A Montecitorio la relazione annuale

Il piccolo schermo diventa sempre più grande: 40 anni di Auditel

"Rottamati 40 milioni di apparecchi con tubo catodico, oggi il Paese è popolato da ben 120 milioni di schermi digitali, di cui oltre 97 milioni connessi, attraverso cui si fruiscono regolarmente i contenuti televisivi"

Il piccolo schermo diventa sempre più grande: 40 anni di Auditel
ANSA
“70 anni di TV, 40 anni di Auditel”, oggi a Montecitorio la relazione annuale

Il piccolo schermo diventa grande schermo: aumentano le dimensioni delle televisioni. Un apparecchio di 55 pollici è la norma per almeno una delle televisioni in una casa. O ancora, si è passati da una visione di contenuti integrali alla visione on demand di contenuti frammentati, che sintetizzano l’integrale. E si è passati da una fruizione condivisa "in famiglia" a una personalizzata, in mobilità. È  una televisione varia e di qualità quella che emerge da "Settanta anni di TV, 40 anni di Auditel: il ruolo dei JIC (Joint Industry Committee) nel nuovo scenario mediale”, la relazione annuale Auditel 2024 presentata alla Sala della Regina di Palazzo Montecitorio a Roma. 

"C'è un altro trend significativo in corso - sottolinea il presidente di Auditel, Andrea Imperiali -. La Ricerca di base Auditel, l'indagine condotta in collaborazione con Ipsos, che fotografa sette volte l'anno la società italiana, le strutture familiari e le loro interazioni con i media certifica che, rottamati 40 milioni di apparecchi con tubo catodico, oggi il Paese è popolato da ben 120 milioni di schermi digitali, di cui oltre 97 milioni connessi, attraverso cui si fruiscono regolarmente i contenuti televisivi".

Come cambia la fruizione televisiva: la visione on demand 


Proprio la moltiplicazione degli schermi, ha aggiunto il presidente di Auditel, "ha segnato negli anni il passaggio dalla visione prevalentemente lineare di contenuti integrali alla visione on demand di contenuti prevalentemente frammentati in brevi clip che sintetizzano l'originale. Contestualmente c'è stato anche il passaggio graduale da una fruizione condivisa (con la famiglia riunita davanti al cosiddetto 'focolare domestico') a una visione, invece, marcatamente individuale, personalizzata e, tipicamente, in mobilità".

I broadcaster italiani: nella stagione 2002-2023 cresciuti nella Total Audience

Per quanto riguarda i broadcaster italiani, nel corso della relazione si è sottolineato come "facendo leva su quantità e qualità, ritualità e innovazione, nella stagione televisiva 2022-2023 sono riusciti a crescere nella Total Audience (+1,4% rispetto alla stagione precedente), hanno raggiunto giornalmente oltre il 90% dei telespettatori e hanno conquistato l'82,3% del totale del tempo dedicato alla visione tv. Sono risultati importanti cui ha contribuito non poco l'ascolto incrementale generato proprio dagli schermi digitali: c'è stata, infatti- ha continuato Imperiali- una crescita del 20,3% per le visualizzazioni e del 25,1% in termini di tempo speso, numeri che consentono di definire la nostra industria televisiva come 'la più resiliente' (anche a livello continentale)".

Jic (Joint Industry Committee) non ha paralizzato l'Auditel 

"Si temeva che la massima rappresentatività alla base del JIC, il Joint Industry Committee con la presenza di tutti i soggetti del mercato negli organismi societari, potesse paralizzare operativamente Auditel e limitarne la capacità di essere al passo con le evoluzioni dell'industria. E che ciò potesse avvenire per l'incrociarsi di veti nella dinamica decisionale, tipica degli organismi popolati da troppi soggetti, tutti in concorrenza fra loro un po' come accade nei vertici degli organismi europei. Invece tutti, senza eccezioni, hanno sostenuto compatti l'evoluzione del mercato; spesso l'hanno anticipata e, in ogni caso, il dialogo e il confronto indotti dal nostro modello partecipativo non hanno mai costituito un freno per l'innovazione e il cambiamento, anzi", ha detto il presidente di Auditel, Andrea Imperiali. 

L'importanza deli ascolti: “Oggi più che mai una garanzia della concorrenza e della democrazia digitale”

"Se fino a ieri si pensava che i sistemi di rilevazione degli ascolti contribuissero solo a stabilire una misura del ritorno degli investimenti pubblicitari, oggi (più che mai) sono diventati un presidio fondamentale della concorrenza e della democrazia digitale". Questo perché, ha spiegato Imperiali, "sono gli unici che possono certificare con precisione le reali preferenze dei consumatori; risultano indispensabili nella corretta distribuzione del finanziamento pubblico; mettono a nudo, per contrasto, i pericoli insiti nel gap informativo che impatta sul funzionamento del mercato, con implicazioni sempre più rilevanti in termini economici, di concorrenza, di sicurezza e anche di data protection; contribuiscono, in ultima analisi, all'integrità e all'equità complessiva del sistema, con evidenti ricadute anche sul pluralismo e sulla qualità dell'informazione".

Le Autorità di Regolazione: sempre in sintonia con i tempi del mercato

"Voglio sottolineare il ruolo fondamentale che hanno avuto le Autorità di Regolazione, sempre in perfetta sintonia con i tempi del mercato - dalle repentine mutazioni alle nuove, conseguenti esigenze normative - a cominciare da Agcom, la 'nostra' Autorità di Regolazione, che ha consentito alla società di svilupparsi con puntuali atti di indirizzo e delibere visionarie, in una dinamica costruttiva e con un approccio sempre evoluto e moderno. Grazie presidente Lasorella", ha detto ancora Imperiali. 

Imperiali: Basta paradisi fiscali europei, alterano la concorrenza 

"Non sono più tollerabili i paradisi fiscali europei che, esaurita la funzione per la quale ieri furono concepiti, oggi in un settore cruciale come quello dei media e dell'audiovisivo alterano la concorrenza, frenano l'innovazione e allargano il divario finanziario fra i giganti globali e gli attori continentali. Senza trasparenza, senza parità competitiva, senza equità fiscale è davvero inimmaginabile garantire a tutti i soggetti un reale level playing field, ossia la possibilità di competere nei 27 Paesi all'interno di un quadro legislativo unico, che protegga i consumatori, garantisca un uso etico e responsabile della tecnologia e includa, naturalmente, anche i sistemi di misurazione". 

E a proposito di sistemi di misurazione, ha aggiunto Imperiali, "anche la pratica dell'auto-misurazione non è più tollerabile. Viceversa, siamo e restiamo convinti che la trasparenza e l'imparzialità di sistemi di misurazione indipendenti e condivisi costituiscano la pietra angolare su cui costruire la casa comune dei servizi media". Per il presidente di Auditel, quindi, "bene ha fatto l'Unione Europea con il Media Freedom Act a sollevare per la prima volta la centralità, la rilevanza e il ruolo fondamentale che i sistemi di misurazione possono svolgere a garanzia di una corretta competizione nell'economia dell'audiovisivo. Ma occorre fare di più e superare, con provvedimenti stringenti, la mancanza di trasparenza che grava sull'intero sistema". "Diversamente- ha concluso Imperiali- si mette a repentaglio non solo la corretta competizione, ma in fin dei conti anche la democrazia digitale, ossia il nostro sistema industriale, la qualità dell'informazione, la libertà e il pluralismo dei media dell'Unione e la stessa identità culturale dei cittadini europei. Per non parlare, naturalmente, dei rilevanti riflessi sull'occupazione a cui stiamo, purtroppo, già assistendo".

Un ricordo ad alcuni dei fondatori Auditel: Berlusconi, Zavoli e Agnes 

"Avviandomi alla conclusione, non posso né voglio dimenticare che nel 1984 tra i fondatori di Auditel c'erano Silvio Berlusconi, figura imprescindibile nella storia della televisione italiana; Sergio Zavoli, giornalista caposcuola e, al tempo, presidente della Rai; e Biagio Agnes, che della Rai è stato indimenticato direttore generale. Credo sia doveroso per tutti noi onorare la loro memoria in questa sede, e in questa doppia ricorrenza, sottolineando che tutti e tre non ebbero mai timore di lanciarsi in sfide apparentemente impossibili. Una lezione da tenere a mente di fronte alle sfide, appunto, che ci attendono. Sfide che, nell'esclusivo interesse del mercato, Auditel è pronta ad affrontare con sempre maggiore rigore e, soprattutto, con crescente e civile passione", ha concluso il presidente di Auditel Andrea Imperiali. 

 

Partecipano anche: Anna Ascani, Vicepresidente della Camera dei Deputati; Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy; Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria; Barbara Floridia, Presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati; Giacomo Lasorella, Presidente AGCOM.