Tempio Pausania

Processo Grillo, in aula l'amica norvegese della ragazza. Il papà: "Non è più la stessa"

Agli atti i messaggi tra le due ragazze, anche in inglese, che un perito è stato incaricato di trascrivere e tradurre. Ascoltato il padre della studentessa italo-norvegese, anche lei parte lesa per alcune fotografie a sfondo sessuale

Processo Grillo, in aula l'amica norvegese della ragazza. Il papà: "Non è più la stessa"
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l Tribunale di Tempio Pausania dove si sta svolgendo il processo a porte chiuse per violenza sessuale di gruppo che vede Ciro Grillo tra gli imputati

E' ripreso in Tribunale a Tempio Pausania, il processo per violenza sessuale di gruppo a carico di Ciro Grillo e tre suoi amici genovesi, Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria e Edoardo Capitta. 

"Non riuscivo a dire di no e ad oppormi". E' uno dei tanti messaggi scambiati tra la studentessa italo norvegese e la sua amica nelle ore successive al presunto stupro di gruppo denunciato dalla studentessa.

La ragazza, assistita da una traduttrice, è stata ascoltata nell'aula del tribunale e ha risposto alle domande del procuratore Gregorio Capasso e del pool della difesa. 

Quattro cartelle di trascrizione dei messaggi tra le due amiche confluiranno all'interno degli atti del processo: è stato infatti dato incarico a un perito di trascrivere i messaggi vocali estrapolati dai telefoni della principale accusatrice, e di effettuare la traduzione di quelli scritti in inglese.   

"Tutto il contenuto delle chat intercorse tra le due ragazze verrà periziato. Le domande a commento di una chat non erano ipotizzabili o ammissibili", ha spiegato a fine udienza l'avvocato Gennaro Velle, difensore di Corsiglia.

I fatti contestati risalgono alla notte tra il 16 e 17 luglio del 2019 e sarebbero avvenuti nella villetta di proprietà della famiglia Grillo a Porto Cervo.

E' la seconda delle due udienze programmate ieri e oggi e incentrate sulla deposizione dei testi dell'accusa. Sul banco dei testimoni, la migliore amica norvegese della studentessa che denunciò lo stupro ai carabinieri di Milano dopo il rientro dalla Costa Smeralda, a fine luglio del 2019. Tra le due c'era stato un nutrito scambio di messaggi nelle giornate successive alla presunta violenza di gruppo.   

La ragazza ha ripercorso i contatti, già documentati nel materiale informatico agli atti, avuti con l'amica già dal giorno dopo la presunta violenza. Fu l'amica - da quanto risulta - a empatizzare da subito con lei, via chat, una volta ricevute le confidenze sui fatti di quella notte, a incoraggiarla a chiedere aiuto a un terapeuta. 

Ieri è stato ascoltato il padre della studentessa italo-norvegese, anche lei parte lesa per alcune fotografie a sfondo sessuale che tre dei quattro imputati avevano scattato mentre la giovane dormiva sul divano nella villetta della famiglia Grillo a Porto Cervo, dove sarebbero avvenuti i fatti al centro del processo. Il genitore ha raccontato che la figlia, da allora, "non è più la stessa: ha avuto frequenti attacchi d'ansia e di panico, si isolava e ha saltato una intera sessione di esami". Hanno inoltre deposto nell'udienza di ieri la sorella della principale accusatrice e lo psichiatria italo norvegese, Pablo Zuglian, che ha in cura la ragazza dal 2020,  esperto in disturbi dell'alimentazione.

Il dibattimento fiume è iniziato il 26 novembre 2021 a porte chiuse. Per 6 udienze la ragazza di origine norvegese ha risposto a circa 1.400 domande, dopo le duemila che le erano state poste durante le indagini, scattate dopo la sua denuncia, presentata ai carabinieri di Milano al suo rientro dalla Sardegna. Il collegio della difesa non esclude di chiedere un confronto con gli imputati, i quali, peraltro, non sono finora comparsi in aula, dove nelle prossime udienze, probabilmente la prossima estate, potrebbero decidere di sottoporsi all'esame delle parti oppure optare per dichiarazioni spontanee. 

Saltate le udienze previste inizialmente l'11 e 12 aprile, le prossime sono in programma il 2 e 3 maggio, quando sarà sentito un consulente tecnico sul materiale informatico scaricato dai dispositivi elettronici acquisiti durante le indagini; e il 13 e 14 giugno, sempre con testi delle parti offese: un medico legale, una psichiatra che testimonierà come consulente, un interprete, per chiarimenti sulle traduzioni di chat e messaggi vocali agli atti del processo.