Anniversari

25 anni senza Stanley Kubrick, ma il suo sguardo resta e quello dei suoi personaggi colpisce ancora

Il 7 marzo del 1999 ci lasciava Stanley Kubrick, regista che ha influenzato la storia del cinema. Un cineasta che ha esplorato tutti i generi, realizzando ogni volta un capolavoro

25 anni senza Stanley Kubrick, ma il suo sguardo resta e quello dei suoi personaggi colpisce ancora
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Il regista americano Stanley Kubrick guarda attraverso una cinepresa

Ha diretto tredici film: tredici candidature ai Premi Oscar.

La statuetta è arrivata nel 1969, per gli effetti speciali di “2001: Odissea nello spazio”, ma ogni suo lavoro ha segnato in qualche modo la storia del Cinema. Stiamo parlando di Stanley Kubrick che, nel corso della sua carriera, ha esplorato vari generi cinematografici, passando dai film di guerra ai thriller, da quelli storici agli horror, ma ogni categoria va stretta allo sguardo del regista che, in realtà, più che un'epoca o una storia, ha indagato dentro l'animo umano.

Kubrick, nato a New York 26 luglio 1928 era un visionario, un ecclettico e ha saputo mettere il concetto di qualità davanti a quello di quantità. Statunitense naturalizzato britannico ha influenzato i cineasti di tutto il mondo con il suo modo di fare cinema, sia dal punto di vista formale, sia da quello narrativo. Una delle sue cifre è lo sguardo dei suoi personaggi, un metasguardo di rimando: il regista che guarda in macchina l'attore che guarda in camera e sembra fissare lo spettatore che, in prima istanza, è il regista stesso.

Kubrick è sempre stato interessato all'essere umano, dicevamo, quindi prima dei fatti, della storia o degli intrecci, c'era l'anima, tormenta o meno, che si raccontava attraverso lo sguardo. 

Nel primo piano, quasi sempre frontale, in cui Kubrick ha stretto i propri personaggi, ci sono occhi, spesso torvi, che sfidano il pubblico, che provocano, che spaventano o che si offrono. 

Basta pensare ad “Arancia Meccanica”: Malcolm McDowell nei panni del protagonista, Alex DeLarge, ha l’occhio destro truccato e il suo sguardo fa paura dalla prima inquadratura, solo dopo si verrà a conoscere la violenza di cui è capace.

Malcolm McDowell, nella scena di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick contrasto/. © Turner Classic Movies /Courtesy Everett Collection
Malcolm McDowell, nella scena di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick

E che dire di Jack Torrance, interpretato da Jack Nicholson in “Shining”? I suoi occhi cambiano con lo svilupparsi del film e costringe lo spettatore e rispondere al suo sguardo. Crea confidenze e quindi paura. 

 

Una scena del film The Shining di Stanley Kubrick contrasto/©Warner Brothers
Una scena del film The Shining di Stanley Kubrick

Ma negli occhi dei personaggi di Kubrick c'è anche sensualità e provocazione, basti pensare a Lolita, occhiali a cuore e sguardi ammiccanti, giovane sogno erotico di un professore che, proprio per quello sguardo, perde la testa. 

Lolita, Stanley Kubrick contrasto
Lolita, Stanley Kubrick

Di sexy c'è anche Alice, la  Nicole Kidman di “Eyes Wide Shut”, anche qui occhi che guardano da dietro gli occhiali e che cercano quelli dello spettatore. La quarta parete è abbattuta

Eyes Wild Shut, Stanley Kubrick contrasto
Eyes Wild Shut, Stanley Kubrick

E come in una Ringkomposition da manuale, ecco che nel capolavoro “2001: Odissea nello spazio” - l'epopea, il classico viaggio di ritorno dell'eroe - lo sguardo spaventato del protagonista chiude il film riportando lo spettatore a quello stesso sentimento di inquietudine provato nelle prime scene, guardando le scimmie con il monolite.

Lo sguardo, quindi, che in un regista è sempre motore e firma dei suoi lavori, in Kubrick è anche mezzo per scoprire l'animo dei suoi personaggi, per investigare e per entrare in contatto con il pubblico. Il suo sguardo, quello di chi recita, quello di chi è raccontato e quello di chi osserva restano e resteranno quindi una pietra miliare e un motivo di studio della settima arte, ben oltre i 25 anni della scomparsa del regista.