Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/Al-Raisi-nominato-presidente-dell-Interpol-stato-accusato-di-torture-ac3a15d8-c842-46ea-8327-661201bab2ca.html | rainews/live/ | true
MONDO

Resterà in carica quattro anni

Al Raisi nominato presidente dell'Interpol: è stato accusato di torture

La protesta delle ong: "Mina la reputazione dell'organizzazione"

Condividi
Il generale degli Emirati Ahmed Nasser Al-Raisi, oggetto di denunce per "tortura", è stato eletto presidente dell'Interpol. Si tratta di una carica "onoraria": il capo dell'organizzazione è il Segretario generale. La nomina ha suscitato l'indignazione delle organizzazioni per i diritti umani, le cui proteste non sono bastate a bloccare l'iter.

"Siamo profondamente convinti che l'elezione del generale Al-Raisi danneggerebbe la missione e la reputazione dell'Interpol e danneggerebbe gravemente la capacità dell'organizzazione nello svolgimento della sua missione", hanno scritto a metà novembre alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, tre eurodeputate tra cui Marie Arena, presidente della sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo.



Le proteste delle ong
Nell'ottobre 2020, diciannove ONG, tra cui Human Rights Watch (HRW), erano già in allerta per la possibile scelta del generale degli Emirati, "membro di un apparato di sicurezza che prende di mira sistematicamente l'opposizione pacifica".

Il Centro per i diritti umani (GCHR) lo accusa di "atti di tortura e barbarie" contro l'avversario Ahmed Mansoor, detenuto dal 2017 in una cella di 4 m2 "senza materasso né protezione contro il freddo", o "accesso a un medico, igiene, acqua e servizi igienico-sanitari". 

In un velato riferimento a Al-Raisi, la ceca Sarka Havrankova - l'unico altro candidato alla presidenza dell'Interpol - aveva ricordato giovedì mattina su Twitter che gli statuti dell'organizzazione prevedono "di opporsi ad arresti e detenzioni arbitrari e condannare la tortura”. Una volta in carica, il generale Al-Raisi potrebbe collaborare "con governi che la pensano allo stesso modo per contrastare le riforme verso una maggiore trasparenza dell'Interpol”, sostiene invece Edward Lemon, docente dell'Università del Texas specializzato in regimi autoritari.

Gli Emirati Arabi hanno donato 50 milioni di euro all'Interpol nel 2017 - un importo quasi equivalente ai contributi statutari dei 195 paesi membri dell'organizzazione, che ammontavano a 60 milioni di euro nel 2020. Nel 2018 hanno ospitato l'Assemblea Generale dell'Interpol e lo stesso hanno fatto nel 2020. Infine, denuncia Lemon, hanno "dato o prestato 10 milioni di euro nel 2019, circa il 7% del budget annuale dell'organizzazione".

Le denunce
Il presidente dell'Interpol resta in carica quattro anni e mantiene le funzioni che svolge nel suo paese d'origine. Il Segretario generale Jürgen Stock, riconfermato per un secondo mandato quinquennale nel 2019, è responsabile della gestione quotidiana e non ha commentato la nomina di Al-Raisi.

Un portavoce del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti ha affermato che Raisi "crede fermamente che l'abuso o il maltrattamento delle persone da parte della polizia sia ripugnante e intollerabile". Human Rights Watch ha affermato che centinaia di attivisti, accademici e avvocati stanno scontando lunghe condanne nelle carceri degli Emirati Arabi Uniti, spesso a seguito di processi iniqui con accuse vaghe e ampie. Gli Emirati Arabi Uniti hanno respinto le accuse come false e infondato. 

Tra le denunce più recenti c'è quella di Matthew Hedges, 34 anni, accademico presso l'Università di Exeter, che ha detto di essere stato tenuto in isolamento per sette mesi nel 2018 negli Emirati Arabi Uniti per accuse di spionaggio nel periodo in cui faceva ricerche per il suo dottorato. Era recluso in un edificio di cui Naser al-Raisi "aveva la responsabilità", ha raccontato Hedgest a Reuters. "La nomina di al-Rai costituisce un precedente estremamente pericoloso", ha aggiunto. Anche queste accuse sono state respinte dagli Emirati. Ali Issa Ahmad, 29 anni, ha denunciato di essere stato arrestato durante una vacanza nel Paese dove si era recato per guardare la Coppa d'Asia nel 2019 solo perché indossava una maglietta con una bandiera del Qatar, all'epoca al centro di una crisi diplomatica. Ha detto di essere stato picchiato e privato di cibo, acqua e sonno durante la sua detenzione.
Condividi