L'Europa contro la Russia

Vertice a Berlino con Scholz e Tusk, Macron guida il fronte anti-Russia: "Putin non deve vincere"

Il Triangolo di Weimar (Francia, Germania, Polonia) si riunisce per spingere verso un ulteriore sostegno a Kiev. E Scholz annuncia: "Una coalizione di alleati per le armi a lungo raggio all'Ucraina"

Vertice a Berlino con Scholz e Tusk, Macron guida il fronte anti-Russia: "Putin non deve vincere"
Tobias SCHWARZ / AFP
Olaf Scholz, Donald Tusk e Emmanuel Macron

Le frasi pronunciate da Berlino confermano i concetti detti e ribaditi nelle ultime ore: la Russia non deve vincere; faremo di tutto per continuare a sostenere l’Ucraina; siamo uniti, compatti e risoluti nell’obiettivo di non far prevalere Mosca su Kiev. È il Macron versione “bellicista”, quello che va in scena in questi giorni, se si vuole un inedito presidente francese.

Chi ricorda la celebre foto a Mosca, alla corte di Putin, accolto sul famigerato “tavolone” del Cremlino, ultimo disperato tentativo per scoraggiare lo “zar” dal muovere guerra all’Ucraina, oggi forse si ritroverà disorientato: il presidente francese, da posizioni diplomatiche, prudenti e “attendiste”, è passato alla testa del fronte dei “bellicisti”, di coloro che ormai dicono apertamente che la Russia “non può e non deve vincere”. Lo ha detto lo stesso capo dell’Eliseo nel corso di un’intervista sulla tv francese, andata in onda ieri sera.

Incontro tra Macron e Putin al Cremlino: è il 7 febbraio 2022, poco prima dell'inizio della guerra in Ucraina Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP
Incontro tra Macron e Putin al Cremlino: è il 7 febbraio 2022, poco prima dell'inizio della guerra in Ucraina

Dall’inizio del conflitto, ormai, sono passati due anni, un’era geologica in politica (e in ambito militare, tra offensive, controffensive e modifiche sul campo di battaglia): all’epoca, Macron sosteneva che non bisognava “umiliare la Russia”. Nel frattempo, complice il modo di condurre la guerra dell’autocrate russo, il presidente francese ha perso ogni speranza di ridurlo “a più miti consigli”. Di Putin non si fida (non ci si può fidare); come, del resto, ben prima di Macron, ha messo in chiaro il premier britannico Rishi Sunak – altro esponente di punta del fronte dei “bellicisti”, tra i più prodighi nell’invio di armi e aiuti. La Francia è in tutto e per tutto dalla parte di Kiev. E con essa, salvo qualche nota stonata (Orban e Fico), tutta l’Unione europea.

Macron ne fa una questione di sicurezza, di vita o di morte per i suoi concittadini, per gli stessi francesi; la cui vita, ha detto ieri sera, “cambierebbe, non saremmo più sicuri”. Parigi come Tallinn o Vilnius, insomma, quasi come se l’Esagono fosse in realtà un Paese del Baltico o la Finlandia, la “prima linea” che più di altre capitali europee corre il rischio di un’invasione. Le mosse dell’esercito di Mosca, che posizionerà alcune truppe al confine con la Finlandia, ha annunciato Putin, sono lì a confermarlo.

Per questo, dopo la Conferenza di Parigi, in cui l’inquilino dell’Eliseo è arrivato ad annunciare “l’invio di truppe occidentali in Ucraina”, subito smentito da Joe Biden, oggi Macron rilancia, spiegando che il Vecchio Continente deve fare di tutto per armarsi, per essere nelle condizioni di difendersi da eventuali – e sempre più evocate – minacce da est. Che questo obiettivo si raggiunga con il fantomatico “esercito europeo”, sviluppo di una politica estera e di difesa comune a Bruxelles, o che si ottenga tramite azioni concertate a livelli diversi (vedi il Triangolo di Weimar), è ancora da definire.

La missione di oggi a Berlino serve proprio a questo: i leader di Francia, Germania e Polonia (altro Paese particolarmente esposto alle minacce di Putin), formazione ufficiale del Triangolo di Weimar, potrebbe fornire l’occasione a Macron per esplicitare ancora più chiaramente il senso delle sue parole e la sua ultima posizione rispetto alla guerra in Ucraina. Convincendo da una parte Olaf Scholz a inviare i famosi missili Taurus (intanto, il cancelliere tedesco ha annunciato una coalizione degli alleati dell'Ucraina sulle armi a lungo raggio), dall’altra intestandosi ufficialmente il titolo di leader dell’atlantismo europeo.