Strage di Mosca, quindici arresti in Tagikistan

Sospettati di legami con l'organizzazione dell'attacco alla sala concerti, nel quale sono morte 144 persone. Un altro arresto anche in Russia. Lo Stato islamico: "Mosca costretta a additare i suoi nemici in Occidente"

Strage di Mosca, quindici arresti in Tagikistan
NATALIA KOLESNIKOVA / AFP
Alcuni cittadini rendono visita a un memoriale improvvisato di fronte al municipio Crocus, nel sobborgo settentrionale di Krasnogorsk, a Mosca, il 29 marzo 2024

Quindici persone sono state arrestate nello stato ex sovietico del Tagikistan, in Asia centrale,  perché sospettate di avere connessioni con la strage di venerdì scorso 22 marzo alla Crocus City Hall di Mosca e con il gruppo “Stato Islamico nella provincia del Khorasan” (Is-KP), il ramo dell'Isis nato circa dieci anni fa tra Afghanistan e Pakistan che ha rivendicato l'attentato. 

La notizia è stata riportata solo oggi dall'agenzia britannica Reuters e dall'agenzia di stato russa Ria Novosti ma almeno nove degli arresti sarebbero avvenuti lunedì nella città di Vakhdatma: i sospetti sarebbero poi stati transferiti nella vicina capitale Dushanbe.  L'autorità giudiziaria tagika ha inoltre convocato i familiari degli indagati per essere interrogati. 

In precedenza la Russia aveva dato conto di undici arresti, tra i quali i quattro cittadini tagiki presunti esecutori dell'attacco nel quale sono morte almeno 144 persone, accorse per assistere al concerto della popolare rock band Picnic. Dell'ultimo decesso, avvenuto in ospedale, ha dato conto oggi il ministro della Salute russo Mikhail Murashko. Le persone ferite risultano finora essere 382, mentre mercoledì scorso il canale Telegram russo Baza, molto seguito e considerato vicino ai servizi di sicurezza, aveva affermato che 95 persone erano ancora disperse. 

Oggi inoltre a Mosca una Corte ha tramutato in arresto il fermo di una altro cittadino tagiko. Era stato fermato il giorno dopo la strage dalla polizia nei pressi della sala concerti perché aveva dato in escandescenze alla richiesta degli agenti di mostrare i documenti. Per questo un altro giudice aveva decretato il suo arresto per 15 giorni con l'accusa di teppismo. Ora è stato emesso un ordine di arresto valido fino al 22 maggio. Secondo la legale, l'uomo parzialmente ammesso la sua colpevolezza. 

Tra le vittime un ufficiale dei servizi militari impegnato in Ucraina

Tra le vittime, secondo diversi media russi, c'è Timur Myasnikov, un colonnello dei servizi segreti militari russi impegnato nel conflitto in Ucraina, che era andato al concerto con la moglie e il figlio durante una licenza dal fronte. Myasnikov sarebbe stato colpito da tre proiettili dopo essere riuscito a spingere la moglie e il figlio in un posto sicuro. Gravemente ferito, è deceduto dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale

Torture e medaglie

I quattro uomini identificati come i componenti del commando che ha operato la strage erano apparsi lo scorso 24 marzo in un tribunale di Mosca, mostrando nelle fotografie e nelle riprese televisive evidenti segni di percosse e torture. Il ministero della Difesa della Federazione Russa ha annunciato di aver insignito medaglie ai militari russi “che si sono distinti durante la detenzione dei terroristi” "Le forze di polizia stanno facendo il loro lavoro. I degenerati che hanno commesso questo mostruoso attacco terroristico devono essere distrutti", ha scritto il presidente della Duma Vyacheslav Volodin. Il primo ministro russo Mikhail Mishustin ha detto che i responsabili dell'attacco "non meritano alcuna pietà". Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia, ha elogiato le forze di sicurezza che hanno partecipato alla detenzione degli accusati e ha chiesto l'uccisione sia dei detenuti che di tutti coloro che sono coinvolti nell'attacco terroristico. "Tutti. Chi ha pagato, chi ha simpatizzato, chi ha aiutato. Uccideteli tutti".

I media indipendenti in lingua russa fanno notare che le leggi russe prevederebbero fino a 15 anni di carcere per i pubblici ufficiali che si rendano autori di simili torture, ma sono leggi disapplicate da molti anni. 

Le accuse all'Ucraina

Tanto le istituzioni politiche, a partire dal presidente Vladimir Putin, quanto la magistratura russa insistono su un ruolo ucraino nell'attentato. Ieri il Comitato investigativo russo (l'ex Procura generale) ha dichiarato ieri che, grazie agli interrogatori dei detenuti, all'"esame dei dispositivi tecnici sequestrati" e alla "analisi di informazioni sulle transazioni finanziarie" avrebbe raccolto  "prove" di "connessioni" tra i terroristi e "nazionalisti ucraini", che avrebbero fornito "ingenti" finanziamenti in denaro e criptovalute al commando di tagiki. Washington ha rapidamente bollato le accuse come “mera propaganda”. Accuse comunque generiche, non rivolte esplicitamente all'amministrazione di Volodymyr Zelensky, che da parte sua finora non ha risposto ufficialmente alle accuse.

Testate russe di opposizione come Meduza scrivono che la stampa filo-governativa è stata istruita da Mosca perché metta in risalto nella copertura giornalistica possibili "tracce" del coinvolgimento ucraino. Secondo la testata statunitense Bloomberg, alcuni stretti collaboratori avrebbero fatto presente a Putin che non esistono prove di un ruolo di Kiev nella strage, ma il capo del Cremlino sarebbe rimasto "determinato ad usare la tragedia per cercare di compattare i russi nel sostegno alla guerra in Ucraina". 

A corroborare indirettamente la tesi russa, stamane, è stato anche Omer Celik, portavoce del partito di governo turco Akp, secondo il quale l'attentato non sarebbe potuto accadere "senza il supporto dell'intelligence di qualche paese. La verità è che l'Isis non è in grado di portare avanti da solo un'organizzazione del genere. Tali azioni hanno uno sponsor".

"Il Cremlino mira probabilmente a sfruttare le paure e la rabbia sociale russa in seguito all'attacco al Crocus City Hall, dipingendo l'Ucraina, gli Stati Uniti e l'Occidente come minacce terroristiche immediate", scrive il think tank stunitense Institute for the Study of War (Isw), secondo il quale il Cremlino spera probabilmente che la percezione del coinvolgimento ucraino e occidentale nell'attacco al Crocus City Hall aumenti il sostegno interno alla guerra in Ucraina.

Stato Islamico: Russia costretta a additare i suoi nemici in Occidente

Ieri sera era stato diffuso su Telegram da Is-KP un nuovo messaggio audio, con elogi al commando e appelli a prendere di mira "i crociati ovunque".  Oggi al-Naba, settimanale di riferimento di tutta la galassia dello Stato islamico, ha fornito alcuni dettagli sui fatti, che non possono essere verificati in maniera indipendente. Secondo la pubblicazione, tre dei quattro attentatori erano incaricati di aprire il fuoco sul pubblico con i mitragliatori, mentre il quarto "fu incaricato di dare alle fiamme la struttura con bombe e materiale incendiari" al fine di "ostacolare qualsiasi operazione di salvataggio". La fuga dalla Crocus City Hall sarebbe stata dovuta a un “malfunzionamento improvviso” delle loro armi. Sarebbero poi stati localizzati in un bosco mentre tentavano di fuggire.

L'editoriale aggiunge che le autorità russe "si sono viste obbligate ad accusare i loro nemici in Occidente" dell'attentato, con particolare riferimento all'Ucraina, pur di "non riconoscere il clamoroso insuccesso di fronte ai combattenti" dello Stato Islamico.