Consulta, Barbera: "Serve una legge sul fine vita e per i figli delle coppie dello stesso sesso"

Il presidente della Corte costituzionale nella relazione annuale, presente Sergio Mattarella: parla di morti sul lavoro, femminicidi, pandemia e guerre. E chiede: "La Carta è ancora robusta, non rendiamola quella dei custodi"

Consulta, Barbera: "Serve una legge sul fine vita e per i figli delle coppie dello stesso sesso"
rainews
Presidente della Corte costituzionale Augusto Antonio Barbera

Parla a tutto campo, Augusto Barbera, presidente della Corte Costituzionale, davanti al capo dello Stato, Sergio Mattarella, al Collegio riunito e alle altre autorità, in occasione dell’annuale relazione del vertice dell’Alta Corte. “L'obbiettivo che accomuna questo Collegio – dice Barbera – è la tutela e lo sviluppo della nostra Costituzione, da intendere non come un documento brandito per letture  divisive ma come il tessuto che, attraverso la condivisione dei suoi principi, regge e unifica la Repubblica”. E prosegue: “In un sistema costituzionale fondato sulla separazione dei poteri, al rigoroso rispetto delle decisioni delle magistrature, deve corrispondere l'altrettanto rilevante rispetto delle decisioni delle sedi parlamentari, espressione della sovranità popolare”.

Poi, il presidente svolge un lungo excursus sugli eventi principali degli ultimi anni, con un occhio all’Italia, alla cronaca nazionale, estendendo poi lo sguardo ai fatti internazionali: “Tra il 2022 e il 2023 dall'angoscia della pandemia si è passati al fragore delle armi, prima ai confini dell'Europa, per effetto dell'aggressione russa al popolo ucraino, e adesso nel Medio Oriente, per l'orrore degli attacchi terroristici e le dure reazioni israeliane”. Barbera prosegue: “Il 2023 è stato anche l'anno che ha visto in Italia atroci casi di femminicidio, o registrato comunque numerose e ripugnanti violenze contro le donne”.

 

Fine vita, figli di coppie gay, morti sul lavoro

Ma il presidente della Corte costituzionale non dimentica i temi più stringenti relativi ai diritti civili e sociali: “Non si può non manifestare un certo rammarico per il fatto che, nei casi più significativi, il legislatore non sia intervenuto, rinunciando ad una prerogativa che ad esso compete, obbligando questa Corte a procedere con una propria e autonoma soluzione, inevitabile in forza dell'imperativo di osservare la Costituzione”. Il presidente della Consulta si riferisce ai casi di “supplenza” legislativa della Corte, con autonome sentenze, di fronte all’assenza di provvedimenti legislativi adottati dal Parlamento. E auspica “un intervento del legislatore” che dia seguito alla sentenza Cappato “sul fine vita”, sia un intervento “che tenga conto del monito relativo alla condizione anagrafica dei figli di coppie dello stesso sesso”. “In entrambi i casi – sottolinea il presidente Barbera – il silenzio del legislatore sta portando, nel primo, a numerose supplenze delle assemblee regionali; nel secondo, al disordinato e contraddittorio intervento dei sindaci preposti ai registri dell'anagrafe”.

Il 2023 “è stato l'anno in cui oltre mille (una media di ben tre al giorno!) sono state le agghiaccianti morti sul lavoro” ricorda poi il presidente della Consulta. “Tragedie, queste ultime, che direttamente o indirettamente hanno visto e vedranno impegnata la giurisprudenza della Corte costituzionale, sia per quanto riguarda la condizione femminile, sia per quanto riguarda importanti aspetti dell'organizzazione del lavoro nelle imprese” ha sottolineato ancora Barbera.

 

Le Camere eleggano il giudice della Corte mancante

“Le previsioni costituzionali assicurano efficacemente, accanto al pluralismo, l'indipendenza della Corte” sottolinea ancora il presidente della Consulta nella sua relazione, invitando le Camere ad eleggere “nel più breve tempo possibile” il giudice costituzionale mancante alla piena composizione del collegio, “affinché, ormai esaurite le prime due votazioni, provvedano a questo adempimento”. Precisa, Barbera, che “che l'apporto di ciascun giudice è essenziale per il buon esito del giudizio costituzionale, fondato sulla piena collegialità”.

“Il calo del numero delle decisioni” si collega “in particolare, alla riduzione del numero dei ricorsi in via principale. Nell'anno 2023, infatti, ne sono stati promossi solo 35, con una diminuzione di circa il 60% rispetto all'anno precedente” sottolinea il presidente della Corte costituzionale. “Tale sensibile decremento del contenzioso tra Stato e Regioni è verosimilmente imputabile ai meccanismi di raccordo politico fra Governo e Regioni, che permettono loro di mediare tra le reciproche posizioni e di raggiungere punti di composizione” ha aggiunto Barbera. “Su questi ultimi non spetta alla Corte intervenire, fermo restando il possibile successivo controllo di costituzionalità in via incidentale, che potrebbe avere luogo sulla medesima normativa” ha concluso il presidente.