Perugia

Dossieraggi, Laudati non risponde ai pm: "Operato col pieno controllo del procuratore capo"

Il sostituto procuratore antimafia si avvale della facoltà di non rispondere. L'avvocato: "Molto provato, evitato clamore mediatico". Aveva chiarito: "Nulla fatto per ragioni personali. Ho dato impulso ad attività poi sfociate in procedimenti"

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, il sostituto procuratore antimafia, Antonio Laudati, nell'interrogatorio in Procura a Perugia, nell'ambito dell'indagine sui presunti accessi abusivi alle banche dati del suo ufficio, compiuti dal tenente della Guardia di finanza Pasquale Striano. Nel fascicolo è indagato lo stesso Laudati. Lo ha riferito il difensore del magistrato, Andrea Castaldo, uscendo dal Palazzo di giustizia umbro. “Dopo la massiccia ed incontrollata diffusione di notizie coperte dal segreto istruttorio, ritengo che non sussistano, al momento, le condizioni per lo svolgimento dell'interrogatorio, peraltro ampiamente preannunciato dalla stampa, per esercitare concretamente il diritto di difesa e per fornire un contributo alla ricostruzione dei fatti” ha spiegato il magistrato.

In una nota diffusa attraverso il legale, inoltre, Antonio Laudati ha chiarito che “nei casi contestati nell'invito a comparire, mi sono limitato a delegare al gruppo Sos della Dna approfondimenti investigativi, in piena conformità alle leggi, alle disposizioni di servizio e sotto il pieno controllo del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo”. Nel comunicato viene poi spiegato: “È in atto un ampio dibattito su tutti i media nazionali, in cui mi vengono attribuiti fatti gravissimi (e sicuramente diffamatori) che risultano completamente differenti dalle contestazioni indicate nell'invito a comparire, notificatomi il 26 febbraio, soprattutto diversi dalla realtà che conosco”.

Tutti gli accertamenti - ha detto ancora Laudati - erano determinati da esigenze investigative, nell'esclusivo interesse dell'Ufficio, e riguardano persone da me non conosciute e rispetto alle quali non avevo alcun interesse personale né alcun intento di danneggiare. Non rientrava tra i miei compiti di sostituto procuratore quello di controllare il personale di polizia aggregato alla Dna, né quello di verificare gli accessi alla banca dati. Appena avrò la possibilità di conoscere formalmente gli atti, non mi sottrarrò alla esigenza di fornire tutti i chiarimenti necessari per l'accertamento della verità, la piena correttezza del mio operato e affermazione della Giustizia, nella quale credo fermamente” conclude la nota.

 

Il legale: “Il mio assistito è provato emotivamente, non si è presentato per evitare il clamore mediatico”

“Il procuratore capo conosce, nel senso che è il momento terminale di una serie d'attività d'impulso, che poi vengono trasmesse alle procure competenti” spiega l'avvocato Castaldo, difensore di Laudati, in merito alla domanda sulla conoscenza da parte dell'ex procuratore antimafia, Federico Cafiero de Raho, delle attività svolte dal suo assistito. Laudati “è molto provato”, si trova “in un momento particolare della sua carriera e della sua vita”; avremmo “potuto chiedere tecnicamente un rinvio per motivi di salute ma non lo abbiamo fatto per rispetto dell'indagine e della Procura, perché non volevamo che sembrasse una via di fuga” ha rivelato l'avvocato Castaldo, lasciando gli uffici perugini dopo che il suo assistito ha deciso di “non presentarsi per evitare il clamore mediatico”.

 

Laudati: “Ho dato impulso ad attività poi sfociate nei procedimenti, tutto quello che è uscito aveva la firma del procuratore capo”

“Non c'è mai stato nulla che ho fatto per ragioni personali. Sulla base di accertamenti pre-investigativi, ho dato impulso ad attività che poi sono sfociate in procedimenti. E, soprattutto, tutto quello che è uscito dalla Direzione nazionale antimafia aveva la firma del procuratore nazionale”. Con persone a lui vicine, il sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia aveva rivendicato così la correttezza del proprio operato, come riportato dal quotidiano La Repubblica. Il magistrato è indagato nell'inchiesta relativa ai presunti dossieraggi per accesso abusivo ai sistemi informatici, falso e abuso d'ufficio.

Al magistrato sarebbero in particolare contestate quattro informative (una su un affare immobiliare a Santa Severa; la seconda sul presidente della Federcalcio Gravina; due vicende legate al riciclaggio di denaro nelle squadre dilettantistiche e nel mondo dei procuratori sportivi) che non avrebbe dovuto inviare alle procure distrettuali, in quanto relative a questioni non legate alla criminalità organizzata.