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Gite scolastiche, anche quest’anno la metà degli studenti non partirà

Per due ragioni fondamentali: la carenza di insegnanti disponibili a fare da accompagnatori e i costi che non mettono tutti nelle condizioni di partecipare

Gite scolastiche, anche quest’anno la metà degli studenti non partirà
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ragazzi in gita scolastica, immagine di repertorio

Come nel 2023, circa uno studente su due dovrà rinunciare alla gita scolastica con pernotto. Per due ragioni fondamentali: la carenza di insegnanti disponibili a fare da accompagnatori e i costi che non mettono tutti nelle condizioni di partecipare. Da non sottovalutare però anche le questioni disciplinari: il 17% di chi rimane a casa è costretto per punizione. L’aspetto economico influenza pure chi parte, visto che spesso si ripiega su soluzioni low-cost.

Per 1 studente su 2, anche quest’anno, il viaggio d’istruzione con pernotto fuori probabilmente resterà un miraggio: al 31% la scuola ha già comunicato che non si partirà, l’8% rinuncerà a titolo personale (per sua scelta o della famiglia), il 12% è in attesa di capire cosa accadrà con poche speranze residue visto che siamo già a marzo. E, tra questi, una quota consistente - circa 1 su 4 - probabilmente non farà neanche la meno impegnativa escursione dalla mattina alla sera. Una situazione, questa, del tutto simile a quella rilevata dodici mesi fa. A dirlo è l’edizione 2024 dell’annuale Osservatorio sulle gite scolastiche di Skuola.net, costruito interpellando 1.200 alunni delle classi medie e superiori.
 

Gite scolastiche Getty
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Anche i motivi che costringono a dover rinunciare al viaggio sono sempre gli stessi. Al primo posto - così per quasi 4 su 10 - la mancata disponibilità dei professori di accompagnare gli studenti, per non doversi assumere la responsabilità di badare a decine di ragazzi. Da non sottovalutare neanche quanti non partiranno “per punizione”: il 17%, infatti, afferma che alla base ci sono questioni disciplinari. Il 12%, invece, sostiene che a far saltare la trasferta sono stati soprattutto i costi troppo alti dei pacchetti viaggio. Caro-prezzi che, in qualche modo, ha condizionato anche quel 7% che, pur in presenza di una proposta di viaggio da parte della sua scuola, non è potuto partire perché non si è raggiunto un numero minimo di adesioni.

Tuttavia, il portafoglio condiziona anche chi il viaggio l’ha già compiuto (18%) o è in rampa di lancio (31%). Tra questi, 2 su 3 affermano che i preventivi di spesa hanno indirizzato in una certa misura meta e durata del viaggio d’istruzione fino a risultare, nel 12% dei casi, addirittura decisivi. Portando a scelte quasi obbligate che, a volte, non sono bastate a far partecipare tutta la classe: il 6% dice che è partito o partirà assieme a meno della metà della classe.

Tradotto in termini pratici: i viaggi di istruzione di oggi sono corti, in Italia e con mezzi di trasporto quanto più economici possibili. Per quasi la metà dei partecipanti (46%) la gita non si prolungherà oltre i tre giorni. Poco più di 1 su 5 potrà allungare la permanenza fuori fino a quattro giorni. Solo 1 su 3 riuscirà a prolungarla dai cinque giorni in su.

Tutto questo si tramuta in un budget totale che, in circa 2 casi su 3, si manterrà entro i 400 euro. Con i tempi che corrono, è quasi miracoloso che il 14% sia riuscito a contenere la spesa sotto la soglia dei 200 euro. Ma viaggiare resta lo stesso costoso: un quarto (24%) degli intervistati che partiranno ha messo in conto una spesa tra i 400 e i 600 euro, mentre 1 su 7 dovrà sforare il tetto dei 600 euro.  

Così non stupisce che il pullman sia il mezzo preferito per raggiungere la meta (56%), seguito dall’aereo dall’aereo (22%) e dal treno (14%).
 

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Di fronte a un quadro del genere, infine, si comprende anche perché per la stragrande maggioranza degli alunni la gita scolastica si svolgerà all’interno dei confini nazionali: ben 3 su 4 resteranno in Italia. Peraltro, verso mete che permettono in teoria di risparmiare qualcosa. Destinazioni lontane dai classici circuiti turistici, come capoluoghi di provincia meno battuti, località di mare o montagna, borghi e paesi dell’entroterra sono stati o saranno la scelta di circa un quarto delle scuole: li menziona il 23% degli studenti.

Tra gli approdi tradizionali, invece, resistono al vertice le solite note: al primo posto, indicate dal 12% degli intervistati, ci sono Napoli e Firenze; subito dietro si piazza Roma, con il 10% delle preferenze. Tra le mete straniere, invece, spiccano: Atene, Madrid, Barcellona, Vienna e Praga. Ma, anche qui, le destinazioni “alternative” vanno per la maggiore.

Infine, va registrato come il fondo di 50 milioni di euro messo a disposizione dal Governo, abbia aiutato qualche studente in più a partecipare ai viaggi di istruzione: il 3% di quelli in partenza ha usufruito del bonus, mentre il 2% è in attesa dell’esito della domanda. Chiaramente, il reddito ha fatto la sua parte: al momento in cui l’indagine è stata svolta, sussisteva ancora un limite ISEE molto basso - 5.000 euro - oltre il quale non era possibile usufruirne. Fa piacere, però, rilevare che un ulteriore 3% di studenti in difficoltà economiche ha ricevuto un supporto economico grazie ai fondi di istituto.

“Purtroppo la partecipazione ai viaggi di istruzione con almeno un pernotto fuori casa, per la metà degli studenti delle scuole secondarie, continua a essere un privilegio. Il problema restano essenzialmente i soldi. Quelli che mancano alle famiglie e quelli che mancano alle scuole per incentivare la partecipazione dei docenti, costretti a sobbarcarsi enormi responsabilità spesso gratis et amore dei. E, anche qualora ci fossero, come avvenuto quest’anno, fondi per aiutare le famiglie meno abbienti, il caro-vita e il cambiamento climatico rischiano di vanificare tutto. Infatti, oggi come oggi, ogni stagione è buona per il turismo di massa, lasciando agli studenti ben poche opzioni low-cost, a meno che non ci si accontenti di mete meno gettonate”, così Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net.

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