11 marzo 2004

Madrid, vent'anni fa gli attentati di Atocha, 192 morti. Sanchez: "Mantenere viva la memoria"

Oltre duemila feriti nel secondo più grave attentato sul suolo europeo. Le indagini portarono subito verso Al Qaeda, il governo Aznar insisteva sulla pista dell'Eta. La popolazione scese in strada e alle elezioni del 14 marzo prevalsero i socialisti

11 marzo 2004: sono passati vent’anni dagli attentati di Al Qaeda di Madrid, quando alle 7:30 del mattino, in piena ora di punta, dieci ordigni esplosivi deflagrarono su quattro treni dei pendolari e nella stazione di Atocha della capitale spagnola, uccidendo 192 persone di 17 nazionalità diverse e ferendone oltre duemila, in quello passato alla storia come il secondo più grave attentato sul suolo europeo (dopo la strage di Lockerbie del 1988). Lavoratori, immigrati e studenti persero la vita: corpi orrendamente dilaniati da potentissimi ordigni, piazzati sui convogli da un’articolata cellula di fondamentalisti islamici. Tassisti e cittadini comuni intervennero per aiutare i servizi di emergenza a trasportare le migliaia di feriti in ospedale.

Il momento in cui esplode una delle dieci bombe nella stazione di Atocha ansa
Il momento in cui esplode una delle dieci bombe nella stazione di Atocha

Quella tragedia segnò, due anni e mezzo dopo l'11 settembre 2001, l'arrivo del terrorismo islamista in Europa, che poi avrebbe portato agli attentati di Londra del luglio 2005 (e, in prospettiva, a quelli di Parigi, Bruxelles e Nizza). Conosciuti come 11M - abbreviazione spagnola per 11 marzo - la giornata di oggi, su decisione di Bruxelles, è diventata ufficialmente la Giornata europea della memoria “per le vittime del terrorismo”.

In un primo tempo, le autorità del governo, a guida popolare, puntarono il dito contro i separatisti dell'Eta, di certo non nuovi ad attacchi dinamitardi, ma i baschi si affrettarono a smentire ogni responsabilità. Nel frattempo, le indagini portavano a risalire a uomini legati a doppio filo al terrorismo internazionale ispirato da Osama Bin Laden, che si stava vendicando con quegli attacchi della guerra in Iraq, scatenata dagli Stati Uniti dopo quella in Afghanistan, in risposta all’attentato alle Twin Towers.

I soccorsi e il recupero delle vittime Afp
I soccorsi e il recupero delle vittime

Oltretutto, quelle drammatiche vicende portarono a un clamoroso cambio di governo: pochi giorni dopo l’11 marzo, infatti, erano in programma le elezioni politiche e il Partito popolare del premier José Maria Aznar era dato in vantaggio sull’opposizione socialista. Il governo, un anno prima, aveva deciso di unirsi all'invasione dell'Iraq guidata dagli Usa, nonostante la diffusa opposizione nell'opinione pubblica. E, nei mesi successivi, Bin Laden aveva minacciato attacchi di vendetta contro i Paesi che sostenevano il conflitto.

Inoltre, furono trovate diverse prove dell'origine islamista degli attacchi madrileni, in zaini e borse che nascondevano tre ordigni rimasti inesplosi. La stessa Al-Qaeda rivendicò la responsabilità degli attacchi, affermando che erano una risposta al coinvolgimento di Madrid nella seconda guerra del Golfo.

L’atteggiamento dell'esecutivo nella gestione del post-attentato, oltre a una palese reticenza da parte di responsabili dell'ordine pubblico e ministri (che insistevano nel seguire la pista dell’Eta), portò a oceaniche manifestazioni di piazza nelle principali città spagnole, seguite - domenica 14 marzo - da un memorabile ribaltone politico, con la vittoria del Psoe guidato da José Luis Rodriguez Zapatero.

Jose Luis Rodríguez Zapatero Gustavo Garello/Getty Images
Jose Luis Rodríguez Zapatero
L'allora premier Jose Maria Aznar Marcelo del Pozo/Getty Images
L'allora premier Jose Maria Aznar

La cerimonia con re Felipe, Sanchez e la commissaria Johansson

Stamane si è tenuta una solenne cerimonia presso la Galleria delle Collezioni Reali, accanto al Palazzo Reale, alla presenza dei monarchi spagnoli Felipe VI e Letizia, con la partecipazione della commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson.

Questo il momento culminante dell’intensa giornata di commemorazioni, aperta da una manifestazione alla Puerta del Sol, presente il sindaco di Madrid. Sui luoghi degli attentati sono stati deposti dei fiori. “Siete un punto di riferimento etico nei nostri sistemi democratici e di valori umani”, perché “simbolizzate la permanente necessità e impegno di difesa della libertà e dello Stato di diritto” ha dichiarato, tra le varie cose, il sovrano spagnolo, rivolgendosi ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime, i quali “con dignità” sono “coloro che meglio rappresentano sia la grandezza della democrazia, la sua forza, così come la determinazione per avanzare nella convivenza pacifica”.

Occorre “mantenere viva la memoria” su cosa successe l'11 marzo 2004, “affinché ciò non si ripeta nel futuro” ha invece dichiarato il premier spagnolo Pedro Sanchez nel suo discorso. “Madrid era una città profondamente ferita 20 anni fa”, “avevamo esperienza del terrorismo, ma nessuno può abituarsi a quella violenza, a convivere con la barbarie”, “nessuno potrà dimenticare” a Madrid come a “New York, Parigi, Londra, Nizza e Bruxelles” ha aggiunto il leader socialista.

“Ci riuniamo oggi in una delle città più importanti d'Europa per ricordare l'attentato terrorista più sanguinoso d'Europa di vent'anni fa. Ci riuniamo per ricordare coloro che morirono quel giorno, ma anche tutti coloro che sono morti in altri atti di terrorismo in Europa e altri luoghi. Siamo qui per onorare le vittime” ha detto la commissaria Ue Johansson alla presenza delle massime cariche dello Stato, di alcuni dei sopravvissuti e delle associazioni delle vittime. “Avete pagato il prezzo dell'odio diretto ai nostri valori, alle nostre società, alle nostre democrazie. Non siete soli” ha aggiunto Johansson, nel sottolineare che “la Spagna è pioniera nell'appoggio delle vittime”.

 

Le indagini e i processi

Dopo gli attentati dell'11 marzo 2004, all'inizio di aprile, sette presunti membri della cellula jihadista coinvolta nella carneficina si fecero esplodere mentre la polizia circondava l'appartamento in cui si erano nascosti, per catturarli, alla periferia sud-occidentale di Madrid. Rimase ucciso anche un agente di polizia, che in Spagna è considerata la 193esima vittima degli attentati.

Dopo un'indagine durata tre anni, 29 sospettati, la stragrande maggioranza marocchini, finirono sotto processo all'inizio del 2007 e 18 furono condannati. Vent'anni dopo, solo tre sono ancora in prigione: due marocchini condannati a quasi 43mila anni ciascuno, e uno spagnolo, che fornì gli esplosivi, condannato a quasi 35mila anni. Tutti gli altri sono stati rilasciati dopo aver scontato la pena, la stragrande maggioranza di loro è stata espulsa o estradata, principalmente in Marocco.