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ITALIA

Roma

50 anni fa Valle Giulia, parlano i 'reduci' della battaglia: fu evento traumatico

Il 1 marzo 1968, lo scontro a Roma tra studenti e forze dell'ordine davanti alla Facoltà di Architettura

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Fu una "giornata marcante" nella storia d'Italia. Nel 50mo anniversario della battaglia di Valle Giulia tra gli studenti e le  forze dell'ordine, davanti alla Facoltà di Architettura a Roma la ricorda così Oreste Scalzone, 71 anni, negli anni '70 tra i leader di Potere Operaio e Autonomia Operaia, organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra. Con una quindicina di persone è a Valle Giulia per commemorare quell'episodio chiave del Sessantotto italiano.

"Ero in corteo braccio a braccio con Massimiliano Fuksas (ora un'archistar, ndr), che era fortissimo fisicamente mentre io ero una 'mezzasega', e gli dissi: 'Perche' non attacchiamo?' - ricorda Scalzone -. All'inizio in tanti prendemmo di sorpresa la polizia, ma ci rendemmo conto presto di esserci messi in trappola".

"Quel giorno ho visto negli scontri il professor Asor Rosa roteare un bastone - dice Scalzone - e anche mio cugino Claudio Petruccioli  (poi dirigente del Partito comunista e dei Ds, ndr) partecipare attivamente".   

Il gruppo, escluso Scalzone e un altro reduce del '68, Enzo Modugno, ha poi iniziato una visita guidata dei luoghi con tanto di auricolari.

"Non sono un nostalgico", dice Scalzone, per molti anni rifugiato in Francia, condannato a 8 anni in contumacia per associazione sovversiva, pena e reato poi dichiarati prescritti. Alla domanda su quale sia la lezione del 1 marzo 1968 per gli studenti di oggi risponde: "Non c'è una lezione. E' un fatto costituito che non si cancella. Il senso dell'azione immediata, diretta, qui e ora, di ribellione. Gli studenti e altri che non erano studenti - prosegue Scalzone - non pensarono ai massimi sistemi: c'era una facoltà serrata dalla polizia (Architettura, ndr), 'proviamo a liberarla', si dissero". "I giovani di oggi? - si chiede -. Vogliamo dire che sono colonizzati? Vogliamo parlare di servitù volontaria?".   

Accanto a lui Modugno, in seguito tra i leader del Movimento del '77, che ricorda quella giornata a Valle Giulia, 50 anni fa. "Contestavamo la produzione, trasmissione e appropriazione capitalistica del sapere - dice -, un sapere reificato e incorporato nelle macchine. Gli studenti furono i primi a capirlo. Nasceva allora il nuovo capitale che ora si è preso il mondo". "Ora potremmo anche stare alla vigilia di un '68 e non saperlo - aggiunge -. Tra due mesi potrebbe esplodere il mondo. Accade quando diventa impossibile continuare a vivere in un certo modo".

Il 1 marzo 1968, la battaglia di Valle Giulia a Roma tra studenti e forze dell'ordine, dimostrò "la grande forza di autocoscienza di una generazione che scopriva di essere inconciliabile con lo 'statu quo'". A dirlo è Piergiorgio Ramundo, all'epoca laureato 27/enne di Architettura, chepartecipò al corteo e agli scontri. Anche lui oggi è tornato in quei luoghi, davanti alla facoltà, per guidare una visita di gruppo.   

"Il '68 fu il contrasto tra delle strutture rigide e la vitalità di una generazione creativa - dice -, in tutto il mondo. Non c'era nulla di politicamente rilevante, all'inizio. Quel giorno noi volevamo solo rientrare nell'università, che era stata sgomberata e chiusa dalla polizia. Da un po' di tempo stavamo sperimentando nuove forme di partecipazione, tra le altre cose volevamo valutare anche noi i professori. Impensabile, prima".   

"Gli scontri furono un evento traumatico - dice Ramundo -. Il confronto che fino ad allora era stato con l'apparato accademico divenne confronto con l'apparato dello Stato. Gli studenti di oggi? Non hanno un antagonista. Non c'è la base per creare una ribellione analoga. I ragazzi non ne sanno nulla, ma il '68 ce l'hanno sulla pelle perché i loro genitori sono cambiati con il '68". 

'68, L'Anno ribelle
Da oggi è possibile consultare su RaiPlay, all’interno della striscia “I Favolosi” curata da Rai Teche, l’antologia di materiali tv d’archivio “’68, l’anno ribelle”, dedicata al ’68 in Italia. A mezzo secolo di distanza dalla battaglia di Valle Giulia, uno degli episodi più noti di quella stagione, viene proposto un itinerario attraverso i filmati delle Teche alla scoperta delle tappe essenziali della contestazione studentesca: dalle prime occupazioni nelle università nel ’67 al dibattito sulla “Lettera a una professoressa” di Don Milani, da Palazzo Campana a Torino alle agitazioni di Roma, dalla Triennale di Milano occupata al Festival di Venezia contestato, passando per gli atenei particolarmente vivaci di Pisa e di Trento.

Preziose anche le testimonianze affidate al repertorio grezzo: immagini prive di sonoro ma illustrative di giornate intense come quella dopo Valle Giulia, con l’assemblea degli studenti a piazza del Popolo e le forze dell’ordine a presidiare la città universitaria, o quella della protesta guidata da Mario Capanna contro l’inaugurazione della Scala a Milano. Non mancano, infine, i volti famosi, con la lunga intervista ad Herbert Marcuse, filosofo di riferimento della generazione del ’68, il dibattito sugli studenti a “Tribuna politica” tra Pietro Ingrao e Indro Montanelli e le parole di Pier Paolo Pasolini in una rara recensione tv del libro Lettera a una professoressa.
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