Terra Santa

Cardinale Filoni: “Pace possibile se fatta nella giustizia e riconoscimento dei diritti di tutti"

Lo scenario in Medio Oriente è caratterizzato dall’instabilità e da numerosi conflitti geopolitici, che coinvolgono eserciti regolari, gruppi terroristici, milizie armate e l’intervento di stati terzi

Cardinale Filoni: “Pace possibile se fatta nella giustizia e riconoscimento dei diritti di tutti"
Cortesia - Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Cardinal Fernando Filoni

La situazione in Medio Oriente sta rischiando il collasso a causa dell’attuale conflitto israelo-palestinese tra Hamas e la estrema destra israeliana, che non vede attualmente uno sbocco per la pace. Nella terra dove è nato Gesù le azioni violente da una parte o dall'altra provocano situazioni conflittuali che poi diventano bombe a orologeria. Un territorio che appartiene a ebrei, mussulmani e cristiani. Ma lo scenario complesso della regione è caratterizzato dall’instabilità e da numerosi conflitti geopolitici, undici per la precisione, in cui si verificano scontri che coinvolgono eserciti regolari, gruppi terroristici, milizie armate e l’intervento di stati terzi. Gli esperti affermano che, nonostante tutto, raggiungere la pace sia possibile nella misura in cui vengano riconosciuti i diritti di tutti e non commettendo ingiustizie.

Per comprendere meglio il ruolo, la posizione diplomatica, la chiave di lettura della Santa Sede riguardo i conflitti sparsi per il mondo, è fondamentale capire che la diplomazia vaticana si muove sulla base della ricerca di una pace giusta e di una situazione che preservi l'essere umano e la sua dignità. Cioè una diplomazia degli Stati che è al servizio degli Stati, dei loro confini, dei loro interessi; la diplomazia della Santa Sede, prima di tutto, è al servizio dell'uomo.

Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Abbiamo incontrato il Cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Da quanto tempo e in quali ambiti opera l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme?
L'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme esiste dal 1848, dal tempo in cui il Papa Pio IX ricostruì il Patriarcato latino di Gerusalemme e affidò all'Ordine di sostenere l'attività del Patriarcato stesso. Questo avviene con la partecipazione di circa 30.000 Cavalieri e Dame di tutto il mondo. È un bel segno di universalità nell’attenzione verso la Chiesa Madre di Gerusalemme.

Per gli ambiti, l’Ordine sostiene circa 44 scuole e l'Università di Betlemme. Poi ci sono delle opere sociali per gli anziani, i bambini in difficoltà e l'opera pastorale, soprattutto la formazione dei sacerdoti. Noi ci occupiamo dell'ambito sociale e pastorale, mentre tutto ciò che riguarda la custodia dei Luoghi Sacri non rientra nell'attività dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro. I francescani da secoli compiono questo servizio veramente meritorio.

Alla luce della guerra in Terra Santa, qual è il lavoro primario che svolge l'ordine nella terra di Gesù?
Abbiamo concordato con il Patriarcato latino di Gerusalemme che tutti i progetti che riguardavano sostanzialmente la revisione e la costruzione di edifici non primari venissero messi in seconda linea, privilegiando le attività umanitarie della Terra Santa. Noi non facciamo questo direttamente, in quanto non siamo un'organizzazione non governativa o governativa, non interveniamo di persona, ma lo facciamo attraverso il Patriarcato Latino, che ha un suo ufficio e come tale si occupa e privilegia tutti quegli aspetti umanitari che ben conosce, non solo a Gaza, ma anche in tutta la Terra Santa, nella Palestina.

Papa Francesco manda ripetutamente l'appello per la pace in questa terra martoriata.

Qual è la situazione delle famiglie cristiane?
È un problema molto serio. Noi sappiamo bene quello che i giornali e le televisioni raccontano circa la guerra in Gaza.Conosciamo il dramma di questa gente come conosciamo anche il dramma che hanno vissuto gli israeliani dopo l'eccidio del 7 ottobre. Ma c'è anche un'altra faccia che è poco nota ed è quella in cui vivono tutti coloro che finora lavoravano in Israele, soprattutto palestinesi, nell'indotto dei pellegrinaggi e del turismo.
Il problema è che le famiglie cristiane, e non solo, sono in questo momento in grave crisi di occupazione, pensiamo per esempio alle attività artigianali, ai negozi chiusi e a tante attività che in questo momento sono sospese. Quindi sostenere le famiglie, in particolare quelle cristiane, attraverso il Patriarcato, per noi è fondamentale. Significa aiutare queste famiglie a rimanere nella terra di Gesù perché la Terra Santa non rimanga il luogo archeologico della nostra fede.

Qual è il ruolo della Giordania in questo momento?
La Giordania è stata sempre una realtà molto moderata. Di fatto la Giordania mantiene con Israele le proprie relazioni diplomatiche ma, al tempo stesso, aiuta la Palestina in quanto tanti suoi cittadini sono palestinesi. Però dobbiamo anche dire che la Giordania fa arrivare nella striscia di Gaza vari aiuti, giacché il Regno di Giordania vi gestisce un ospedale. Questo permette al Governo giordano di inviare il proprio sostegno. La Giordania, in questo momento soffre anche per i pellegrinaggi e il turismo in gran parte venuti meno. Dal tempo di Giovanni Paolo II e poi con le visite di Benedetto XVI e Francesco, la Giordania mantiene ottimi rapporti con la Santa Sede e le comunità cristiane che ivi vivono. Senza dimenticare che il Re di Giordania è protettore dei Luoghi Sacri in Gerusalemme.

Cardinal Fernando Filoni Cortesia - Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Cardinal Fernando Filoni

Sono in atto delle persecuzioni verso i cristiani?
No, non ci sono persecuzioni. A volte ci possono essere casi di intolleranza o casi di contenzioso, ma certamente non ci sono persecuzioni. La maggiore difficoltà è nella presenza stabile dei cristiani in Terra Santa. Agli inizi del 1900, con la disintegrazione dell’impero Ottomano e le persecuzioni nel Medio Oriente, i Cristiani sono assai diminuiti. In Israele, tuttavia, in questi ultimi tempi si è registrato un piccolo aumento di ebrei-cristiani che provengono dai paesi dell’Est Europeo. Alcuni hanno qualche difficoltà di inserimento in quanto cristiani ma non c’è persecuzione.

In che maniera la Santa Sede può contribuire perché ci sia una fine delle ostilità?
A mio parere bisogna entrare in modo nuovo nel considerare il contenzioso tra Israele e Palestina.
Non si può guardare solo al passato, ma si deve guardare soprattutto al futuro.
Il futuro significa il diritto di Israele di vivere e esistere in pace. Altrettanto, il diritto della Palestina di esistere e di vivere in pace. Se manca questa volontà, prima di tutto reciproca e poi sostenuta da tutti gli altri Governi, se manca anche questo sostegno, sarà sempre difficile. Noi dovremmo contribuire a porre fine all'ostilità, ma pensando alla giustizia, alla verità e ai diritti di questi popoli.

Voi lavorate in una terra dove c'è molta diseguaglianza, violenza e ingiustizia. Dalla vostra esperienza sul campo, cosa impedisce di raggiungere la pace in queste terre?
Se noi guardiamo agli oltre 70 anni di difficile convivenza dei popoli che abitano la Terra Santa, emerge un problema fondamentale che è la mancanza di giustizia.
Non ci si può accaparrare le terre, né si può avere un diritto preminente sugli altri senza rispettare anche il diritto altrui.La questione è che queste disuguaglianze, queste violenze, non debbano generare nuove ingiustizie; pensiamo all'occupazione illegale delle terre in Palestina o anche a tutto ciò che rende difficile e discrimina la vita di coloro che in Israele o in Palestina si trovano in questa situazione.

È possibile raggiungere la pace?
Sì, è possibile raggiungere la pace ma bisogna volerla. C'è la volontà delle due parti?
Senza di essa non si può raggiungere la pace. Ma al tempo stesso questa volontà, una volta raggiunta, deve essere sostenuta generosamente da parte di tutti. Se questa volontà manca, anche la diplomazia più venerabile si rivelerà impotente. Rimaniamo sul principio che la pace è possibile se fatta nella giustizia e nel riconoscimento dei diritti di tutti, di tutti.