Legale dei migranti: "Procedimento trattato con procedura ordinaria"

Corte di giustizia europea, niente iter urgente per il decreto Cutro

Ai giudici era stato chiesto di pronunciarsi sulla garanzia finanziaria di circa 5mila euro che un richiedente asilo deve versare per evitare di essere trattenuto in un centro alla frontiera in attesa dell'esito dell'iter della domanda di protezione

Corte di giustizia europea, niente iter urgente per il decreto Cutro
Tgr Sicilia
Migranti, Corte di giustizia europea: niente iter urgente per il decreto Cutro - foto d'archivio

La Corte di giustizia europea, su parere dell'avvocato generale, non ha accolto la domanda pregiudiziale d'urgenza avanzata dalla Corte di Cassazione sull'applicazione del decreto Cutro. La decisione è del 26 febbraio scorso ed è resa nota dall'avvocata Rosa Emanuela Lo Faro, legale di migranti trattenuti a Pozzallo, su cui è incentrato il ricorso trattato anche dal giudice di Catania, Iolanda Apostolico. Il caso davanti alla Corte europea sarà trattato con la procedura ordinaria: "Adesso - spiega l'avvocata - ho due mesi di tempo per presentare una memoria e poi i giudici fisseranno la data dell'udienza". 

Al centro del procedimento pendente davanti la Corte di giustizia europea c'è la richiesta, dell'8 febbraio scorso, delle Sezioni Unite Civili della Cassazione, in tema di migranti provenienti da Paesi sicuri che, accogliendo la richiesta del Pg, ha emesso due ordinanze interlocutorie con le quali ha chiesto ai giudici Strasburgo di pronunciarsi in via d'urgenza sulla garanzia finanziaria di circa 5mila euro che un richiedente asilo deve versare per evitare di essere trattenuto in un centro alla frontiera in attesa dell'esito dell'iter della domanda di protezione. Le Sezioni unite erano chiamate a vagliare 10 ricorsi del ministero dell'Interno sulle ordinanze con cui il tribunale di Catania non ha convalidato, alla fine del 2023, i trattenimenti di alcuni migranti tunisini a Pozzallo, in applicazione di quanto disposto dal decreto Cutro.


In particolare le Sezione Unite Civili hanno chiesto alla Corte Ue se le norme del Parlamento europeo e del Consiglio del 2013 "ostino", in tema di garanzia finanziaria, "una normativa di diritto interno". Una normativa che "contempli, quale misura alternativa al trattenimento del richiedente (il quale non abbia consegnato il passaporto o altro documento equipollente), la prestazione di una garanzia finanziaria il cui ammontare è stabilito in misura fissa (nell'importo in unica soluzione determinato per l'anno 2023 in 4.938 euro da versare individualmente, mediante fideiussione bancaria  o  polizza fideiussoria  assicurativa) - spiegava Cassazione - anziché  in misura variabile, senza consentire alcun adattamento dell'importo alla situazione individuale del richiedente, né la possibilità  di costituire la garanzia stessa mediante intervento di terzi, sia pure nell'ambito di forme di solidarietà familiare, così imponendo modalità suscettibili di ostacolare la fruizione della misura alternativa da parte di chi non disponga di risorse adeguate, nonché  precludendo la adozione di una decisione motivata che esamini e valuti caso per caso la ragionevolezza e la proporzionalità  di una siffatta misura in relazione alla situazione del richiedente medesimo".