Dopo il voto

L'analisi: "Le Europee? Il vero fixing che misurerà le forze di tutti i partiti"

Quale sviluppo prenderà lo scenario politico italiano? Ne parliamo con Fabio Martini, inviato e cronista politico del quotidiano “La Stampa”

L'analisi: "Le Europee? Il vero fixing che misurerà le forze di tutti i partiti"
Rainews
Giorgia Meloni, Elly Schlein

Fabio Martini, archiviato il voto abruzzese, proviamo a guardare, per quanto possibile in prospettiva, la politica italiana. Cominciamo con una considerazione: ogni tentativo di "nazionalizzare" il voto locale non sempre fa bene alle coalizioni. In particolare modo al centrosinistra. È così?

“In effetti questa espressione “nazionalizzare” il voto locale rende bene l’idea. Cioè quando si finisce per attribuire un significato politico generale ad elezioni di realtà locali circoscritte. Vizio anzitutto dei media, che dovrebbero ponderare nell’analisi i diversi fattori in campo. Se fai paginate che fanno credere che a Sassari o a Teramo si giocano i destini del governo, si finisce per incoraggiare i politici ad auto-esaltarsi, o irridere gli avversari, per piccoli episodi. Appena rieletto, il Presidente della Regione Abruzzo Marsilio è arrivato a dire: “E’ stata scritta una pagina di storia“. La segretaria del Pd, dopo il voto in Sardegna, aveva dichiarato: “Avvertite Meloni, il vento sta cambiando”. Ma sono bastati pochi giorni per capire che dall’ isola soffiava una piccola brezza: in Sardegna il centro-sinistra allargato ai 5 stelle, alle Politiche del 22, aveva ottenuto quasi 6 punti in più del centrodestra ed era persino “naturale” che vincesse. Al contrario, in Abruzzo il bacino elettorale del centro-destra era più largo e infatti quella coalizione ha vinto”.
 
Andando più in profondità si registra: da una parte il consolidamento e la vittoria del centrodestra e dall'altra una sconfitta del centrosinistra, sconfitta determinata da una evidente fragilità e anche da un astensionismo di aree del suo elettorato. Sono sufficienti queste ragioni per spiegare la sconfitta del "Campo largo"?

“Ci sono elettori diversissimi tra loro - moderati di Azione e Italia Viva ma anche populisti ex Cinque stelle - che nel Campo largo evidentemente stanno… stretti. Alcuni si sono astenuti e altri hanno votato per il centro-destra. Ma questo non ha alterato i pesi già determinati alle Politiche del 2022: il centrodestra (a differenza che in Sardegna) in Abruzzo aveva circa 4 punti di vantaggio sulle forze poi riunite nel Campo largo e quei ”pesi” non si sono spostati. Certo, la dispersione di alcuni elettorati, fa pensare e indurrà i vari Conte, Renzi e Calenda in diverse tentazioni. Ma è assai più corposo il risultato in positivo: poco meno del 50% degli abruzzesi ha votato per le forze che si oppongono, all’Aquila e a Roma”.

Nel centrosinistra si è assistito ad un rafforzamento del PD e ad un crollo dei 5 Stelle,  per i centristi (a parte un po’ Calenda) il risultato è minimo. Quindi si pone il problema: una parte degli elettori dei 5stelle hanno scelto l'astensione. Non ti pare che questo pone un problema importante per la costruzione del Campo largo (che Conte afferma di volere) e verso il quale Romano Prodi spinge?
 

“Nell’orgia dei commenti post-elettorali, inseguendo il retroscena del retroscena, si perdono di vista i fatti basilari. Il Campo largo - cioè l’alleanza che va da Conte fino a Renzi, passando per Calenda, Schlein e Fratoianni - era alla sua primissima prova. L’ha persa, con uno scarto di 7 punti, ma giocava fuori casa. Una base dalla quale quei partiti dovranno ripartire se un giorno vorranno riconquistare il governo del Paese. Ma come dice Arturo Parisi, da semplice alleanza elettorale il semovente Campo largo dovrà trasformarsi in coalizione. Non sono cose che si improvvisano. Alle spalle – e ancora oggi - ci sono anni di insulti grevi, ma anche divisioni su questioni dirimenti; come la politica estera, il reddito di cittadinanza, il super-bonus edilizio. Servirà tempo, pazienza e voglia di costruire. Anche perché nel frattempo – si è già visto – qualche elettore che non è d’accordo sull’afflato unitario, si asterrà e voterà altrove. Ma per conquistare il “quid” necessario a riprendere il governo del Paese, tutti dovranno fare qualche sacrificio. Oggi le opposizioni si dispongono quotidianamente in una modalità di lotta che talora sconfina nel settarismo, ma assieme al contrasto, prima o poi, dovranno esporre anche un profilo – tosto e non rinunciatario - di governo. Sui dossier fondamentali, la politica estera, le politiche della crescita e contro le diseguaglianze, ma anche su tante altre questioni. Su questo piano siamo ancora all’anno zero”.

Le elezioni offrono, comunque, indicazioni interessanti. Per esempio all'interno delle coalizioni. Nel centrodestra si è assistito al superamento di Forza Italia nei confronti della Lega. Ti chiedo se si dovesse confermare anche in Basilicata e nelle Elezioni Europee (in modo particolare) che tipo di conseguenze si potrebbero determinare per la maggioranza di governo? Salvini non sembra intenzionato a fare passi indietro …

“In Abruzzo la Lega, pur continuando a perdere voti, ha tenuto. Non la Basilicata ma le Europee di giugno saranno un test decisivo per la leadership di Salvini. Dopo il crollo alle Politiche 2022 (dal 34,3% delle Europee alll’8,8%), non ha pagato alcun pegno e questo dice molto sulla natura dei partiti di oggi: nella Prima Repubblica un segretario di partito protagonista di un arretramento così macroscopico si presentava dimissionario e le dimissioni venivano accettate. Nel caso della Lega 2022 nulla di tutto questo accadde, anche perché nessun altro era pronto. Ma se alle Europee si verificasse un sorpasso da parte di Forza Italia, la Lega sarà davanti ad un bivio: avviarsi verso l’irrilevanza o riprendere un ruolo, magari da “sindacato” del Nord produttivo? E’ possibile che Salvini, spontaneamente, non farebbe passi indietro ma un passo avanti potrebbe farlo la “lobby” dei Governatori di Lombardia, Veneto e Friuli. Candidando uno di loro alla guida della Lega? Mantenere al tempo stesso la leadership di partito e la presidenza, per esempio del Veneto, solo per un anno sarebbe un compito titanico? Chi si vorrà prendere la patata bollentissima di una Lega in crisi? Nessuno dei Governatori, spontaneamente, vorrà prendersi questo rischio: solo una rivolta dei quadri intermedi potrebbe costringerli a muoversi. Per la stabilità del governo Meloni è del tutto evidente che alle Europee il risultato ideale è quello abruzzese, che ha contribuito a rafforzare l’Esecutivo: una Lega che, pur arretrando, resta in campo, ben sopra il 5% e gli altri partner che avanzano”.

Senza volere sminuire il voto in Basilicata, saranno le Europee il vero banco di prova per misurare i rapporti di forza nella politica italiana con ricadute anche europee. Come si svilupperà il confronto? Avremo scenari inediti anche in Europa?

“Abbiamo ragionato sull’enfasi eccessiva che media e leader hanno dato ad elezioni in Regioni importanti ma non popolatissime e invece certamente le Europee rappresenteranno il vero fixing che misurerà le forze di tutti i partiti. Il vero test nazionale paradossalmente saranno le Europee, alle quali i partiti si accosteranno, prevedibilmente, cercando consensi emotivi e difficilmente si affronterà il tema decisivo, strategico, vitale: quale Europa  - concretamente e non retoricamente - in un mondo nel quale la guerra è tornata come soluzione alle controversie? In Europa, dopo le elezioni, non avremo scenari inediti. L’ascesa di forti minoranze populiste avrà impatto in Parlamento ma assai difficilmente quelle forze saranno “alleabili” col Ppe per una maggioranza diversa da quella Ursula. Fino ad oggi i centro-destra di Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo hanno rifiutato alleanze nazionali con quelle forze e sarebbe stupefacente che lo facessero a Bruxelles. A meno che non siano indispensabili. Ma tutte le previsioni lo escludono”.