Crimini & misteri

Lidia Macchi, un omicidio senza colpevole

La studentessa fu uccisa nel 1987 con 29 coltellate. Dopo 37 anni è ancora mistero

Lidia Macchi, un omicidio senza colpevole
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Lidia Macchi, la studentessa scomparsa e poi trovata morta. Varese, 7 gennaio 1987

Una lettera anonima, un innocente condannato e poi assolto, un’indagine lacunosa. Sono gli elementi da tenere a mente in questo cold case.

Lidia Macchi ha 21 anni quando scompare nel nulla, il 5 gennaio del 1987. Frequenta il secondo anno di Giurisprudenza all’Università del Sacro Cuore di Milano. E’ una studentessa diligente, impegnata in parrocchia e nel sociale.

Il giorno della sua scomparsa Lidia va a fare visita a un’amica ricoverata in ospedale, a Cittiglio, nel Varesotto. L’amica è l’ultima a vederla viva. Lidia si trattiene con lei circa mezzora, poi intorno alle 20.10 si mette alla guida della sua Fiat Panda per tornare a casa. Da quel momento di lei non si sa nulla.

Due giorni dopo il corpo di Lidia viene ritrovato in un boschetto, a due passi da Varese. Dall’autopsia emerge che la ragazza è stata accoltellata 29 volte e che prima di essere uccisa ha avuto il suo primo rapporto sessuale.

Nel giorno del funerale arriva ai familiari di Lidia una lettera anonima, intitolata In morte di un’amica. È una poesia dove, fra le altre cose, la vittima viene chiamata “agnello sacrificale”. La lettera viene attribuita a Stefano Binda, ex tossicodipendente e amico stretto di Lidia, con la quale frequenta la parrocchia.

Lidia Macchi, la studentessa scomparsa e poi trovata morta. Varese, 7 gennaio 1987 ansa
Lidia Macchi, la studentessa scomparsa e poi trovata morta. Varese, 7 gennaio 1987

Nel 2018 Binda viene condannato all’ergastolo in primo grado. Poi dopo 3 anni e mezzo di carcere viene assolto e prosciolto in Cassazione con formula piena. A scagionarlo definitivamente la prova del DNA. Sul cadavere riesumato di Lidia vengono trovate tre “formazioni pilifere” che non appartengono a Binda. 

Dopo così tanti anni, prove deteriorate e indagini condotte con approssimazione, l’unica speranza è che qualcuno che ha visto qualcosa parli, mettendo la parola fine a un mistero lungo 37 anni.