Il punto politico

Mozioni di sfiducia, maggioranza compatta. Discussione su Europee e premierato

La mozione di sfiducia a Salvini non passa e il leader del Carroccio su Libero "Io con l’Ucraina e per guidare l’Europa la Lega c’è". il confronto con Fdi si sposta sulle Europee e sulla legge elettorale per assicurare governabilità al premierato

Come volevasi dimostrare. Almeno per ora, sulla prima delle due mozioni di sfiducia individuali, quella a Matteo Salvini, la Camera respinge e la maggioranza mostra la sua compattezza in quei 211 voti su 343 presenti. E’ stata schermaglia tra maggioranza e opposizione nel corso del dibattito parlamentare alla Camera dei Deputati, anche se il risultato era scontato. Sebbene i rapporti tra Fratelli d’Italia e Lega siano in qualche modo “viziati” dalle elezioni europee, il no alla mozione di sfiducia nei confronti del leader del Carroccio era, innanzitutto, una difesa del governo contro i tentativi dell’opposizione di indebolire il rapporto tra i due.

Il motivo della sfiducia – l’accordo siglato nel 2017 tra il Carroccio ed il partito di Putin Russia Unita – era stato contestato dallo stesso partito di Salvini che ha spiegato come fosse cessato nel momento in cui Putin ha scelto di invadere l’Ucraina.

“Nel 2017 le politiche italiane e di alcuni Paesi europei erano diverse – hanno detto i leghisti in aula – e il tentativo era quello di creare “ponti” con la Russia per evitare che la politica delle sanzioni, dopo l’invasione della Crimea, mettesse ulteriormente in crisi il Sistema Italia”. Ma poi tutto cambiò. I mancati accordi e la mancata risoluzione della questione, la nascita delle Repubbliche del Donbass e  la successiva invasione annullarono, nei fatti, quell’accordo.

Le opposizioni pretendono una sorta di dichiarazione ufficiale da parte del ministro Salvini, come anche contestano quelle sue dichiarazioni successive alla rielezione di Putin che sembravano definire la regolarità di quel voto senza tenere conto che associazioni terze, l’opposizione russa ed esponenti del suo stesso Governo, dalla stessa Meloni al ministro degli Esteri Tajani, da giorni parlavano di un voto inficiato da pressioni politiche non solo pesanti ma anche violente.

In ogni caso, come avvenuto in 83 mozioni individuali di sfiducia nel corso della storia della Repubblica, sul banco degli “imputati” non c’era solo Salvini ma tutto il governo. Quindi… la mozione non passa.

L’intervista a Libero e la difesa di Salvini

In una intervista rilasciata a Libero, Salvini sul rapporto con la Russia incalza: “Avevo stima di Putin come uomo di governo fino all’invasione dell’Ucraina? Sì, come ce l’avevano Berlusconi, Renzi, Prodi, come tutti i capi di governo che si sono succeduti. Io Putin l’ho visto una volta nella vita, mentre altri ci hanno fatto accordi commerciali, economici, ripeto, giustamente. Il problema non è il popolo russo, il problema è aver scatenato una guerra senza senso di cui il mondo avrebbe fatto volentieri a meno”.

La mozione respinta, però, non significa che le fibrillazioni legate al rapporto tra Lega e Fratelli d’Italia si fermano. Nella stessa intervista rilasciata a Mario Sechi, Salvini ha immediatamente detto “Io con l’Ucraina e per guidare l’Europa la Lega c’è”. Ma, in questo caso bisogna capire con chi e con quale presidente della Commissione.

I due nodi: le elezioni europee e la legge elettorale per il premierato

Qui si riapre la discussione con Giorgia Meloni che da lui e da Le Pen viene accusata di “flirtare” con Ursula von der Leyen, immaginando che con un accordo tra Ppe e Conservatori possa essere proprio l’attuale presidente della Commissione europea a ri-prendere il timone di una maggioranza diversa da quella precedente. Ed è anche per questo che in ambienti vicini alla leader di Fratelli d’Italia circola sempre più frequente un nome “nuovo” per una possibile guida europea. Che piace all’Europa, piace ai Popolari, non dispiace ai socialisti e non può dispiacere nemmeno a Salvini poiché, a differenza di Giorgia, lui ci ha governato insieme: ed è Mario Draghi.

Poi c’è anche il premierato
Sull’elezione diretta del presidente del Consiglio la Lega è d’accordo, ma in linea generale. Il partito di via Bellerio se la giocherà quando si dovrà, forzatamente, mettere mano a una legge elettorale che garantisca al premier eletto dal popolo la maggioranza parlamentare. A confermare la strategia, anche le parole del senatore leghista Paolo Tosato, che in Commissione è il vero riferimento del Carroccio. “Non ho intenzioni dilatorie”, premette nel giorno del primo voto positivo in Commissione, ma “spero che la stesura garantisca al premier di avere la maggioranza”, è stato l’auspicio, altrimenti “credo che ci sia margine per migliorare il testo”. Ipotesi che FdI vuole evitare in ogni modo, ma con la consapevolezza che la Lega sa qual è il nodo irrisolto: la necessità di una nuova legge elettorale “altrimenti rafforziamo il premier ma non la governabilità”. E in questo campo Matteo Salvini per incidere su qualsiasi ipotesi in campo sa di poter contare su Roberto Calderoli, lo specialista delle leggi elettorali.