La prossima udienza è fissata al 24 maggio

Negati i domiciliari a Ilaria Salis. In aula ancora incatenata, il padre: "Mia figlia come un cane"

La 39enne di Monza è detenuta in Ungheria da 13 mesi con l'accusa di aver aggredito due militanti di estrema destra tra il 9 e il 10 febbraio 2023. Il giudice ha respinto la richiesta di domiciliari presentata dai legali: annunciato il ricorso

È comparsa in Aula, di nuovo in manette, con i ceppi alle caviglie, e legata a una guardia attraverso una catena. Ilaria Salis, l'attivista 39enne di Monza, detenuta da 13 mesi a Budapest con l'accusa di avere aggredito due militanti di estrema destra, non potrà lasciare il carcere. Il giudice, Jozsef Sòs, ha rifiutato la misura alternativa, ovvero gli arresti domiciliari. Per problemi tecnici, l'udienza si è allungata e il giudice ha deciso di non ascoltare una delle vittime e i due testimoni. Dunque ha parlato soltanto Salis. Poi la decisione: “resta in cella”. La prossima udienza è stata fissata al 24 maggio.

La decisione di respingere i domiciliari è stata "l'ennesima prova di forza del governo Orban": così ha detto il papà di Ilaria, Roberto Salis. "Un po' me lo aspettavo - ha aggiunto - Ilaria qui è considerata un grande pericolo".

“I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe fare un esame di coscienza”, ha detto ancora il padre. "Le catene non dipendono dal giudice ma dal sistema carcerario e quindi esecutivo e il governo italiano può e deve fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane" ha aggiunto. 

Il giudice Sós, nella motivazione dell'ordinanza, ha detto che una detenzione cautelare di 13 mesi "non è tanto lunga vista la gravità dei reati, stabiliti dalla Procura", e che "il pericolo di fuga sussiste sempre", per cui è necessaria la custodia in carcere.

Intanto, monta nuovamente il “caso delle manette”, che aveva suscitato già un gran clamore mediatico in Italia dopo la prima udienza. In aula erano presenti, tra gli altri, i giuristi Aurora d'Agostino e Giuseppe Romano che, prima dell'udienza istruttoria avevano sperato in una Salis “libera” da coercizioni fisiche. Un'aspettativa rafforzata - sostenevano - dalla “direttiva n. 343 del 2016 dell'Unione europea, all'art. 5 impone agli Stati membri, di adottare le misure appropriate per garantire che gli indagati e imputati non siano presentati come colpevoli, in tribunale o in pubblico, attraverso il ricorso a misure di coercizione fisica”.

I difensori italiani, gli avvocati Mauro Straini ed  Eugenio Losco (presente in aula), hanno dichiarato alle agenzie che si tratta di "una misura  all'evidenza sproporzionata, lesiva della dignità umana e della  presunzione di innocenza". 

Secondo Losco non ci sono motivazioni sufficienti a giustificare il pericolo di fuga e non basta la presunzione di reato molto grave che ha dato la corte. Per questo motivo i legali hanno presentato ricorso: “Ma non servirà a nulla”, conclude Losco.

Nella giornata di oggi intanto a Milano è stato rimesso in libertà Gabriele Marchesi, il 23enne accusato della stessa aggressione a Budapest. A lui sono stati revocati gli arresti domiciliari dalla Corte d'Appello ed è stata negata all'Ungheria l'estradizione. 

Tajani: “Non mi interessa se vogliono candidare Salis, ma politicizzare il suo processo non la aiuta”

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha commentato negativamente l'ingresso in aula della Salis in manette e catene: “Mi auguro che la signora possa essere assolta, ho visto che è stata portata in aula in catene, poi tolte. Non è un bel modo, non mi pare ci sia pericolo di fuga. Detto questo eviterei di politicizzare il caso se no si rischia lo scontro. A me preoccupa la cittadina Salis - sottolinea Tajani - non mi interessa se poi vogliono candidarla ma se si deve trasformare il processo in scontro politico lo scontro politico non la favorisce”.

La lettera di Salis autorizza a pubblicare le immagini che la ritraggono in manette e catene

In una lettera scritta a mano e consegnata ai suoi legali, Salis ha autorizzato la stampa italiana a pubblicare le sue foto con le manette ai polsi e le catene. 
 

La lettera di Ilaria Salis che autorizza a pubblicare le immagini che la ritraggono in manette e catane in tribunale a Budapest ANSA
La lettera di Ilaria Salis che autorizza a pubblicare le immagini che la ritraggono in manette e catane in tribunale a Budapest

Le reazioni dei parlamentari a Budapest

“Un trattamento inumano e degradante. Salis è in un carcere di massima sicurezza pur senza una condanna. Ho incontrato uno dei suoi avvocati, Gyene Balint, il cui auspicio è che a Ilaria vengano concessi gli arresti domiciliari in Italia, e in subordine in Ungheria. Le manette ai polsi, catene alle caviglie e al guinzaglio, come a gennaio. Vergognoso” è il parere della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari. “Fanno male, e dovrebbero indignare tutti, una donna al guinzaglio è il simbolo di un'umiliazione, di un Medioevo che ritorna” dice Alessia Morani. “Insieme a Ilaria Cucchi in tribunale per mostrare tutta la nostra vicinanza”, scrive il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. A chiamare in causa la premier è Matteo Renzi: “Non è accettabile che una cittadina italiana sia trattata così in Ungheria. Giorgia Meloni deve essere realmente patriota e spiegare a Viktor Orbán che o l'Ungheria rispetta la regole dello stato di diritto o nessun euro delle tasse degli italiani deve finire a Budapest come invece accade oggi (…). Presidente Meloni, si faccia sentire. Ci governano i Fratelli d'Italia o i sudditi d'Ungheria?”.