L'intervento del papà di Giulia al campus di formazione 'Obiettivo5'

Gino Cecchetin a La Sapienza: "Abbraccerei genitori Turetta, il loro dolore più grande del mio"

"Penso spesso a loro e hanno tutta la mia comprensione - dice Cecchettin durante il suo intervento all'iniziativa de La Sapienza -. A me mancherà una figlia ma un giorno tornerò a sorridere mentre loro avranno per sempre un figlio omicida"

Gino Cecchetin a La Sapienza: "Abbraccerei genitori Turetta, il loro dolore più grande del mio"
Ansa
il padre di Giulia, in occasione della consegna della laurea in ingegneria biomedica a Giulia Cecchettin il 2 febbaio 2024

I genitori di Filippo Turetta? "Mi ci sono immedesimato molte volte. Penso spesso a loro e hanno tutta la mia comprensione e darei loro un abbraccio. Non sono la persona che può giudicarli e penso che loro stiano vivendo un dolore ancora più grande del mio. A me mancherà una figlia, ma un giorno tornerò a sorridere mentre loro avranno per sempre un figlio omicida”. Così Gino Cecchettin, il papà di Giulia, la 22enne uccisa a Vigonovo dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, a Obiettivo 5, iniziativa a La Sapienza in occasione della presentazione del suo libro 'Cara Giulia'.

 

Cara Giulia, copertina del libro Screen Amazon / Gino Cecchettin
Cara Giulia, copertina del libro

"Dopo un lutto bisogna piangere altrimenti non si soffre, questa è la credenza. Ma impegnarsi non significa non soffrire, non c'è giorno in cui non piango pensando a mia moglie e mia figlia ma non si può solo piangere, bisogna andare avanti - così Gino Cecchettin durante l'evento in streaming sul Corriere della Sera a La Sapienza-, questo è anche il mio carattere non sono abituato a piangermi addosso e ho l'abitudine di cercare le soluzioni ma fa male sentirsi dire che sto lucrando sulle spalle di mia figlia. Ho imparato, tuttavia, a farmi scivolare addosso le cose. Dopo la prima ondata di critiche avevo dimenticato Giulia per due giorni e poi ho detto: no questo non è possibile".  

"Chi deve cambiare sono i maschi: fino a 22 anni volevo che mio padre non esistesse, sono nato in una famiglia unita, a tratti felice, ma sentivo l'oppressione di un padre padrone che poneva il suo modo di essere in ogni istante della mia vita.  Erano gli anni dell'eroina e del terrorismo e quello era il suo modo di educare; poi ci siamo riconciliati. Il maschio, il padrone: da qui la società deve cambiare, da qui la parola 'patriarcato'. Io sono nato nella cultura machista di quel periodo dove il maschio deve essere forte, poi capisci che è più difficile chiedere scusa che sollevare 100 kg", ha proseguito Cecchettin. "Elena è forte, fin da piccola era tosta, da Elena e Giulia ho imparato molto. Quando c'è stato il famoso post Instagram di Elena che parlava di patriarcato, non immaginavo ci fosse nella parola 'patriarcato' una implicazione sociologica. Ma Elena mi ha detto: 'papà, l'omicidio di Giulia è frutto del patriarcato'".   

Cecchettin ha letto la definizione di patriarcato dal vocabolario. "Se una donna ti dice 'non ti amo più' e non lo accetti, quello è patriarcato", ha detto ancora. "Non so quando avrò la forza di rimettere ordine alle sue cose, anche il pigiama sul suo letto mi mette in contatto con mia figlia, papà ti vuole bene", ha proseguito.    

E rispondendo ad una domanda sulle ricerche sulla figlia: "Le forze dell'ordine devono seguire un protocollo, tu hai la priorità di cercare tua figlia, la vuoi il più velocemente possibile. Servirebbero più risorse: la sera prima c'era statala segnalazione di un vicino e la volante non era riuscita ad intervenire, magari con maggiori risorse le forze dell'ordine potrebbero fare di più".