Stati Uniti

Trump non ha i soldi per le cauzioni, rischia il pignoramento

Trump dispone di 350 milioni di dollari. Non bastano per la cauzione nel processo che lo ha condannato per aver gonfiato gli asset delle aziende. 30 assicurazioni dicono no alla garanzia da 450 milioni

Trump non ha i soldi per le cauzioni, rischia il pignoramento
Ap
Donald Trump

Una settimana di tempo per non ritrovarsi sul lastrico. 

Entro il 25 marzo Donald Trump deve trovare 454 milioni di dollari per la cauzione stabilita dalla sentenza del processo di New York che lo ha condannato per aver gonfiato gli asset delle proprie aziende. 

Si sa, la giustizia americana con i reati che hanno a che fare in qualche modo col fisco non lascia scampo. Lui ha fatto appello alla sentenza del giudice Arthur Ergoron. Ma entro il 25 dovrà depositare quella cauzione milionaria. Attraverso quattro broker ha bussato alle porte di una trentina di assicurazioni ma nessuno, per ora, intende dargli garanzia. I legali di Trump sono quindi andati in tribunale, spiegando che, nonostante le buone intenzioni, Donald Trump, almeno per ora, non riesce a raccogliere quella somma: quindi ne chiede l’abbassamento a 100 milioni.

Le esposizioni del tycoon per i suoi processi sono alte. Proprio la scorsa settimana ha finalizzato la garanzia da 91,6 milioni di dollari nella causa persa per molestie sessuali e diffamazione con la giornalista Jean Carroll, impegnando con il colosso delle assicurazioni Chubb un conto di Investimento presso Charles Schwab. Si tratta, molto probabilmente, di oltre 100 milioni di dollari in contanti, azioni e obbligazioni che ovviamente ora non può più usare in questo altro caso.

Se entro il 25 marzo non ci sarà l’ok per la riduzione e non riuscisse a trovare quei 454 milioni di dollari, la procuratrice di Manhattan Letitia James potrà ordinare il sequestro dei suoi beni. Da una inchiesta del New York Times, sembrerebbe che il patrimonio liquido di Trump in questo momento ammonti a poco più di 350 milioni, molto lontani da quei 550 di cui necessita per i due processi. La giudice potrebbe così legalmente disporre il pignoramento di beni come, per esempio, la Trump Tower o la villa di Mar-a-Lago a Palm Beach in Florida.

Se da una parte la vicenda sembra indebolire il ruolo di grande imprenditore che in parte gli permise di diventare il 45esimo presidente degli Stati Uniti, dall’altra Trump potrebbe utilizzare anche questa vicenda in campagna elettorale, lamentando un ulteriore accanimento giudiziario nei suoi confronti.

PROCESSO STORMY DANIELS

Non sono certo giorni densi di soddisfazioni sul fronte legale per Donald Trump. Il giudice del tribunale di New York ha respinto anche la richiesta presentata dai suoi legali di non far testimoniare la pornostar Stormy Daniels, testimone chiave nel processo, slittato dal 25 marzo a metà aprile, in cui l'ex presidente Usa è accusato di avere pagato in nero nel 2016 l'attrice per non farle rivelare di aver fatto sesso con lui. Secondo i legali di Trump, i racconti "piccanti" di Stormy Daniels potrebbero danneggiare l'immagine del candidato presidenziale.

Non del tutto a caso, proprio in questi giorni è uscito negli Stati Uniti il documentario “Stormy” nel quale la pornostar racconta le conseguenze dell'incontro con Trump nel 2006. Daniels, che nel film diretto da Sarah Gibson dichiara di essere repubblicana, accusa Trump di non aver "mai considerato che donne come lei" potessero contare.