia non convivesse e fosse sotto pressione, e l'ho accettato perché, come ha detto mia sorella, credo che la democrazia e la libertà siano valori importanti sono importanti e sono diritti e dobbiamo lottare per questi. Personalmente sono molto ottimista. Non credo che rivedrò mia madre tra due, cinque o dieci anni. Potrebbe volerci anche di più, ma rimarrò ottimista perché ci credo davvero, credo nella nostra vittoria. Come diceva mia madre la vittoria non è facile, è certa e non prevedo la possibilità di perderla. E anche se ciò dovesse accadere, come dice mia sorella ha detto, non importa, saremo sempre molto, molto orgogliosi di nostra madre e continueremo a combattere, per quanto possiamo, come fanno tanti iraniani sia all'interno che all'esterno dell'Iran."

La sala del Municipio alla cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo Afp
La sala del Municipio alla cerimonia del Premio Nobel per la Pace 2023 a Oslo