Elezioni legislative

Iran, bassa affluenza alle urne. L'appello di Khamenei: "Votate, ne va della sicurezza nazionale"

Urne aperte nella Repubblica islamica per il rinnovo del Parlamento e l'Assemblea degli Esperti. Si vota tra arresti e appelli al voto rivolti ad una popolazione in piena crisi economica e sociale

Iran, bassa affluenza alle urne. L'appello di Khamenei: "Votate, ne va della sicurezza nazionale"
AP
Elezioni in Iran

È bassa l'affluenza alle urne per le elezioni legislative, in corso in Iran. Le autorità hanno per questo deciso di prorogare di due ore la chiusura dei seggi (alle 20 ora locale anziché le 18 - le 17:30 in Italia). Sarebbero molti gli iraniani rimasti a casa nonostante l'appello delle autorità a partecipare alle consultazioni. Pochi gli elettori che hanno votato nelle province più importanti, compresa Teheran, Isfahan, quella del Kurdistan e del Sistan-Baluchestan.

A 61 milioni di elettori si chiede il rinnovo  del Parlamento e dell'Assemblea degli Esperti, l'organo preposto alla nomina della Guida Suprema, di fatto il capo assoluto dello Stato.

Il Grande Ayatollah Ali Khamenei, 84 anni, guida l'Iran dal 1989. Per qualcuno è oramai vecchio o malato e il Paese si interroga su chi prenderà il comando dopo di lui. Per ora sono sono solo voci quelle che vorrebbero il figlio del successore di Khomenei, Mojtaba Khamenei, prendere le redini della teocrazia sciita al potere dal 1979.

Sul voto pesano le recenti determinazioni dell'attuale governo su crisi economica interna e politica estera. A presiederlo è l'ultraconservatore Ebrahim Raisi che, secondo un recente sondaggio dell'istituto di rilevazioni statistiche, con sede negli Usa, Stasis Consulting, gode di un sostegno dato al 32%. Alle elezioni presidenziali del 2021 che lo portarono alla presidenza, l'affluenza fu del 49% la più bassa mai registrata. Furono milioni le schede nulle di chi fu “obbligato” a votare ma invece avrebbe voluto restare a casa.

Un livello di consenso che secondo lo stesso sondaggio, avrebbe portato al voto il 34% degli aventi diritto, con lo spettro dell'astensione al 66%, un record mai toccato. Secondo altri sondaggi, l'astensione potrebbe essere addirittura più alta, con il 77% degli aventi diritto che diserterà le urne e l'8% che ancora non ha deciso se recarsi o meno a votare. Sarà lo spoglio a confermare o no le stime.

Nelle parlamentarie del 2019 l'affluenza fu del 42%. Sui social in molti si sono sentiti chiamati al voto con la forza mentre quello che dovrebbe essere percepito come un diritto era avvertito come "un'inutile farsa". Tanti, troppi i candidati riformisti esclusi dal Consiglio dei Guardiani (che fa da Commissione elettorale) e perfino il gruppo sostenuto dall'ex presidente Rohani, considerato un moderato.

Circa 15.000 i candidati in lizza per i 290 seggi del majles (parlamento monocamenrale) e 88 quelli per l'Assemblea Consultiva Islamica, in carica per quattro anni. Cinque seggi sono riservati alle minoranze religiose, da sempre contrastate dalla teocrazia a maggioranza sciita.

Elezioni in Iran, l'ayatollah Ali Khamenei AP
Elezioni in Iran, l'ayatollah Ali Khamenei

Il malcontento diffuso è dovuto alla crisi economica, con un'inflazione che tocca il 50%, a milioni di iraniani caduti sotto la soglia di povertà e a un 15% di disoccupazione giovanile. C'è poi il ricordo bruciante dell'ultima massiccia protesta anti-governativa repressa nel sangue seguita al caso Mahsa Amini la studentessa curdo-iraniana morta per un velo messo male nel settembre 2022.

E ovviamente i due conflitti per i quali non si intravede ancora una fine: quello in Ucraina, per il quale Teheran è stata accusata di aver venduto droni a Mosca, e quello più recente che ha incendiato il Medio Oriente in cui gli ayatollah sono stati accusati di appoggiare una “guerra ibrida” sostenendo Hamas, gli Hezbollah libanesi e gli Houti yemeniti.

Elezioni in Iran AP
Elezioni in Iran

A nulla sembra essere servito l'appello del leader Khamenei: “Votate per deludere i nostri nemici”. Secondo il Grande ayatollah queste elezioni rappresentano “anche una questione di sicurezza nazionale” in quanto un'eventuale bassa affluenza spingerebbe ”il nemico" a “minacciare” l'Iran. Il leader ha già votato a presentatosi per primo al seggio dell' Imam Khomeini Hussainia nel centro di Teheran mostrandosi davanti a una folla di giornalisti mentre impugnava la scheda elettorale.

Nelle ultime settimane si sono diffuse richieste di boicottaggio elettorale, anche da parte del premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, attivista per i diritti delle donne attualmente detenuta a Evin. Gli appelli al boicottaggio hanno messo il governo iraniano sotto pressione: i candidati scelti per lo più nell'alveo dei conservatori hanno annunciato che a dispetto delle telecamere e delle multe inflitte alle donne senza velo, alle svelate il voto non sarebbe stato negato, mentre in alcune province come quella dell'Azerbaigian occidentale,  50 persone sono state arrestate con l'accusa di "disturbare l'opinione pubblica e incoraggiare il popolo ad astenersi dalle elezioni". 

 

Elezioni in Iran AP
Elezioni in Iran

Il malcontento gira anche sui social. Una ragazza è stata messa in custodia dopo avere dichiarato pubblicamente di non voler votare alle elezioni parlamentari durante una manifestazione pacifica a Teheran che è stata bloccata dalle forze di sicurezza.

E perfino il celebre cantante Shervin Hajipour è stato condannato a tre anni e otto mesi di carcere per "propaganda contro il sistema e incitamento alla rivolta". Fu lui l'autore della canzone "Baraye" ("per", in italiano: una raccolta di voci e messaggi che spiegano i motivi delle protesta Donna Vita Libertà), diventata l'inno delle manifestazioni per Mahsa Amini nel 2022. Ad annunciare la condanna è stato sul suo profilo Instagram lo stesso artista, che ha condiviso la formulazione della sentenza: "L'imputato è stato condannato a tre anni di carcere per aver fatto propaganda contro il sistema e ad altri otto mesi di carcere per incitamento alla rivolta al fine di minacciare la sicurezza del Paese".