L'inchiesta di Bari e la conferenza del sindaco Antonio Decaro

Il sindaco difende "le persone per bene della città"

Decaro difende il lavoro fatto dalla sua amministrazione conto le mafie: "Mi hanno salutato e hanno pianto con me, perché sono persone che ho convinto a denunciare. Ora aspettiamo l'arrivo della commissione, con cui collaboreremo"

Il sindaco difende "le persone per bene della città"
LaPresse
Antonio Decaro - Matteo Piantedosi

Non trattiene le lacrime a conclusione del suo intervento nella sala del Consiglio comunale di Bari. Una sala piena di cittadine e cittadini per ascoltare il sindaco Antonio Decaro. Tra di loro anche chi ha partecipato attivamente, mettendo a rischio anche sé stesso e i propri affetti, alla lotta contro “i 14 clan” mafiosi che sono presenti in quel territorio. 

“Le lacrime di oggi erano legate alla presenza di persone che ho contribuito a liberare dal cappio dell'usura che, sapendo della conferenza stampa, hanno volontariamente deciso di venire. Mi hanno salutato e hanno pianto con me, perché sono persone che ho convinto a denunciare”. 

Il sindaco è tornato a parlare di "un atto di guerra" che richiede "una legittima difesa" della "città che da tempo "combatte la mafia a testa alta". Mancano solo tre mesi al voto per il rinnovo dell'amministrazione comunale e Decaro ritiene che questa sia una mossa del centrodestra per "inquinare la campagna elettorale e fare annullare la partita. A Bari perdono da 20 anni - dice - e alcuni di loro, come Savastano in Gomorra, dicono 'andiamo a riprenderci la città'. Ma la città è dei baresi, non è di nessuno".

La decisione di inviare la commissione è stata presa dal Viminale, su impulso dei parlamentari di centrodestra, dopo gli arresti del 26 febbraio scorso, epilogo dell'inchiesta Codice interno che ha disvelato un presunto sistema di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni comunali del 2019. Per infiltrazioni mafiose anche l'azienda municipalizzata del trasporto urbano, l'Amtab, è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria per un anno. Ed inoltre il Viminale invierà un'ispezione in Prefettura a Bari in seguito al caso, emerso in un'inchiesta, della funzionaria che si rivolse ad un indagato vicino al clan per riavere l'auto che le era stata rubata.

Tra le 130 persone finite in carcere e ai domiciliari ci sono anche Carmen Lorusso, consigliera eletta con il centrodestra e poi passata nella maggioranza di Decaro e suo marito Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale. 

"Questo governo - ha replicato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi - ha dichiarato guerra alle mafie e non certo agli amministratori locali. Capisco l'amarezza del sindaco di Bari" ma "il nostro governo da quando si è insediato ha già sciolto 15 Comuni in prevalenza di centrodestra".

Decaro, che la scorsa settimana a quanto si apprende ha avuto un incontro con Piantedosi per parlare della vicenda, ha comunque offerto "piena collaborazione" ai commissari la cui relazione, che potrebbe anche contenere l'ipotesi di scioglimento del comune, dovrebbe arrivare dieci giorni dopo il primo turno delle elezioni che si terranno l'8 e il 9 giugno, e quindi nel pieno della campagna elettorale per un eventuale ballottaggio.

Piena solidarietà al sindaco è stata espressa da alcuni sindaci ed esponenti del centrosinistra. Per la leader del Pd, Elly Schlein, quella del Viminale è "una scelta che sembra molto politica. Non si era mai visto ed è molto grave". "Il Pd - ha detto anche la segretaria in serata da Bruxelles - è e sarà sempre impegnato nella lotta contro le mafie e non ha niente a che fare con il grave atto fatto ieri dal ministro Piantedosi". 

Nessun commento ufficiale, invece, da parte del M5s, dove però alcuni autorevoli esponenti esprimono "forte preoccupazione per quanto accaduto in questi giorni e nelle scorse settimane per la serie di arresti avvenuti a febbraio". Ribadito che la legalità è "valore fondante della nostra azione politica e come presupposto per la costruzione di qualunque progetto politico", dal M5s si invitano però i partiti della maggioranza a non "usare strumentalmente questa vicenda e farne una clava di attacco politico".  Dal centrodestra, è il ragionamento ai vertici del M5s, "non accettiamo lezioni di etica e legalità".

Il centrodestra, invece, difende la scelta del ministro. Forza Italia invita Decaro ad "apprezzare" l'intervento della commissione "se non ha nulla da temere". Mentre il sottosegretario alla Giustizia Delmastro definisce le parole di Decaro "sconcertanti".

Tra gli applausi dei presenti nella sala del Palazzo di città, che lo interrompevano più volte, ha annunciato che "se c'è anche un solo sospetto di infiltrazione della criminalità nel Comune io rinuncio alla scorta". Decaro, che è anche presidente dell'Anci, vive da nove anni con la costante presenza di due agenti dopo le minacce di morte ricevute per le sue battaglie per la legalità che hanno portato a diversi arresti, tra cui alcuni esponenti di clan mafiosi. "Io ho paura per me e per la mia famiglia - ha evidenziato - ma la mafia la guardo in faccia e la combatto". Un impegno che il sindaco ha messo nero su bianco in un plico con "migliaia di pagine consegnato due giorni fa in prefettura: nemmeno dopo 24 ore, però, mi è arrivata la telefonata del ministro che mi avvisava dell'arrivo della commissione. Non credo le abbiano neppure lette", ha sottolineato.

A Bari due anni e mezzo fa un'altra consigliera comunale fu arrestata per presunto voto di scambio, sempre per le elezioni del 2019, in questo caso sia a Bari sia nel vicino comune di Valenzano: si tratta di Francesca Ferri, anche lei eletta nel centrodestra (lista Di Rella sindaco).