La revisione del processo sulla strage

Erba, Olindo e Rosa tornano in aula, l'accusa:"Su di loro cascata di prove". Nuova udienza ad aprile

Tredici anni fa la condanna definitiva all'ergastolo per l'uccisione di Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk di appena due anni, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini

Si terrà il prossimo 16 aprile, alle 9, la nuova udienza per discutere l'istanza di revisione del processo per la strage di Erba, a carico di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Lo ha comunicato il presidente del Collegio della Corte d'Appello di Brescia, Antonio Minervini, dopo la richiesta di rinvio formulata dalla difesa dei coniugi, condannati in via definitiva nel 2011, rappresentati dall'avvocato Nico D'Ascola e Flavio Schembri. 

La difesa ha chiesto il rinvio per rispondere adeguatamente al procuratore generale e all'avvocato generale che, nella requisitoria dell'udienza odierna, hanno contestato tutti gli elementi portati dalla difesa della coppia.

Il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli  parlato di "una cascata di prove" a carico dei coniugi Romano, condannati nel 2006. "Una cascata di prove che credo sia impossibile con questo processo di revisione ribaltare", ha detto Il magistrato il quale ha aggiunto anche di trovare "odioso provare a mettere in mezzo la famiglia Castagna, parti lese di un crimine orrendo".

Rispoli ha poi affermato che la tesi di un regolamento della criminalità organizzata è "assolutamente inverosimile" per spiegare la strage di Erba, aggiungendo che non c'è stata alcuna pressione sui testimoni e che: "Olindo non è uno stupido, aveva la capacità di nascondere le prove".

Olindo Romano e Rosa Bazzi, nel 2011, sono stati condannati all'ergastolo, in via definitiva, per la morte di quattro persone: Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk di appena due anni, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. I due sono accusati anche del tentato omicidio di Mario Frigerio, marito di Cherubini, e unico sopravvissuto alla mattanza per una malformazione alla carotide. I legali della coppia puntano su prove nuove, a loro avviso, che potrebbero portare alla assoluzione a 18 anni dell'eccidio. 

L'avvocato Fabio Schembri alla revisione del processo per Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba, tribunale di Brescia 1 marzo 2024. Ansa
L'avvocato Fabio Schembri alla revisione del processo per Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba, tribunale di Brescia 1 marzo 2024.

“Non c'erano aggressori nella casa della vicina”

Il pg di Brescia ha sostenuto ancora che, contrariamente a quanto assunto dalla difesa, Valeria Cherubini, vicina di casa delle vittime e moglie del supertestimone, Mario Frigerio, non fu colpita mortalmente nel suo appartamento al piano di sopra rispetto a quello del massacro, ma mentre fuggiva, come ricostruiscono le sentenze. Un'affermazione che cambierebbe la dinamica dell'eccidio di Erba,

"Non c'era nessun aggressore in casa e Valeria Cherubini, in stato di incoscienza per il colpo subito, era salita nella sua casa, la sua tana per rifugiarsi", dove morì, come detto dal consulente in primo grado. Rispoli ha contestato che nelle consulenze scientifiche sulla scena del delitto della difesa della criminologa Roberta Bruzzone siano state usate metodologie che all'epoca dei fatti non esistevano. "Le macchie si sangue e la scena del crimine sono elementi già in possesso dei giudici precedenti ed erano già stati analizzati compiutamente". 

Per 'spiegare l'illogicità di sostenere certe vie di fuga da parte degli aggressori della strage, nell'aula del tribunale di Brescia, dove è in corso l'udienza del giudizio di revisione sulla strage, sono state mostrate le foto dell'appartamento di Raffaella Castagna dopo il massacro dell'11 dicembre del 2006. 

Assieme a Guido Rispoli, pg di Brescia, in aula rappresenta l'accusa l'avvocato generale dello Stato Domenico Chiaro. Gli elementi di prova della difesa di Romano e Bazzi "non sono fatti nuovi e questi elementi di prova non hanno capacità demolitoria", ha affermato Chiaro. Sui coniugi pesa un "poderoso movente" e, per quanto riguarda le confessioni rese e poi ritrattate, l'avvocato dello Stato sottolinea che "mai furono fatte pressioni". "Bisogna dirlo - ha sottolineato - per difendere chi ha lavorato a questo processo. Gli interrogatori sono stati registrati dall'inizio alla fine".

L'avvocato Chiaro ha detto di voler riportare la strage di Erba nell'ambito "nelle aule di giustizia" perché "qui sono prese le decisioni" e non altrove e ha tacciato di "manifesta inammissibilità" le istanze di revisione "prive di motivazioni". 

La folla di curiosi e cronisti davanti al tribunale Tgr
La folla di curiosi e cronisti davanti al tribunale

"Nessun trucco, nessun inganno" anche sulla repertazione da parte dei carabinieri di Como della traccia di sangue attribuita a Valeria Cherubini trovata sull'auto di Olindo Romano -ha ribadito poi il pg Rispoli in aula-. Per la difesa e il pg Cuno Tarfusser invece non ci sono certezze che la traccia repertata dai carabinieri sia la stessa poi analizzata dagli esperti della Procura e attribuita a una delle vittime. "Se i magistrati lo ritengono analizzano la macchina fotografica usata dal carabiniere Fadda, ma credo che noi magistrati abbiamo conoscenza di come la si usi.

Il legale di Marzouk: “Azouz è qui per cercare la verità”

Nella pausa dell'udienza per la richiesta di revisione del processo è intervenuto Luca D'Auria, avvocato di Azouz Marzouk che ha sottolineato la "requisitoria molto puntuale" da parte della procura generale e ha affermato: "In linea di massima, la procura generale" intende "respingere la richiesta di revisione", ma vi è la "volontà di analizzare tutto con precisione e approfondimenti", sull' ammissibilità o inammissibilità delle prove.

"E' indiscutibile che in un modo o nell'altro il delitto possa fare riferimento al mondo di Azouz, che è un fatto nuovo" -ha proseguito D'Auria-. Il mondo è quello dello spaccio. E' qui per capire. È qui per capire come vittima, come uno che cerca la verità ed è molto scosso".

'Ha lottato per sé, per monetizzare il suo status di vittima", ha dichiarato Giuseppe Castagna, parente di tre delle vittime della strage di Erba, criticando le parole di Azouz Marzouk, marito di sua sorella Raffaella, uccisa con il figlio Youssef. Castagna ha definito l'affermazione di Azouz Marzouk "sto facendo questalotta per tutti"  "offensiva per le vittime ma anche per noi che in questi anni abbiamo difeso la verità". 

Reazione di rabbia anche da parte di Massimo Campa, legale di Pietro e Beppe Castagna: "Olindo e Rosa sono colpevoli, almeno oggi si ponga fine a questa vergogna", ha esortato rivolgendosi alla Corte d'Appello.

Il legale ha chiesto che sia dichiarata l'inammissibilità o il rigetto dell'istanza di revisione. "A me è toccato vedere le foto del piccolo Youssef, non solo non può essere stata la criminalità organizzata a ucciderlo ma l'unica ragione per cui è stato colpito era l'odio per il bambino". 

Decine di persone in coda per assistere all'udienza

 

Enorme la curiosità intorno alla nuova udienza del processo. Decine le persone stamattina in coda per poter entrare nell'aula del Palazzo di Giustizia di Brescia in cui si discute della richiesta di revisione della sentenza che ha condannato all'ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba dell'11 dicembre del 2006. Tra la gente in coda anche giovani: "Siamo qui per curiosità, sono anni che ne sentiamo parlare".   In aula dovrebbero esserci sia Olindo e Rosa, in carcere dal gennaio 2007. La coppia in un primo momento aveva confessato per poi ritrattare. 

No alle riprese tv dei due condannati

 

I due imputati non potranno essere inquadrati durante l'udienza. Sono stati loro stessi a chiederlo alla Corte di Brescia che ha per il resto ha ammesso le immagini in aula. 

La strage

 

La sera dell'11 dicembre 2006, la città di Erba, in Brianza, conosce uno dei più atroci crimini dell'Italia recente. Quattro persone - una giovane donna, suo figlio di appena due anni, sua madre, una loro vicina di casa - vengono barbaramente trucidate con un coltello e una spranga. Dopo i primi sospetti rivolti verso Azouz Marzouk, vengono arrestati Rosa Bazzi e Olindo Romano: doveva essere l'epilogo, ma non fu che l'inizio di una vicenda giudiziaria che tra infiniti colpi di scena e polemiche arriverà fino a oggi.