Intervista

Allarme Fentanyl, il criminologo: è già un affare per le mafie italiane

E' ora il farmaco più venduto al mondo ed è la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra i diciotto e i quarantacinque anni negli Stati Uniti

Allarme Fentanyl, il criminologo: è già un affare per le mafie italiane
Ansa
Fentanyl

Il fentanyl è ora il farmaco più venduto al mondo ed è la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra i diciotto e i quarantacinque anni negli Stati Uniti. Presto la situazione in Europa potrà essere simile se non peggiore di quella statunitense

Professore, in parole molto semplici e comprensibili ai nostri lettori, ci può spiegare cos’è il fentanyl?

È un analgesico con un’efficacia di almeno ottanta volte superiore a quella della morfina. Sintetizzato illegalmente, può essere utilizzato come “eroina sintetica” o mescolato con la stessa. È assunto solitamente con compresse orali o con iniezione endovenosa. Provoca un forte stordimento cento volte più potente rispetto all’eroina e alla morfina. I rischi del suo utilizzo prolungato vanno da una morte improvvisa per arresto cardiaco a una grave reazione anafilattica. Negli esseri umani sono sufficienti circa due milligrammi di fentanyl per essere letali.

 

 

Perché adesso se ne parla e c’è un allarme sollevato a livello mondiale?

Perché sia in Europa sia negli Stati Uniti ci sono stati molti morti proprio a seguito dell’ingestione di fentanyl sintetizzato o creato illegalmente. I decessi sono connessi soprattutto all’uso di eroina combinata con il fentanyl o uno dei suoi vari potenti analoghi, come l’alfa-metil fentanyl e il tri-metil fentanyl. I test effettuati sugli animali dal gruppo di ricerca della Janssen Pharmaceutical hanno dimostrato che la potenza analgesica del fentanyl è cinquecento volte superiore a quella della morfina. Il carfentanyl sarebbe diecimila volte più potente della morfina. I rischi sono davvero altissimi e dovremmo cominciare a pensare a delle strategie di lotta a livello transnazionale.

Quali Paesi possiamo annoverare tra i maggiori produttori di fentanyl?

La Cina è in assoluto il maggior produttore di oppioidi sintetici al mondo. Seguono a ruota il Messico, l’Afghanistan e il Canada.  Il fentanyl, ovviamente, è prodotto per uso medico legalmente in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Olanda, Belgio, Italia e Svizzera. La maggior parte del fentanyl illegale proviene naturalmente da laboratori clandestini. La produzione di quest’oppioide richiede una conoscenza chimica avanzata, per questa ragione, le mafie si sono già attrezzate per autoprodurselo utilizzando i migliori chimici sulla piazza e i più moderni laboratori adeguatamente attrezzati. A sostegno di quanto affermo ci sono le operazioni di Europol e Interpol che nell’ultimo anno (2023) hanno individuato in Europa ben 400 laboratori (alcuni anche in Italia) e in Lettonia sono stati sequestrati cinque chili di sostanza pura, sufficiente per uccidere fino a due milioni e mezzo di persone.

Il fentanyl quindi è difficile da produrre?

Con esperti del settore e laboratori attrezzati non è per nulla difficile da produrre. Occorre avere a disposizione il preparato chimico di fentanyl puro. Poiché questo medicinale è molto potente, la sua esportazione è molto controllata. Ci vuole una forte capacità di corrompere gli alti dirigenti all’interno dei laboratori ufficiali, il che è abbastanza agevole per le mafie che dispongono di capitali illimitati. Per produrre un farmaco che non uccida immediatamente migliaia di persone, ci vuole anche un "know-how" che molte mafie ovviamente già possiedono.

Perché le mafie sono così interessate a questa sostanza chimica?

Lo spiego con un esempio semplicissimo. Da un kilogrammo di polvere di fentanyl al costo di diecimila euro è possibili produrre un milione di mini pasticche che vendute a venti euro l’una fruttano sul mercato venti milioni di euro. Ecco il motivo per cui le mafie sono interessate a questa sostanza chimica peraltro richiestissima soprattutto nel mercato europeo e non più solo negli Stati Uniti.

L'aumento dell'uso di fentanyl può essere connesso con la guerra transfrontaliera alla droga cd. classica? 

La lotta alla droga è una battaglia senza frontiere e senza distinzioni. Il mercato delle sostanze stupefacenti online rappresenta un fenomeno in considerevole espansione e con picchi altissimi di pericolosità. Ci sarebbe bisogno di concentrarsi in modo particolare proprio su questo settore che rappresenta il luogo più utilizzato dove è possibile vendere e comprare il fentanyl. Il mercato delle droghe sintetiche rappresenta un nuovo affare per il crimine organizzato che vede in esso un’illimitata e appetibile fonte d’ingenti guadagni con spese e rischi molto limitati. Se sarà più difficile trafficare in droghe classiche le mafie si sposteranno verso quelle sintetiche e viceversa. Si adegueranno sempre e comunque alle loro esigenze e ai loro guadagni.

La tragedia del fentanyl negli Stati Uniti potrà arrivare in Italia con la medesima intensità?

Se non si attueranno politiche di prevenzione e repressione nazionali ed europee il rischio della tragedia che stanno vivendo gli Stati Uniti è reale. Le mafie hanno fiutato l’affare e faranno di tutto per incrementare i loro profitti. La ndrangheta dovrà essere monitorata in modo particolare, specialmente per i suoi collegamenti con i cartelli messicani e le organizzazioni criminali colombiane. 

Che cosa si può fare per tentare di combattere efficacemente i gruppi criminali organizzati che trafficano in sostanza stupefacenti naturali e chimiche?

La sola repressione chiaramente non è sufficiente per combattere questo tipo di criminalità organizzata. Occorre agire sulla produzione e sui mercati per ridurre i consumi. Servono assolutamente maggiori sforzi per fare pressione sui paradisi fiscali e bancari che sono essenziali affinché i cartelli riciclino i miliardi di dollari guadagnati attraverso i loro traffici, fentanyl compreso. Nessuno si sta muovendo in questa direzione in questo preciso momento storico e questo deve preoccuparci e non poco.

In Italia la situazione in questo momento com’è?

Per ora sembrerebbe che in Italia l’uso di fentanyl sia ancora limitato poiché al primo posto come consumo di droghe abbiamo la cannabis, al secondo la cocaina, l’eroina sta sotto l'1%. Questo però non deve affatto farci dormire sonni tranquilli perché ora c’è l’interesse diretto delle mafie italiane - ndrangheta in primis - proprio sull'oppioide sintetico. Ci sono stati i primi sequestri in questi anni, sappiamo che è arrivato in Italia, abbiamo accertato alcune morti in Lombardia nella zona di Rogoredo, quindi, non possiamo più dire che sia un fenomeno marginale o inesistente. Questi fatti devono essere fortemente attenzionati e a oggi non siamo pronti a fronteggiarli soprattutto nella loro dimensione criminale presente nel web. Se Joe Biden e Xi Jinping si sono dovuti incontrare il 15 novembre scorso per riannodare i fili della cooperazione tra Stati Uniti e Cina nella lotta al fentanyl significa che il problema è serio e non va assolutamente sottovalutato né in Italia e tantomeno in Europa. 

Vincenzo Musacchio è criminologo forense, giurista, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). È ricercatore indipendente e membro dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni Ottanta. È tra i più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali. Esperto di strategie di lotta al crimine organizzato. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo “La lotta alle nuove mafie combattuta a livello transnazionale”. È considerato il maggior esperto europeo di mafia albanese e i suoi lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche da commissioni legislative in ambito europeo.