Il caso Bari

Al lavoro la Commissione ispettiva, nuove polemiche per un selfie di Decaro

La Commissione è a Bari, il sindaco assicura massima disponibilità per agevolare il lavoro. Prosegue la polemica sulle parole di Emiliano a cui si aggiunge quella sul selfie con due parenti del boss

Al lavoro la Commissione ispettiva, nuove polemiche per un selfie di Decaro
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Il municipio di Bari

Una giornata intensa quella di ieri a Bari, un po' come tutte quelle che si sono susseguite dopo i 135 arresti – tra cui quelli per scambio di voto politico mafioso nelle elezioni amministrative del 2019. Nella rassegna stampa che arriva sul tavolo del sindaco, c'è una foto che ritrae Antonio Decaro immortalato in un selfie con una sorella e una nipote del boss Tonino Capriati, da oltre 30 anni in carcere e membro di una famiglia numerosa con 11 fratelli e tanti nipoti. 

“C'è la mia faccia su alcuni giornali nazionali accostati al termine mafia” - racconta Decaro: "Mi sono chiesto chi fossero le due donne nella foto e, dopo una serie di ricerche per capire chi fossero, ho capito che si trattava di due parenti del boss Capriati ma non hanno nulla a che fare con il resto della famiglia". "Non vedo perché - dice - si debbano ritrovare in una foto solo perché hanno chiesto al sindaco di fare un selfie davanti a loro negozio, come mi capita ogni giorno decine di volte". 

Le due donne, Annalisa Milzi, e la madre Elisabetta, nipote e sorella del boss, spiegano: era il giorno della festa del patrono San Nicola e il sindaco passava per i vicoli della città vecchia. Gli chiesero se era possibile fare un selfie e lui accettò.

 

Ma quello di ieri è stato anche il giorno in cui è arrivata a Bari la Commissione nominata dal ministro Matteo Piantedosi per comprendere se vi sono gli estremi per proporre il commissariamento del Comune di Bari che, se disposto, in ogni caso, arriverebbe addirittura dopo il voto delle amministrative. Un lavoro, quello della Commissione, afferma il sindaco Decaro, che verrà agevolato in ogni modo. 

Le polemiche sulla decisione del ministro dell'Interno non si fermano. E a difenderlo dagli attacchi delle opposizioni, arrivano le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che li definisce “vergognosi”, respingendo al mittente le accuse di utilizzare politicamente questo intervento che "non è pregiudizialmente finalizzato allo scioglimento". Non abbiamo fatto alcuna forzatura”, afferma Giorgia Meloni: "Avremmo fatto una forzatura se non avessimo disposto un accesso ispettivo che sarebbe stato disposto nella stessa condizione per qualsiasi altro comune italiano". 

 

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano torna a precisare le sue parole sull'allora giovane assessore Decaro, affidato alle cure di Lina Capriati, sorella del boss messo agli arresti anni prima proprio dall'ex magistrato: "Se Antonio ha detto che non se lo ricorda, e non ricorda di esserci stato, è possibile che abbia ragione", dice al Tg1. Ma un giudizio critico arriva da Giuseppe Conte: "Non ho trovato l'aneddoto raccontato da Emiliano né divertente né edificante. Noi - precisa il presidente del M5s - siamo per la legalità e la trasparenza". 

Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente della commissione antimafia, Chiara Colosimo: "Le parole di Emiliano, vere, false o fraintese, sono profondamente sbagliate - dice Colosimo - e sarebbe un atto di profonda maturità politica riconoscerlo trasversalmente dicendo che tutte le volte che uno subisce una minaccia, deve denunciare. Su cosa farà l'Antimafia - ha concluso - anche per eventuali audizioni sul tema, si esprimerà l'ufficio di presidenza".  

In una conferenza stampa in comune, proprio mentre la Commissione cominciava a svolgere il proprio lavoro, il Centrodestra con Francesco Paolo Sisto chiedeva al sindaco come è stato possibile che non fosse a conoscenza di quel che stava accadendo all'Amtab - l'azienda di trasporti barese - e perché negli "ultimi otto anni da presidente nell'Anci non abbia mai fatto obiezione sui 137 accessi disposti dal Viminale per altri Enti, qualificando invece come "un atto di guerra quello di Bari". 
In serata la risposta di Decaro: "Ogni volta che sono emersi elementi con un possibile rilievo giudiziario, sono state fatte le opportune segnalazioni. Ho accertato che Michele Emiliano segnalò al procuratore della Repubblica dell'epoca la questione dell'assunzione di parenti di esponenti della criminalità organizzata, Parisi compreso".