Confine Nato-Russia

La "linea baltica" tra esercitazioni, difesa, interferenze e minacce putiniane: cosa sta succedendo

Martedì l'avvertimento di Putin: "I Baltici minacciano la sicurezza russa", ieri l'annuncio della grande esercitazione Nato con 90mila uomini. Oggi la decisione di creare sistemi di difesa anti-mobilità nelle tre ex Repubbliche sovietiche

La "linea baltica" tra esercitazioni, difesa, interferenze e minacce putiniane: cosa sta succedendo
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Estonia, Lettonia e Lituania, i tre Stati baltici, hanno concordato di dotare i loro confini con la Russia e la Bielorussia di “strutture di difesa” per contrastare eventuali minacce militari provenienti da Mosca, nel contesto dell'invasione russa dell'Ucraina, la guerra che si combatte ormai da quasi due anni in un crescente clima di tensione che agita il continente europeo. E ciò soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi della nuova ondata di attacchi aerei da parte di Mosca e della debole controffensiva di Kiev, che non ha dato i frutti attesi.

L’annuncio di questo nuovo sistema di deterrenza è stato comunicato dal Ministero della Difesa estone. I ministri della Difesa dei Paesi baltici hanno firmato un accordo in base al quale “l'Estonia, la Lettonia e la Lituania costruiranno strutture difensive anti-mobilità nei prossimi anni per scoraggiare e, se necessario, difendersi da minacce militari”, secondo quanto riportato in un comunicato stampa.

 

L’avvertimento di Putin ai Baltici: “Minacciano la nostra sicurezza”

La decisione di oggi sembra quasi una risposta alle parole dello Zar del Cremlino di martedì scorso, che ancora risuonano, con le quali Putin aveva indirettamente minacciato Riga e, per estensione, i suoi due piccoli vicini: “Quello che sta succedendo in Lettonia e nelle altre Repubbliche baltiche, dove i cittadini russi vengono espulsi, ci preoccupa: è una questione relativa alla nostra sicurezza nazionale”. Il riferimento era all’espulsione di Boris Katkov, un ex militare dell'Armata rossa di 82 anni, residente in Lettonia e accusato di attività propagandistica filorussa. Kathov era incluso nella lista delle persone indesiderate del Ministero dell'Interno di Riga.

Le parole di Putin del 16 gennaio scorso sono state bollate dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, come “pura propaganda”: “Mi auguro e credo siano soltanto frasi di propaganda per rafforzare la sua posizione, visto che vuole rimanere presidente della Federazione russa, ma che comunque non vanno mai sottovalutate. Per questo vogliamo difendere il diritto dell'Ucraina a esistere. Una sconfitta militare dell'Ucraina darebbe alla Russia la possibilità di aggredire qualche altro Paese” ha spiegato il titolare della Farnesina.

Boris Pistorius, ministro della Difesa tedesco Sascha Schuermann/Getty Images
Boris Pistorius, ministro della Difesa tedesco

L’allarme del ministro della Difesa tedesco: “Putin potrebbe attaccare un Paese della Nato nei prossimi 5-8 anni”

Detto fuori dai denti, insomma, il conflitto ucraino rischia di allargarsi, con conseguenze imprevedibili, e la regione del Mar Baltico potrebbe esserne direttamente coinvolta. Del resto, le frasi di Tajani non sono le uniche: il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, non ha usato giri di parole, evocando “minacce” che arrivano “quasi ogni giorno dal Cremlino, di recente di nuovo contro i nostri amici degli Stati baltici”; “dobbiamo quindi tenere conto del fatto che Vladimir Putin potrebbe un giorno attaccare perfino un Paese della Nato”.

Lo ha detto, Pistorius, in un'intervista a Tagesspiegel, spingendosi oltre: “I nostri esperti prevedono un periodo di cinque-otto anni”, prima che “questo potrebbe essere possibile”, cosa che invece non è probabile oggi. Il ministro tedesco ha ribadito la necessità che le Forze armate tedesche diventino “adatte alla guerra”, spiegando di voler rendere consapevole e “svegliare” la società tedesca in merito.

 

Al via dalla prossima settimana l’esercitazione Nato con 90mila uomini

Il tutto, insomma, dice molto del clima di surriscaldamento crescente, da “cortina di ferro”, che si percepisce al confine con la Nato, di cui i tre piccoli Stati ex sovietici rappresentano uno degli avamposti più esposti, perché direttamente confinanti con lo storico “nemico”, la Russia. La decisione di costruire sistemi di difesa nei Baltici, non con effetti immediati e proiettata sul futuro, cade oltretutto all’indomani dell’annuncio della mega-esercitazione dell’Alleanza atlantica con 90mila uomini, la “più massiccia da decenni a questa parte”, lanciata ufficialmente col nome di Steadfast Defender 2024 (“Difesa costante”). Vi parteciperanno, dalla settimana prossima e fino a maggio, forze provenienti “da tutti i 31 alleati e della Svezia” e sarà  basata “sui nuovi piani di difesa dell'Alleanza”, ha spiegato un portavoce Nato. Ventimila militari dovrebbero essere forniti solo dalla Gran Bretagna.

I soldati delle forze armate norvegesi partecipano all'esercitazione militare internazionale Cold Response 22, a Setermoen, a nord della Norvegia (GettyImages)
I soldati delle forze armate norvegesi partecipano all'esercitazione militare internazionale Cold Response 22, a Setermoen, a nord della Norvegia

A inizio anno, interferenze nei sistemi Gps nel Baltico

La “linea baltica” torna quindi al centro dei “giochi” bellici e delle manovre militari. Ma era già stata al centro di altri sommovimenti e sospette “azioni di disturbo” a inizio anno, quando – tra il 31 dicembre 2023 e il 2 gennaio scorso – le autorità estoni avevano registrato significative interruzioni nel funzionamento del sistema Gps nella regione. Lo aveva comunicato la televisione nazionale estone: le autorità avevano infatti dichiarato che la fonte delle perturbazioni, comunque dalle conseguenze non significative, era stata individuata nella regione di San Pietroburgo. Secondo gli analisti, si è trattato di disturbi causati deliberatamente da parte russa.

 

Per la prima volta un attacco ucraino nella regione di San Pietroburgo

Ciò che si può prevedere, correndo ai ripari, è adeguarsi e proteggersi. È recentissima la notizia del bombardamento con droni di un deposito di petrolio nella regione di San Pietroburgo, la città di Vladimir Putin (quasi mille chilometri dal fronte). È la prima volta che accade, come hanno confermato i servizi segreti militari di Kiev. Si tratta di “un nuovo stadio” negli attacchi sul territorio russo, precisa l’intelligence ucraina: le forze di Kiev, infatti, attaccano regolarmente con i droni le regioni frontaliere russe, come quella di Belgorod, ma a volte anche Mosca e basi militari a centinaia di chilometri dal confine. Non era mai successo che colpissero la regione della ex Leningrado.

Eppure Mosca ostenta sicurezza, anche se del conflitto non si vede la fine. Tutta colpa dell’Occidente, che “non è interessato” ad avviare negoziati, ha accusato ieri il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Il quale, nella conferenza stampa di inizio anno, ha ribadito che nell'aprile 2022 i Paesi del blocco Nato hanno convinto gli ucraini a stracciare una bozza d'accordo siglata con i russi a Istanbul, che poteva mettere fine alle ostilità dopo poco più di un mese dall’inizio della guerra.