Due boss già in carcere

Dopo 25 anni hanno un nome i mandanti dell’omicidio del sindacalista Geraci

L’inchiesta era stata archiviata nel 2001 e nel 2006 per mancanza di riscontri sulle dichiarazioni di pentiti. Poi nuovi particolari e la riapertura

Dopo 25 anni hanno un nome i mandanti dell’omicidio del sindacalista Geraci
twitter/musumeci
Domenico Geraci ucciso a Caccamo il 9 ottobre 1998

Era l'8 ottobre del 1998 quando con una raffica di colpi raggiunse il sindacalista della UIL Mico Geraci uccidendolo a Caccamo, in provincia di Palermo davanti alla famiglia. Ora dopo 25 anni  hanno un nome i mandanti dell’omicidio. Sono i boss di Trabia Pietro e Salvatore Rinella, incaricati di eliminare il sindacalista scomodo dal capomafia Bernardo Provenzano.

I Carabinieri, su delega della Dda di Palermo, hanno notificato in carcere un'ordinanza di custodia cautelare. Il movente del delitto, era già stato accennato agli inquirenti dal pentito Nino Giuffrè all'inizio della sua collaborazione con la giustizia, poi secondo quanto dichiarato dai pentiti Emanuele Cecala e Massimiliano Restivo a eseguire materialmente il delitto sarebbero stati due giovani che facevano parte del gruppo di fuoco dei Rinella. 

L’uomo scomodo

Dopo una esperienza nella Dc Geraci si era avvicinato all'onorevole Giuseppe Lumia, allora esponente dei democratici di sinistra e componente della commissione parlamentare antimafia. Il sindacalista aveva deciso di candidarsi a sindaco di Caccamo, roccaforte del boss Provenzano, con una lista civica. Geraci aveva preso posizioni contro i mafiosi denunciando il tentativo dei clan di condizionare il piano regolatore di Caccamo e la gestione dell'acqua. Il sindacalista - hanno raccontato i pentiti - aveva poi rifiutato di occuparsi di pratiche dei contributi agricoli per conto di uomini di cosa nostra.

 

Domenico Geraci ucciso a Caccamo il 9 ottobre 1998 ansa
Domenico Geraci ucciso a Caccamo il 9 ottobre 1998

Il movente 

Le dichiarazioni di Geraci non erano piaciute agli uomini d'onore della zona che erano andati a lamentarsi dall’ex capo mafia Giuffrè. Pochi mesi prima del delitto Bernardo Provenzano, durante un incontro,  aveva chiesto allo stesso Giuffré - è lui a raccontarlo - se avesse avuto uomini da mettere a disposizione per eseguire un omicidio a Caccamo, senza dirgli chi fosse la vittima. Sentendosi scavalcato l'ex capomafia gli aveva risposto di no. Dopo qualche mese Geraci era stato assassinato. 

La regia dell’omicidio

I nuovi pentiti Emanuele Cecala e Massimiliano Restivo,  hanno riferito che il padrino corleonese, per eliminare il sindacalista scomodo si era rivolto ai Rinella. A eseguire materialmente il delitto sarebbero stati due giovani Filippo Lo Coco, il killer che avrebbe sparato alla vittima davanti ai suoi familiari, e Antonino Canu, che invece avrebbe curato le fasi logistiche dell'agguato e ha portato via in auto il sicario dalla scena dell'omicidio. Entrati in contrasto con i Rinella, i due sono uccisi.

Il figlio: “Giorno bellissimo” 

“È una giornata importantissima – ha detto il figlio Giuseppe Geraci- perché viene riconosciuto l'impegno antimafia e viene irrobustita la matrice mafiosa dell'omicidio e che la circostanza dell'omicidio sia riconducibile all'impegno di mio padre".