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CULTURA

La celebrazione

26 ottobre 1954: Trieste torna italiana. La città festeggia dopo 60 anni

Dopo 10 anni di amministrazione straniera, alleata e jugoslava, il 26 ottobre del 1954, avviene l'ingresso dei bersaglieri nella città

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di Carlotta Macerollo Esattamente 60 anni fa, i soldati italiani entravano a Trieste per la prima volta dopo dieci anni, liberandola dall'occupazione jugoslava.Quel giorno la città cessava di essere un territorio amministrato dalla comunità internazionale e tornava a fare parte dell'Italia. Era la fine di un complesso contenzioso iniziato con la fine della Seconda guerra mondiale che aveva diviso l'Italia e la Jugoslavia di Tito e che avrebbe portato quasi duecentomila italiani a vivere in territorio jugoslavo.

La storia di Trieste
Un po' di storia. Con il Trattato di Parigi (1947), Trieste divenne una città stato indipendente sotto la protezione delle Nazioni Unite con il nome di "Territorio libero di Trieste" (TLT). Il territorio fu diviso in due zone amministrative: la Zona A che includeva la città di Trieste veniva temporaneamente amministrata dagli Angloamericani e la Zona B che comprendeva la costa istriana settentrionale, temporaneamente amministrata dall'esercito jugoslavo. Con il Memorandum di Londra, nel 1954, appunto, l'amministrazione della Zona A passò all'Italia in sostituzione degli eserciti angloamericani.

Le celebrazioni, 60 anni dopo
In ricordo della liberazione, l'ottavo Reggimento dei Bersaglieri ha ricevuto dal sindaco, Roberto Cosolini, la cittadinanza onoraria di Trieste, "per celebrare degnamente l'anniversario" del ricongiungimento all'Italia, fine del "lungo e difficile periodo in cui la città aveva vissuto contesa, dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale".

"Siamo più liberi"
Cosolini ha ripercorso le vicende storiche del ritorno all'Italia. "Oggi siamo più liberi, di non doverci dividere in identità contrapposte. Siamo liberi di sentirci italiani e cittadini d'Europa e di questa parte d'Europa, patrioti e aperti all'incontro di culture e diversità, essere orgogliosi di storia e cultura italiane e aperti all'incontro e al contributo di altre storie e culture, guardare all'Europa e al mondo e contemporaneamente essere risorsa per l'Italia".
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