Caraibi

Ad Haiti è il caos, il leader delle gang minaccia: "Se il premier non si dimette sarà guerra civile"

Le terribili parole di "Barbecue", come si fa chiamare il capo delle gang: "Combatteremo contro Henry fino all'ultima goccia di sangue". Intanto il premier, assente da giorni dal Paese afflitto da una forte violenza tra bande, sbarca a Porto Rico

Il capo di una gang criminale di Haiti, che si fa chiamare “Barbecue”, ha minacciato una vera e propria “guerra civile” se il primo ministro dell'isola caraibica Ariel Henry deciderà di restare al potere, mentre il Paese è in balia di una forte ondata di violenza. “Se Ariel Henry non si dimetterà - ha affermato Jimmy Chérizier in un'intervista alla stampa -, se la comunità internazionale continuerà a sostenerlo, allora andremo dritti verso una guerra civile che porterà a un genocidio”. Anzi, l'ex agente di polizia d'élite, che ora guida una federazione di gang, in un'altra occasione è stato ancora più esplicito: il suo obiettivo, ha detto chiaramente, è forzare le dimissioni del premier Henry. “Il nostro obiettivo è rompere il sistema” ha detto ai giornalisti in una conferenza stampa improvvisata in uno slum della capitale haitiana Port-au-Prince; circondato da uomini con passamontagna, che portavano pesanti fucili d'assalto, ha minacciato: “Stiamo combattendo contro Ariel fino all'ultima goccia del nostro sangue”.

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha tenuto ieri sera una riunione privata a porte chiuse. Secondo fonti del Palazzo di Vetro, l'incontro è stato aperto da una relazione del capo missione dell'Onu a Port-au-Prince, Maria Isabel Salvador, che ha fornito informazioni sugli ultimi sviluppi della situazione sul terreno. Il segretario generale, Antonio Guterres, ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale a mobilitarsi, soprattutto dal punto di vista finanziario, per permettere di adottare misure tali da far fronte alle gravi sfide che deve sopportare la popolazione haitiana.

Haiti Ap
Haiti

Intanto, il primo ministro haitiano, assente da diversi giorni dal Paese afflitto da una forte violenza, è sbarcato a Porto Rico. Lo rende noto il portavoce del governatore del territorio americano nei Caraibi. “Mi è appena stato confermato che è sbarcato a Porto Rico” ha detto Sheila Anglero all'AFP, precisando che non sapeva se fosse ancora sull'isola. Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato ieri che Ariel Henry stava tornando, ma secondo i media haitiani il contestato primo ministro non era ancora potuto tornare a Port-au-Prince a causa di problemi di sicurezza all'aeroporto. Il velivolo privato era partito, sempre secondo i media haitiani, dall'aeroporto statunitense di Teterboro, nel New Jersey.

Barbecue Ap
Barbecue

Leader politici, partiti e media hanno manifestato oggi a Port au Prince la loro preoccupazione per la mancanza di notizie riguardanti il ritorno in patria del primo ministro che, dopo aver presenziato a Nairobi il primo marzo alla firma con il Kenya di un accordo per la costituzione di una Missione multinazionale di sostegno alla sicurezza (Mmas) per Haiti, ha fatto perdere le sue tracce.

Fonti keniane hanno confermato al quotidiano Gazette Haiti che il premier ha lasciato Nairobi giorni fa, mentre sulle reti sociali si sostiene che attualmente si trovi negli Stati Uniti. Interrogato da un giornalista, il portavoce del Dipartimento di Stato, Matthew Muller, si è limitato a rispondere ieri che Ariel Henry tornerà a Port-au-Prince, senza fornire però una data.

Dal 29 febbraio, le bande criminali che controllano gran parte del territorio haitiano hanno ripreso le loro operazioni violente, culminate con l'assalto alle due carceri di Port-au-Prince, da cui sono evasi migliaia di detenuti, e con due incursioni, l'ultima ieri, nell'aeroporto internazionale “Toussaint Louverture”, che ha provocato la sospensione dei voli in arrivo e in partenza.

Il massimo leader della rivolta ha sostenuto di recente che è in corso “una rivoluzione”, non contro il popolo di Haiti, ma contro il premier Henry, che “si deve dimettere”.

I team di Medici Senza Frontiere (Msf) a Port-au-Prince sono in azione per incrementare le attività mediche e assistere i feriti. A seguito dell'ulteriore deterioramento della situazione e dell'insicurezza degli ultimi giorni, il numero di feriti che necessitano di cure - molti dei quali donne, bambini e anziani - è aumentato notevolmente, riferisce l'organizzazione in una nota.