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Cronaca

Non chiamatele "morti bianche"

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I numeri sono quelli di una strage: i morti sul lavoro, in Toscana, nei primi sette mesi del 2017 sono stati 43. L'ultimo aveva 54 anni, Fabio Cerretani è stato schiacciato da una pressa durante il proprio turno di lavoro all'azienda che gestisce lo smaltimento dei rifiuti differenziati a Pontedera, la Revet.
Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza, ha scritto e ci ha inviato questa poesia che volentieri pubblichiamo:


Le chiamano "morti bianche", come avvenissero senza sangue.
Le chiamano "morti bianche", perchè l'aggettivo bianco allude all'assenza di una mano direttamente responsabile dell'accaduto, invece la mano responsabile c'è sempre, a volte più di una.
Le chiamano "morti bianche", come fossero dovute alla casualità, alla fatalità, alla sfortuna.
Le chiamano "morti bianche", ma il dolore che fa loro da contorno potrebbe reclamare ben altra sfumatura cromatica.
Le chiamano "morti bianche" per farle sembrare candide, immacolate, innocenti.
Le chiamano "morti bianche", fanno clamore, giusto il tempo di una prima pagina. Poi le vittime e le loro famiglie finiscono spesso nel dimenticatoio.
Le chiamano "morti bianche", per evitare che si parli di omicidi sul lavoro.
Le chiamano "morti bianche", bianche come il silenzio, come l'indifferenza che si portano dietro.
Le chiamano "morti bianche", ma quasi sempre dipendono dal fatto che in quell'azienda non si rispettavano neanche le minime norme per la sicurezza sul lavoro.
Le chiamano "morti bianche",  un modo di dire beffardo, per delle morti che più sporche di così non possono essere.
Le chiamano "morti bianche", come il lenzuolo che copre le coscienze dei colpevoli.
Le chiamano "morti bianche", ma sono tragedie inaccettabili per una paese che si definisce civile, che non può permettersi di avere tutte queste morti sul lavoro.
Le chiamano "morti bianche", ma in realtà sono nere,  non solo perchè ogni morte è "nera" ma perchè spesso, quasi sempre, le vittime non risultano nemmeno nei libri paga dei loro "padroni" : padroni della loro vita. E della loro morte.
Le chiamano "morti bianche", ma non fanno solo morti, rovinano famiglie e rendono tanti giovani orfani e soli.
Le chiamano "morti bianche", un eufemismo che andrebbe abolito, perchè è un insulto ai familiari e alle vittime del  lavoro.
Le chiamano "morti bianche", pochi ne parlano, ma sono tragedie sottostimate nei dati ufficiali.
Le chiamano "morti bianche", ma non lo sono mai.

 
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