Allarme Fentanyl, le strategie per arginare la diffusione in Italia

Per combattere efficacemente questo tipo di sostanza stupefacente occorrerà rafforzare ai massimi livelli la cooperazione internazionale con gli Stati produttori

Allarme Fentanyl, le strategie per arginare la diffusione in Italia
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Sequestro di Fentanyl - immagine d'archivio

Come arginare il fenomeno che negli Usa ha dimensioni allarmanti? Lo abbiamo chiesto al criminologo Vincenzo Musacchio.

 

Professore, il nostro Paese a causa del Fentanyl rischia una crisi simile a quella degli Stati Uniti?

A mio parere sì se la lotta contro il Fentanyl non sarà combattuta ad ampio spettro d’azione, nelle scuole, nelle carceri, nei sobborghi delle città e nella rete, prima che le morti per overdose arrivino ai livelli intollerabili degli Stati Uniti. Più che proclami di facciata occorreranno milioni di euro per prevenire e trattare l'uso di oppioidi. Credo sia il caso di dichiarare un’emergenza da fentanyl in Italia e in tutta l’Europa. Rifletterei sul fatto che una sola compressa potrà far morire un essere umano nel giro di pochi secondi. Il fentanyl può diventare l'arma nucleare dei farmaci per uso criminogeno. 

Negli Stati Uniti è davvero così tragica l’emergenza descritta dai media?

Negli Stati Uniti, il direttore del National Institute of Health del Maryland, Lawrence Tabak, mi ha riferito il dato di un vertiginoso aumento delle morti per Fentanyl anche tra i minorenni (10-14 anni).  Il Centro Federale per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie ha stimato che più di 78.000 persone siano già morte per overdose da oppioidi sintetici nei dodici mesi terminati a giugno 2023, rappresentando il 92% di tutti i decessi per overdose da oppioidi durante quel periodo. Questi dati non testimoniano solo un’emergenza ma una vera è propria tragedia in termini di vite umane.

È così difficile poter frenare questa diffusione così ampia dell’uso di Fentanyl?

Nell’era di Internet, l’accessibilità e il commercio elettronico hanno reso la lotta contro gli oppioidi più difficile che mai. Il classico spacciatore cui siamo abituati non è più solo chi vende oppioidi mortali. Siamo di fronte ad un profilo aspecifico, lo spacciatore potrebbe essere chiunque abbia accesso a Internet. Gli acquirenti possono visitare il dark web e il deep web in modo anonimo utilizzando browser speciali e fare acquisti con valute virtuali come bitcoin, rendendo difficile il tracciamento delle transazioni per acquistare Fentanyl. Al contrario, le persone che sono dipendenti dall’eroina hanno bisogno di uscire, trovare venditori ambulanti e spacciatori e comprare da loro. Con gli oppioidi, gli utenti possono ordinare dal proprio salotto e non uscire mai in strada.

La rete quindi diventa un supermercato?

Più che supermercato lo definirei un servizio di corriere a richiesta che acquista, ritira e consegna ciò che si ordina tramite la sua applicazione. L’assuntore può ottenere la soluzione semplicemente ordinandola online a un prezzo molto più economico e ottenendo un dosaggio molto più potente. Puoi cercare il Fentanyl e qualsiasi altro oppioide, trovarlo e ordinarlo online come ordineresti una pizza. Ciò lo rende molto più facile a procurarsi perché non hai bisogno di quell'intermediario che le forze dell'ordine normalmente prenderebbero di mira. Questo è ciò con cui avremo a che fare anche in Italia ed è bene che si comprenda subito prima che sia tardi. 

A livello di prevenzione e repressione cosa possiamo fare in Italia?

È necessario che ci sia un approccio globale da parte del governo italiano questo è fuori da ogni dubbio. In America l’epidemia è diventata così grave che nell’ottobre 2017 il presidente Donald Trump ha firmato un’ordinanza in cui dichiarava la crisi degli oppioidi un’emergenza nazionale. Joe Biden e Xi Jinping hanno stretto un accordo sul fentanyl pochi giorni fa. La formazione delle forze di polizia e della magistratura sarà determinante in special modo nelle aree ad alta intensità di traffico di droga. In Italia abbiamo bisogno di una task force antidroga specifica per la criminalità organizzata. Questa squadra avrà assolutamente bisogno di agenti e funzionari delle forze dell'ordine nazionali e sovranazionali che si occupano quotidianamente di oppioidi sia nei canali postali internazionali sia nelle spedizioni in rete.

Lei cosa consiglierebbe di fare prima che l’Italia possa trovarsi nelle medesime condizioni degli Stati Uniti?

L’Osservatorio Internazionale dei Capi della Polizia Federale degli Stati Uniti con cui collaboro dal 2020 ha studiato un triplice approccio alla lotta agli oppioidi che sta dando apprezzabili risultati. Il modo migliore per cercare di impedire agli oppioidi di arrivare nelle zone di spaccio è collaborare con i vari partner stranieri attraverso Unità Investigative Transnazionali per sostenere le operazioni di contrasto all’interno e all'estero e per impedire il transito e lo spaccio prima che avvenga nel territorio di propria pertinenza. Come ho più volte ripetuto l’epidemia di oppioidi non è specifica di un luogo, è ovunque. Presto l’Italia potrebbe essere colpita dalla crisi del fentanyl. Sabbiamo bene che il principale produttore di questi farmaci è la Cina. Quantità massicce di fentanyl sono prodotte in Cina e introdotte illegalmente nei Paesi che ne fanno richiesta. L’aumento del fentanyl negli Stati Uniti ad esempio può essere fatto risalire alle grandi industrie chimiche e farmaceutiche cinesi, che producono grandi quantità del farmaco e dei suoi analoghi da esportare nell’emisfero occidentale con scarsa supervisione normativa. La lotta all’epidemia di fentanyl inizia ben oltre i confini, nel tentativo di impedire che le droghe pericolose e chi sia coinvolto nel traffico e nella distribuzione di contrabbando raggiungano le nostre nazioni. Per continuare ad avere successo con queste iniziative e con altri sequestri finalizzati all’identificazione delle organizzazioni criminali responsabili della crisi degli oppioidi, i centri d’intelligence devono poter attuare politiche di cooperazione internazionale davvero ad ampio spettro d’azione.

Quale sarà dunque la sfida che attende il Governo Meloni?

La sfida sarà per i prossimi 5-10 anni, quindi credo non riguarderà solo l’attuale Governo. Riuscire a fermare l’arrivo massiccio di questi farmaci in Italia sarà certamente una delle sfide più grandi che dovremo affrontare. Sarà indispensabile la cooperazione internazionale. Questo dovrà essere l'obiettivo principale: fare di più con i nostri partner internazionali. Il Governo Italiano dovrà inevitabilmente sviluppare e costruire relazioni con la Cina per garantire che questi oppioidi siano controllati. Nei prossimi anni occorreranno finanziamenti e risorse, indispensabili per fornire supporto operativo e competenza in materia. Com’è accaduto negli Stati Uniti, dove ho già tenuto dei corsi ai funzionari delle forze di polizia, sarà necessario anche in Italia formare chi dovrà affrontare la crisi degli oppioidi. Per affrontare questa epidemia ora e in futuro, il personale deve essere preparato. Tale preparazione richiederà l’utilizzo di partenariati con partner statali e internazionali per massimizzare il suo impatto sul funzionamento delle organizzazioni criminali transnazionali all’interno delle varie comunità.  Per far comprendere quanto detto, basti pensare che negli Stati Uniti dall’ottobre 2018, siano stati formati circa 1800 investigatori in tutto il Paese. La formazione si è concentrata sui cyber ​​crimes, sul dark net, sulle valute virtuali e le reti di pagamenti illeciti e sulle transazioni finanziarie associate al contrabbando e alla distribuzione di fentanyl. Fino ad oggi sono già stati formati circa 5000 esperti di settore. Credo che dovremo seguire l’esempio degli Stati Uniti.

Vincenzo Musacchio, criminologo forense, giurista, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). È ricercatore indipendente e membro dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni Ottanta. È tra i più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali. Esperto di strategie di lotta al crimine organizzato. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo “La lotta alle nuove mafie combattuta a livello transnazionale”. È considerato il maggior esperto europeo di mafia albanese e i suoi lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche da commissioni legislative in ambito europeo