La solitudine di Anita tra le statue di Roma

Il governo danese ha censito i monumenti e ne ha trovati solo il 10% dedicati a donne, si è dunque impegnato a rimediare. In Italia siamo molto lontani da una tale percentuale, eppure nessuno sembra farci caso

La solitudine di Anita tra le statue di Roma
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La statua di Anita Garibaldi a Roma

È notizia di questi giorni che il governo danese si è impegnato a erigere più statue dedicate a donne. Da un censimento è emerso che di 321 monumenti nelle città della Danimarca, solo 31 sono figure femminili. Il ministro della Cultura Jakob Engel-Schmidt ha affermato che “a Copenaghen ci sono più statue di animali che di donne” (per la precisione 26 animali e 5 donne, chissà se la celebre Sirenetta sia stata esclusa dal computo in quanto figura mitologica, oppure conteggiata al 50%). 
All’indomani dell’8 marzo è triste constatare che in Italia siamo messi ben peggio, il 10% di statue femminili che in Danimarca sembra svilente, a noi appare come un obiettivo. 
Qualche censimento in Italia esiste, ad esempio l’associazione Mi riconosci ha raccolto dei dati in una pubblicazione che si chiama Comunque nude ed è emerso che le statue raffiguranti donne sono solo 148 tra migliaia (praticamente tutte religiose o svestite). E sono state realizzate per oltre il 90% da uomini. Niente di particolarmente stupefacente se consideriamo l’immagine della donna perpetuata nei secoli dalla cultura dominante, quella stessa cultura che ha commissionato la maggior parte delle opere d’arte in tutte le epoche. Fatto sta che a girare per le meravigliose piazze d’Italia la percezione è che siano stati gli uomini ad aver fatto la storia. 


A Roma le statue femminili sono quasi tutte Sante o Madonne. Tranne una. Una che domina dall’alto la Città Eterna, a due passi dal Vaticano, a metà strada tra San Pietro e suo marito Giuseppe Garibaldi: Anita. 
Anita Garibaldi si trova sulla passeggiata del Gianicolo. È una statua a grandezza naturale, datata 1932, realizzata da Mario Rutelli (il cui pronipote sarebbe poi diventato sindaco, anche di sindache ne abbiamo avuta una sola a Roma, ma questo è un altro filone della stessa storia). 
Anita al Gianicolo è quasi un’eroina Marvel: galoppa, capelli al vento, spara in aria con una mano e con l’altra tiene il figlio Menotti e contemporaneamente la criniera del cavallo imbizzarrito. Pare sia stato Mussolini a chiedere di inserire il neonato, la rappresentazione della donna non poteva prescindere dalla sua funzione principale: essere madre. 


Per quanto riguarda la toponomastica la giunta capitolina si è impegnata dal 2022 nella creazione di “quote rosa stradali”, quando si sono resi conto che le vie e le piazze intitolate a donne celebri erano solo il 4%

La statua di Anita Garibaldi al Gianicolo, Roma Wikipedia
La statua di Anita Garibaldi al Gianicolo, Roma

Tornando ai monumenti, a Milano è apparsa la prima statua donna nel settembre del 2019, è stata realizzata da Rachele Bianchi, artista e scultrice milanese scomparsa nel 2018. Donata da suo figlio al Comune, si trova in via Vittor Pisani, all'angolo con viale Ferdinando di Savoia. Il titolo è “Personaggio”, non è una persona specifica, è una figura femminile avvolta in una tunica che sembra quasi un’armatura. È in bronzo e simboleggia la forza e le virtù femminili. Già è qualcosa, prima o poi anche a Milano ci sarà un monumento femminile con un nome e un cognome.


A Napoli c’era Marianna in piazza Mercato, anche detta “Cap’a è’ Napule”, una testa marmorea di epoca classica. Non c’è certezza su chi rappresenti, per alcuni sarebbe la leggendaria sirena Parthenope, per altri Cibele la madre di Zeus. Ad ogni modo ora è nell’atrio di Palazzo San Giacomo, sede del Comune.
A Bologna e a Torino nulla, statue femminili in forma di arte pubblica non ancora pervenute.
Eppure le grandi donne da omaggiare non mancherebbero nel nostro Paese: scienziate, artiste, architette, partigiane, inventrici, letterate… Un giorno avremo piazze e strade dedicate a grandi donne, con monumenti realizzati da pregevoli scultrici. Speriamo prima di 131 anni, il tempo che manca, secondo il World Economic Forum, a colmare il global gender gap.

 

statua "Personaggio" Milano GoogleMaps
statua "Personaggio" Milano