"Non voglio abbandonare la scherma"

"Davanti a me solo buio", parla l'atleta dell'Uzbekistan abusata

La campionessa violentata durante il ritiro a Chianciano si racconta in una intervista. Degli accusati due sono indagati, un terzo minorenne

"Davanti a me solo buio", parla l'atleta dell'Uzbekistan abusata
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Violenza di genere

Dopo la denuncia, la paura di sostenere il dopo, il timore di dover abbandonare l'agonismo: “Come faccio a fare le gare se ci sono quei tre?”.

Quei tre sono i giovani atleti di Federscherma, denunciati per lo stupro di gruppo subito la scorsa estate da una campionessa di scherma dell'Uzbekistan. A parlare è la vittima diciassettenne in una intervista rilasciata a Il Messaggero: i fatti sarebbero avvenuti durante un ritiro a Chianciano nella notte tra il 4 e 5 agosto dello scorso anno. 

“Sto cercando di non leggere le notizie che mi riguardano perché purtroppo mi fa male, malissimo. Rivivo la stessa angoscia. Mi guardo allo specchio e mi vedo come se fossi a pezzi, una persona danneggiata”, è il racconto ferito della giovane al quotidiano romano a sei mesi dallo stupro: "Non riesco a dormire, fatico a concentrarmi, davanti a me vedo il buio. So che tutti sono preoccupati per me e questo mi dispiace".   

La schermitrice non sa cosa la aspetta dietro l'angolo: "Come faccio a fare le gare se ci sono quei tre? Non posso salire in pedana e vedere di nuovo quelle persone, le stesse che mi hanno fatto del male. Mi mettono paura, ma io non voglio abbandonare la scherma".   

"La sera siamo andati tutti nel bar di fronte all'hotel a festeggiare dopo le gare di Milano- ricostruisce al cronista l'atleta uzbeka- Ricordo solo di aver bevuto qualcosa, poi il nulla. Mi sono svegliata in una stanza semi incosciente, non avevo energia, non potevo muovermi".

"C'è un'inerzia da parte della Procura, che neanche ha attivato il codice rosso, e della Federscherma che non ha preso nessun provvedimento nei confronti degli atleti indagati". È quanto ha denunciato due giorni fa Luciano Guidarelli, l'avvocato della ragazza che non risparmia le accuse nei confronti della federazione affiliata al Coni: "Quando si è resa conto di ciò che aveva subito ha avvisato la compagna di stanza e la madre che è subito arrivata in Italia. La Federscherma è stata subito avvisata ma non abbiamo mai avuto riscontri né di provvedimenti nei confronti degli atleti coinvolti né di solidarietà nei confronti della vittima". Inoltre, aveva aggiunto Guidarelli, “il fatto che gli indagati non siano stati sanzionati o sospesi dalla loro attività agonistica ha reso possibile che la giovane li abbia nuovamente incontrati durante gare e altri ritiri con conseguenti traumi”.

I tre schermitori indagati intanto si sono dichiarati innocenti, "non avendo essi mai usato violenza nei confronti di nessuno", come sottolineato dall'avvocato Enrico de Martino, a nome anche degli altri componenti il collegio difensivo dei tre.

Nel corso degli accertamenti, ricostruisce il quotidiano, è emerso che la vittima aveva nel sangue tracce di alcool - aveva ammesso di aver bevuto una birra e due shottini - e droga. 

Paolo Azzi, presidente di Federscherma, intervistato a sua volta sempre dal Messaggero ha affermato che “in presenza di un fatto tanto grave la priorità per Federscherma è l'inchiesta condotta dall'autorità giudiziaria. Non abbiamo mai avuto elementi per adottare un provvedimento sospensivo. Se dovessero arrivare, agiremo”.