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Coronavirus

Franceschini incontra il Cts

Agis, obbligo di tampone per il pubblico è discriminazione

L'Associazione generale dello spettacolo ribadisce le sue necessità, in vista dell'incontro tra il ministro Franceschini e il Cts

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L'obbligo del tampone per il pubblico degli spettacoli sarebbe "un elemento di discriminazione sociale, oltre che un ulteriore disincentivo alla partecipazione". 

Lo sottolinea l'Associazione generale dello spettacolo (Agis) che in vista dell'incontro  tra il ministro Franceschini e il Cts ribadisce le sue necessità, tra le quali il numero degli spettatori consentito "che deve tenere conto della capienza della sala" e mascherine Ffp2 il cui obbligo, sottolinea, può essere accettato se funzionale ad aumentare la capienza e con un sostegno ai gestori se devono essere loro a fornirle. 

Nello specifico, riguardo al tema delle capienze, l'associazione dello spettacolo sottolinea come "non si possa in alcun modo ipotizzare una capienza fissa che non tenga in considerazione la reale dimensione della sala. Si ribadisce, a tal fine, la proposta che prevede un limite massimo di capienza calcolato detraendo dal numero dei posti autorizzati dalla Commissione di Vigilanza quelli necessari a garantire il distanziamento di almeno un metro tra le rime buccali. 

Restando inteso che non sono tenuti all'obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi o le persone che in base alle disposizioni vigenti non sono soggette a tali disposizioni". 

In merito alle ipotesi ventilate nelle ultime ore circa le mascherine Ffp2, "l'Agis concorda con la possibilità del loro utilizzo e distribuzione, ma a patto che questa ulteriore restrizione sia funzionale ad un aumento della capienza delle sale, restando fermo che sarà necessario un sostegno economico che possa contenere l'eventuale aggravio di costo per i gestori, qualora dovessero essere loro a fornirle".

Ancora più netta la posizione sull'obbligo, da parte degli spettatori, di presentare un tampone effettuato entro le 48 dall'evento. "Consideriamo - sottolinea l'Agis - questa ipotesi un elemento di discriminazione sociale, oltre che un ulteriore disincentivo alla partecipazione. Ribadiamo, al tempo stesso e se ce ne fosse ancora bisogno, come la fase di riapertura dallo scorso giugno sino ad ottobre abbia dimostrato come la gestione del pubblico negli eventi di spettacolo non abbia creato particolari criticità".

Tutte le strutture dello spettacolo, conclude l'Agis, "hanno dimostrato, specificamente nel lasso di tempo in cui i luoghi di spettacolo hanno visto una parziale riapertura, la massima professionalità, nel pieno rispetto delle norme vigenti e a tutela della salute di tutti. Fatti concreti, che ci auguriamo richiamino gli enti preposti ad una decisione saggia ed equa sulle riaperture. L'associazione sottolinea comunque la sua disponibilità ad un ulteriore confronto "che possa partire in particolare dalle misure da adottare per garantire la tutela della salute dei lavoratori, che, per le peculiarità della loro attività, restano maggiormente a rischio".

Franceschini al Cts: situazione non più sostenibile
Consentire alle regioni di sperimentare, all'aperto, eventi con più spettatori, con più misure di sicurezza, come già avvenuto in altri paesi europei. È una delle proposte fatte dal ministro della Cultura Franceschini ai tecnici del Cts per le riaperture. Il Cts ha chiesto al ministro di ricevere domani un documento di sintesi sul quale si esprimerà in tempi rapidi per consentire al governo di deliberare quanto prima.

Franceschini ha ribadito che per lo spettacolo la situazione non è più sostenibile e che il settore al pari della scuola deve essere considerato essenziale.
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