Israele: una fase delicata in attesa di un possibile accordo sugli ostaggi

Negoziati in stallo, il ministro Gantz negli Stati Uniti e “BBC verify” confuta la versione di IDF

Le trattative in corso al Cairo che parevano vicine a un cessate il fuoco sono in stallo e il gabinetto di sicurezza israeliano contesta a Netanyahu la richiesta ad Hamas di un elenco degli ostaggi vivi: "Un ostacolo all'avanzamento dei negoziati"

Negoziati in stallo, il ministro Gantz negli Stati Uniti e “BBC verify” confuta la versione di IDF
Rainews

“C’è un solo premier in questo Paese”: pare sia questa la frase pronunciata dal primo ministro isrealiano Benjamin Natanyahu nell’incontro con Benny Gantz, rivale politico centrista che si è unito al gabinetto di guerra dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre. Gantz negli Stati Uniti incontrerà la vice presidente Kamala Harris, il consigliere per la sicurezza Jake Sullivan e il segretario di Stato Anthony Blinken. Secondo molti, uno sgarbo verso Netanyahu ma anche, tra le righe, la ricerca da parte della Casa Bianca di un interlocutore diverso in un momento estremamente delicato.

I negoziati che sembravano dovessero portare al cessate il fuoco al massimo in 48 ore sono fermi. Israele non ha mandato al Cairo i suoi delegati perché vuole da Hamas l’elenco degli ostaggi ancora vivi. Elenco che Hamas non ha consegnato.

Un punto sul quale il premier viene contestato dal suo stesso gabinetto per la sicurezza: "Come per l'accordo precedente, si poteva presumere che alla fine ci sarebbero stati elenchi adeguati degli ostaggi e di coloro che non sono più in vita. Questo non doveva essere trasformato in un ostacolo all'avanzamento dei negoziati", riferisce il quotidiano israeliano Haaretz.

Gideon Levy, giornalista israeliano intervistato da Monica Maggioni a In mezz’ora su Rai 3, dice: “Noi adesso dobbiamo pensare agli ostaggi e alle milioni di persone che muoiono di fame. Tutto questo deve finire a ogni costo”.

Intanto, da ieri sul sito della BBC è online il fact- checking su quanto successo a Gaza durante la distribuzione degli aiuti: sono morti oltre 115 palestinesi, di cui l’80% colpito da armi da fuoco, come accertato dai sanitari, dopo che l’Idf aveva rilasciato una nota: “La indagine iniziale ha confermato che nessun attacco è stato condotto dall'Idf verso il convoglio di aiuti e che in maggioranza i palestinesi sono rimasti uccisi o feriti come conseguenza di una 'stampede' (calca, folla fuori controllo)''. Lo ha ribadito il portavoce militare israeliano Daniel Hagari, riferendosi ai gravi incidenti di giovedì sulla strada costiera di Gaza, dove una massa di persone si è lanciata verso camion che trasportavano aiuti umanitari. Hagari ha aggiunto che è in corso un'inchiesta ancora più approfondita i cui risultati ''saranno divulgati nei prossimi giorni''.

Il team di BBC verify, si legge nell’articolo di Paul Brown, “ha esaminato le informazioni chiave, quando sono emerse e da dove. Abbiamo esaminato i video dei social media, le immagini satellitari e i filmati dei droni dell'IDF per mettere insieme ciò che sappiamo - e non sappiamo - su quanto è accaduto”.

Il pezzo parte con la ricostruzione dei primi momenti: “Alle 04:00 circa, ora locale, di giovedì 29 febbraio, un convoglio di camion che trasportava aiuti dall'Egitto passa attraverso una postazione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dirigendosi verso nord lungo al-Rashid Street. L'Idf afferma che il convoglio era composto da 30 camion, mentre un testimone oculare ha riferito alla BBC che erano 18. Anche con la cifra più bassa, il convoglio si sarebbe esteso per almeno qualche centinaio di metri. Il portavoce principale dell'Idf, Daniel Hagari, ha dichiarato che intorno alle 04:45 i camion del convoglio sono stati circondati da una folla di persone mentre i veicoli si avvicinavano alla rotatoria di Nabulsi, al confine sud-occidentale di Gaza City.”

Mappa degli avvenimenti durante la consegna degli aiuti BBC
Mappa degli avvenimenti durante la consegna degli aiuti

Il team precisa, inoltre, che il video pubblicato dall'Idf non è un'unica sequenza. È stato montato in quattro sezioni. Mostra gli eventi in due luoghi, entrambi geolocalizzati da BBC Verify. Le prime due sezioni del video mostrano persone che circondano due o più camion a sud della rotatoria di Nabulsi. E specifica di aver chiesto il video integrale, non tagliato, all’Idf. In una foto, tratta dal video, si vedono quelli che presumibilmente sono mezzi militari israeliani.

L’articolo complessivamente mette insieme tutto ciò che è certo di quel giorno e le cose che ci restano da capire, ma è uno squarcio su ciò che avviene all’interno della Striscia per ora interdetta ai giornalisti internazionali tanto che 50 di loro (da CNN a Skynew a Channel4 a BBC) hanno chiesto a Israele ed Egitto di poter entrare, senza restrizioni, a Gaza per raccontare ciò che possono verificare.

Gaza credits BBC
Gaza

Intanto la CNN, nei giorni scorsi, ha pubblicato un reportage dal titolo: “Anestetici, stampelle, datteri. All'interno della lista fantasma israeliana di articoli a cui è stato arbitrariamente negato l'ingresso a Gaza”.

L'agenzia israeliana che controlla l'accesso a Gaza per gli aiuti umanitari- si legge- ha imposto criteri arbitrari e contraddittori, secondo più di due dozzine di funzionari umanitari e governativi intervistati dall'emittente americana, che ha anche esaminato i documenti, compilati dai principali partecipanti all'operazione umanitaria, che elencano gli articoli più frequentemente rifiutati dagli israeliani. Tra questi, anestetici e macchine per anestesia, bombole di ossigeno, ventilatori e sistemi di filtraggio dell'acqua. Altri articoli finiti nel limbo burocratico sono: datteri, sacchi a pelo, medicinali per il trattamento del cancro, pastiglie per la purificazione dell'acqua e kit per la maternità”.

Quanto riportato dal broadcast CNN rafforza ulteriormente quanto già scritto da Rainews.it e verificato con fonti nel viaggio in Egitto: ”I camion sono fermi in file chilometriche, entrano in pochi alcuni vengono rimandati indietro dai militari israeliani, le motivazioni sono di vario genere spesso minuzie. Anche i diplomatici non posso avvicinarsi e per i giornalisti, poi, possiamo dire, è vietato”